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Impressioni di ottobre.


Sono tornato dall'ospedale da un paio d'ore, per una decina di giorni non posso parlare, quindi se non si capisce quello che dico non è colpa mia.Questo post è un po' diverso dagli altri. Parla comunque di un luogo, ma a modo mio. Forse non necessita di commenti.9 ottobre 2012Ore 20:40La corsia é deserta. La visita parenti é terminata da quaranta minuti. Solo l'infermiera col carrello dei medicinali porta a termine il suo ultimo giro. Non riesco a stare nella mia stanza in penombra, perché l'altro degente dorme e russa. Vado a sedermi con il mio libro e le mie cuffiette nella saletta davanti agli acensori. Tre file vuote di sedie disposte a C. Alla mia sinistra un estintore, alla mia destra un telefono pubblico, di quelli con le schede magnetiche e con le monete. Chissà da quanti anni é a digiuno, sembra un oggetto d'arredo. Tutto il giorno in mezzo ad una sinfonia stonata e maleducata di suonerie del cellulare.Di fronte a me la porta che da sulla corsia curva del reparto. Do uno sguardo. Vedo le prime quattro porte semiaperte delle camere, le altre scompaiono coperte dalla curvatura del muro opposto. Dirigo lo sguardo sul libro, stentando a trovare la concentrazione.Una zanzara mi appare da sotto il libro, volando come fanno gli elicotteri "apache" nei film. Con calma sposto il libro, attendo ed al momento giusto sferro il colpo.La zanzara é abbattuta.Ho sempre considerato Dostoevskij un grandissimo scrittore, se non il più grande. Mai, però, avrei pensato a lui come un'ottimo zanzaricida.Ore 21:00Su quest'ultimo pensiero si spengono le luci in corsia. Sono sorpreso, pensavo che stessero accese tutta la notte. Torno in camera per terminare la scrittura.Penso a tutte le telefonate che ho ricevuto. Tutti mi dicevano di stare tranquillo per l'operazione di domani, ma io non sono mai stato più tranquillo. Perfino annoiato.Chiamo mia moglie. Da quando siamo sposati è a casa da sola per la prima volta. Lei è l'unica che non è tranquilla.