E se la soluzione per risollevare l'economia non fosse null'altro che un vecchio mestiere dimenticato !!!Per un attimo provate a cancellare dalla mente tutto ciò che sapete o avete sentito sulle droghe leggere, siete pronti ???Ora immaginate un medico e un agronomo e li vicino a loro una splendida piantina di marijuana, si avete letto bene, e di sicuro avrete anche capito dove voglio arrivare... ma faccio un bel giro largo, andando a scovare tra i ricordi tramandati da mia nonna, le cose con cui sono cresciuta e qualche stralcio di giornale.La splendida piantina che avete immaginato è la stessa canapa che fino all’era proibizionista giganteggiava su tutto il Delta del Po, quella che i veneziani della Serenissima plasmavano per le vele e le corde che li portarono ovunque nel mondo sulle loro barche. Era normalissimo vedere intere coltivazioni di canapa, mia nonna era uno di questi coltivatori... e spesso mi raccontava di quando girando per le coltivazioni di "cannapone" cosi chimavano la canapa si trovavano delle piante "femmine" che venivano prontamente strappate dal terreno. Ma non venivano buttate via, bensi esiccate e fumate al posto del tabacco che all'epoca era un lusso.Ricordo come fosse ieri (avevo circa 20 anni) quando mia nonna mi si avvicinò arricciò il naso e mi disse: "Ti sei fumata la canapa ? Eehehhehe... Tranquilla non lo dico ai tuoi genitori quei bacchettoni non capisco niente, sapessi quanta ne ho fumata da giovane". Eh... avevo una nonna fantastica !!!Sino a pochi anni fa esisteva a Chioggia (la mia città) un mastro cordaro, era un emozione vederlo al lavoro... e chi entrava a Chioggia non poteva non notarlo, lo si vedeva passando in macchina. Faceva corde meravigliose, a volte grosse quanto un braccio,semplicemente intrecciando canapa e da come vedete nel quadro qui sotto il tutto fatto a mano.
"Ultimi cordari a Chioggia" un opera di Amedeo GiustettoMa ora torniamo al presente, vicino alla nostra piantina abbiamo lasciato... il professor Francesco Crestani, anestesista all’ospedale di Trecenta, nel Rodigino, presidente dell’associazione cannabis terapeutica. È stato il primo in Veneto, dodici anni fa, ad aver firmato una ricetta nella quale garantiva il diritto del malato ad assumere il principio attivo della maria, il thc. Che afferma:«Questa piantina potrebbe essere la soluzione per decine di migliaia di veneti che soffrono di svariate malattie, dall’ansia ai dolori cronici, arrivando al tumore e alla depressione». Al suo fianco, c’è Giampaolo Grassi, direttore del centro di Rovigo per la sperimentazione agricola, che, sotto l’egida del ministero delle Politiche Agricole, da dieci anni è all’avanguardia mondiale nella produzione di canapa. «Potrebbe nascere un business enorme anche dalla cannabis industriale», dice sicuro.
Vagando per i campi veneti, potrebbe capitarvi di vedere qualche ettaro di piantine con ammiccanti foglie a cinque punte. Nell’ultimo anno, complice l’evoluzione normativa (coltivazione garantita con thc inferiore allo 0,2%) i produttori sono infatti raddoppiati. Stando alle stime di Assocanapa, l’ente nazionale che li raggruppa, in Veneto oggi ci sono oltre trenta aziende agricole. «Coltivano 100 ettari», spiega Cesare Quaglia, loro coordinatore. Ora perchè coltivare canapa ? La risposta ce la fornisce Davide Furini uno dei pionieri di questa coltivazione.«È un prodotto facile da gestire. L’unico problema è trasformare il raccolto in prodotto finito: in Veneto non esistono centri di lavorazione, portiamo le piante essiccate a Taranto o a Torino».Ah, precisiamolo subito, questa è canapa industriale... non ha il thc. Quindi non vagate con la mente a inebrianti fumatine !!!!
Ed ecco dove volevo arrivare...Celate dietro la porta blindata del centro di sperimentazione rodigino, continuano a brillare le lampade da 600 watt, chiuse dentro una camera blindata che è il «caveau» dei ricercatori. Qui svettano 144 piantine. Crescono in un clima rarefatto e perfetto, surreale. Il motivo: si stanno sperimentando le modalità di coltivazione che saranno clonate dai militari di Firenze che avranno il compito di produrre la marijuana terapeutica, come deciso dal governo quest’estate. «Abbiamo catalogato 300 semi, siamo ai vertici internazionali della ricerca», fa sapere Grassi. «Ci contattano dagli Stati Uniti, ma anche dal Sudamerica e da mezza Europa per carpire i nostri studi». Ed ecco, emerge prepotente l’altra questione. Quella dell’erba terapeutica. Paolo (nome di fantasia) è un vicentino di 40 anni. Pancreatite ed epatite croniche, fibromialgia, dolori addominali: questa la sua routine quotidiana. «Ma da quando mi somministro la marjuana, sto meglio. Non è una cura, ma solleva », racconta lui. Stando alle stime di Crestani, sono una ventina i casi di veneti che hanno in mano ricette che permettono loro l’innovativo uso terapeutico. «Ma temiamo vi sia un sommerso di migliaia di persone », precisa. «Senza contare che la popolazione potenzialmente interessata in Veneto sarebbe di centinaia di migliaia di pazienti». Peraltro, una volta avuta la ricetta, il vero problema è quello di comperare l’erba. Se va bene, in farmacia ti danno quella olandese, a 38 euro il grammo. «Quella di Rovigo, che sarebbe pure migliore, non si può vendere: va subito distrutta dai finanzieri», scuote la testa un farmacista trevigiano. (ehmmm... da precisare che comperata "fuori banco" la si paga al massimo 8 euro a grammo)Solo due persone sono riuscite a farsela comperare dall’Usl (quella di Padova), che così garantisce loro degli sconti, considerato che il trattamento quotidiano è di almeno un grammo.Ora fatevi due conti, 38 x 30 = 1.140 euro
«È facile dedurre l’indotto economico della marjuana terapeutica», dice Grassi. E il modello statunitense è una prova concreta. Milioni di dollari e posti di lavoro che appaiono, all’improvviso. Peraltro, anche in Veneto c’è una legge regionale, votata due anni fa, ma mai implementata, capace solo di creare caos rispetto alla cornice normativa nazionale. Graziano Azzalin, consigliere regionale del Pd che opera nella Commissione Agricoltura: «Stiamo lavorando per adempiere agli obblighi di legge, nella canapa vediamo opportunità di studio scientifico e di lavoro », dice, pensando al futuro. Da Rovigo parte una delle strade che ci potrebbero aiutare ad uscire dalla crisi economica che attanaglia il Veneto e non solo !!!Come vedete la cosa sarebbe abbastanza semplice,in Veneto si coltiva e nelle altre regioni si potrebbe preparare il prodotto da mettere sul mercato... un sogno ???No, la speranza di lenire tanti dolori agli ammalati, creare posti di lavoro,e vedere l'Italia rissolevarsi dalla crisi in cui siamo sprofondati. AngeloSenzaVeli(fonti: corriere del veneto, le memorie tramandate da mia nonna e la mia adolescenza)