La riva dei pensieri

Matriosche dell' anima


Spesso mi soffermo sulla tela colorata della memoria. Abbasso gli occhi e dischiudo bene le narici aspirando aromi e impressioni. Mutano i sentori e la trepidazione di alcuni ricordi investe la mia sensibilità.Da bimbo potevo rifugiarmi sotto il tavolo per scappare, da uomo sono in una stanza senza tavoli e sedie, pareti bianche ovattate, dove i rumori tornano al mittente. Non sento nulla provenire dall’esterno e nessuno ascolta il mio lamento.Mi trovo spesso rannicchiato intento a dondolarmi ridendo da solo come in una sorte di frenesia isterica dovuta ad una ubriacatura. Ho da sempre il desiderio di sentirmi fuori dal coro e lontano da chi pensa sempre nella stessa direzione. Uomini senza una propria visione, un’idea, un espediente per uscire dall’anonimato di persone perfette. Impeccabili per chi, forse per il fottuto genere umano che fotocopia immagini e le distribuisce a chi senza una propria idea sfrutta la volontà altrui. Non è nulla di triste, le riflessioni non lo sono mai. Io le chiamo “matriosche dell’anima". E’ già tanto averne una salda e desiderosa di cieli con l’arcobaleno©