Creato da alambicco0 il 21/12/2010

Note di parole

Le mie storie e la mia voce. Semplicemente io

 

 

E se...

Post n°24 pubblicato il 18 Settembre 2013 da alambicco0
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    .. sarai un amante instancabile al punto che ti imploreranno di "smettere"...

 
 
 

Ciao Andrea

Post n°23 pubblicato il 22 Luglio 2013 da alambicco0
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E' una sensazione straordinaria!  Chi non prova non può rendersi conto del fascino e della libidine che si gusta a fare pieghe in moto con angoli di inclinazione superiori ai 50°...  Sentire il ginocchio che scivola sull'asfalto e sui cordoli e avere la sensazione che la tua moto è parte di te, che gira dove tu vuoi e non vibra, non ondeggia ma resta lì, a disegnare la traiettoria perfetta... ti sembra impossibile sfidare così le leggi della fisica , dove la forza centrifuga ti proietta all'esterno e la legge della chimica delle gomme invece ti tiene incollato all'asfalto. La tua moto non è più un mezzo meccanico ma un animale alieno che segue ogni tuo volere, che obbedisce ai cambiamenti di peso e di baricentro che il tuo corpo comanda. Peli il gas in centro curva  con il peso totalmente all'interno e un battito di ciglia dopo ti sposti, raddrizzi "l'aliena", spalanchi il gas e godi... 

Fare il pilota di moto è una cosa speciale. E' una vocazione, il sogno di una vita e un privilegio. Quando arrivi a disputare un mondiale, qualunque esso sia per categoria, vuol dire che ormai hai la testa da pilota e indietro non torni.

La passione che hai è come l'amore, ti rende irrazionale poichè è esso stesso amore. Solo col senno di poi, quando succede qualcosa agli altri; perchè è così che funziona: "certe cose capitano sempre agli altri"... ecco, in questi casi si recrimina, si giudica e a volte si condanna, o meglio: si condannano, perchè sono sempre gli altri a sbagliare... . Eppure su quel circuito maledetto di Mosca avete fatto il giro di ricognizione,  potevate alzare il braccio, fermarvi prima dell'allineamento ma non l'avete fatto perchè siete piloti e avete la testa da piloti.

I piloti non si tirano mai indietro, deve essere qualcun'altro a decidere per loro. Il pilota non è mai inferiore a nessuno sullo schieramento di partenza. Quando abbassa la visiera del casco c'è solo la luce rossa del semaforo negli occhi e nella mente e così si parte... si parte per una corsa contro tutti e contro se stessi, quando per se stessi si è consapevoli che arrivare decimo è come vincere, allora si corre per arrivare nono... 

Ho dedicato quindici anni della mia vita professionale al motociclismo, dal 1973 anno in cui sono entrato nel primo giornale, al 1987. Ho seguito tutti i GP del moto mondiale e ho perso molti, troppi amici. Sarebbe indelicato ora farne l'elenco e citare le corse e le circostanze in cui hanno perso la vita, ma era la loro passione, il loro amore ed erano ben consci dei rischi. Rischi di gran lunga superiori a quelli attuali. A protezione negli spazi di fuga esigui, al tempo, c'erano solo balle di paglia che esplodevano... oggi gli spazi esterni alle curve sono immensi, e se proprio arrivi in fondo ci sono gli airbag, ma quando vai a 250 all'ora e chi ti precede a tre metri di distanza  ti cade davanti, beh non c'è proprio nulla da fare. Ti sei trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato... 

La colpa caro Andrea non è tua, non è di nessuno. Questo è uno sport dove tante volte si fanno piccoli errori che non nuocciono a nessuno. A volte invece sfiorare un tasto che cambia la mappatura della centralina elettronica ti fa spegnere il motore e chi ti segue, ed eri tu,  non fa in tempo e non ha scampo... forse è questo quello che ti è successo, ma certamente non è su quella pista maledetta che doveva finire così e non così presto... 

                                                                                                c.c.

 

 

 

 
 
 

Tutto passa...

Post n°22 pubblicato il 08 Aprile 2013 da alambicco0
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.. era una mattina di fine agosto. Avevo appena raggiunto la mia zona dei funghi dopo quasi un'ora di cammino con passo deciso.

Conosco bene i miei boschi e le mie montagne e sapevo che sarebbe arrivato un

forte temporale; il cielo da ovest me l'aveva detto... ma era cambiata la luna e i porcini migliori sono quelli della luna nuova  e io non ho mai avuto paura dei tuoni. Nemmeno da bambino.

Avevo previsto tempesta di lì a un paio d'ore e avevo tutto il tempo di battere la zona ma... 

Una folata d'aria tiepida seguita da un momento di silenzio assoluto, nemmeno le cornacchie gracchiavano...

il tempo di capire, di guardare il cielo nero e si scatenava l'inferno. Vento gelido e grandine come noci che picchia sulla testa e sulle spalle. Fa male, tanto male! Decine di fulmini vicini, forse cento metri...

Non puoi andare sotto una pianta, è pericoloso! Almeno lascia le chiavi della macchina lontano e riparati o crepi dal freddo! 

Un freddo che paralizza. Grandine sotto i piedi, grandine addosso e non puoi fare nulla. Il vento ti gela addosso i pantaloni bagnati e la maglia di cotone ormai trasparente. Corriiii! Vai più veloce che puoi o qualche fulmine ti becca!

Cazzo, correre in discesa su una spanna di ghiaccio non è facile e nemmeno divertente e poi ho freddo, le gambe sono di legno... Arrivo ad una piccola baita degli attrezzi, quelle dei boscaioli. 

Dentro c'è un vecchio sorpreso anche lui dalla tempesta.

Io ho le labbra viola e tremo dal freddo. Lui fuma un tabacco forte e pungente. Mi guarda e dice di conoscermi, dice che sono il "milanese" matto come loro... anche lui ha fatto lo stesso mio ragionamento sulla luna e sul tempo ma... a natura non si comanda, dice...

A dorso nudo prendo un golf dallo zaino, è asciutto, o quasi... lo indosso e mi massaggio più che posso e, mi passa... la circolazione riprende a girare... intorno è tutto bianco di ghiaccio, almeno venti centimetri.

Passano pochi minuti e smette di tempestare. Smette anche di piovere e in meno di un minuto si passa dall'inferno al paradiso.

Un sole bellissimo illumina il bosco rendendo tutto il paesaggio surreale... stupendo.

Hai visto milanese? Mi fa il vecchio, e continua:" solo da bambino mi ricordo una cosa così... ma è passata. Tutto passa.

Vedrai, tra qualche giorno tutte le felci saranno in piedi come prima, anzi più robuste. Per noi invece è un'esperienza che dobbiamo ricordare per non cascarci più, ma tutto passa, tutto"...

 

 
 
 

ZORZO

Post n°21 pubblicato il 04 Aprile 2013 da alambicco0
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ZORZO IL VENEZIANO

Personaggio perennemente ubriaco. I suoi discorsi ruotano sempre intorno al bere.

La sua caratteristica è quella nell’essere sempre allegro e di ridere anche delle sue sventure.

Unica consolazione è il Vino. Gli basta solo quello per fargli tornare il sorriso e dimenticare tutto.

Cliente fisso della Antica Bottega del Vino di FIASCHETTA ( alias Baracca), dove trascorre giornate scroccando vino e parlando delle sue disavventure.

 

 

Giro spesso per i profili e i blog di Libero. Curioso, guardo e leggo.

Spesso ci trovo foto di fatine, video presi da jou tube, poesie di autori importanti e racconti degli stessi autori  del blog. Ecco, appunto i racconti attirano la mia attenzione e li leggo con calma, cercando di "entrare" nel racconto e di immedesimarmi nella fantasia o realtà di chi scrive.

Mi capita però di sorridere quando leggo scritti di persone che mi ricordano "altre persone" come in un gioco per  associazione di idee... ed ecco che, per es. leggo un racconto (prima parte) che si incentra a Venezia  all'epoca del Casanova, dove per protagonisti gli "attori" del racconto sono: il cicisbeo, l'astrologa e la cortigiana. 

Leggo poche righe, solo una ventina, ma mi bastano per pensare ad una persona conosciuta tempo fa. Un Veneziano di nome Giorgio. Giorgio si piccava di saper scrivere, peccato che non sapeva leggere e parlare. Ha iniziato presentandosi così:" Piazere, Zorzo, Zorzo Manzapane...  (traduco) piacere, Giorgio, Giorgio Mangiapane  (naturalmente è un nome di fantasia  ma molto simile alla realtà).

Ci siamo frequentati per un bel periodo, quasi 5 anni! Ma Giorgio, benchè mi sforzassi  di fargli capire che la pronunzia e la dizione fossero importanti, in 5 anni, dico 5 anni, mica bruschette... e ancora adesso, nella sua testa di veneziano colto e fermamente convinto di essere uno scrittore di "livello", beh, ancor oggi quando legge, oltre ad avere una visione del testo da bradipo colpito da emiparesi, pronunzia le G, le C e quasi tutte le consonanti quasi da dislessico. Faccio un esempio: "Gli uccellini cinguettano felici".  Lui leggeva e legge:" gli uzzellini zinguettano felizi"... . Perché scrivo questo; lo scrivo perchè Zorzo, ops scusate Giorgio, ogni qualvolta veniva ripreso e corretto, in effetti si esprimeva bene, ripeteva e diceva correttamente le parole che sbagliava. Peccato però che dopo soli 5 minuti riprendeva a parlare e a "lezzere" come prima...  dunque non era una questione di impossibilità fisica dell'apparato orale ma di "testa", di concentrazione che non è mai stato in grado di avere... . 

Morale: prima di scrivere bisogna saper parlare e leggere bene, perché il giorno in cui vi verrà chiesto di leggere ciò che avete scritto, se non avrete una dizione accettabile e comprensibile  farete la figura dei mentecatti... . 

Chissà quando Zorzo si deciderà a scrivere e magari registrare con la sua voce. 

Finalmente dopo quasi due settimane ha pubblicato la seconda parte del racconto, un'altra ventina di righe (complimenti Zorzo scrittore di "livello", siamo alla media di quasi due righe al giorno wawwwww!!!...) e le altre 20 righe della terza parte? (forse tra altre due settimane...) .

Mah. Ai "poster" l'ardua sentenza... . 

 

 

 

 
 
 

Un pezzetto di vita vissuta e qualche considerazione...

Post n°20 pubblicato il 31 Marzo 2013 da alambicco0
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Tutto nasce da una discussione con gli amici di Skype in una delle nostre audio conferenze.  Spesso discutiamo di notizie apprese dai vari media e quella sera l'argomento era la caccia. O meglio: i cacciatori. Non ricordo più ora in quale provincia o forse comune, l'associazione cacciatori del luogo riconosceva  un premio di 15 Euro al cacciatore che portava come prova  di abbattimento la coda di una volpe.  Ne cito il motivo tratto dal testo dell'articolo apparso su you tube tempo fa: "le volpi ci predano i fagiani che noi cacciatori immettiamo per ripopolare il territorio..." . 

Il dibattito è stato lungo e, come spesso accade, tutti facevano il tifo per i poveri fagiani che, nati in cattività e cresciuti grazie al  mangime dell'uomo, non potevano essere che "polli volanti"  gettati allo sbaraglio senza la minima conoscenza dei pericoli della natura e quindi dei predatori. Non ultimo il fatto che, provate ad immaginare, al tipo di "soddisfazione"  si possa provare ad andare a caccia per sparare a dei polli liberati uno o due giorni  prima. Altro che ripopolamento... . 

La serata finisce con la solita "buona notte a tutti, ci troviamo domani".  Nel mio letto però il ragionamento sulla chiacchierata continuava e con le mani incrociate sotto la nuca, guardando il soffitto della mia camera pensavo alle "mie" battute di caccia, quelle che facevo nei giorni dispari della settimana quando avevo la casa in val Badia in alto Adige. Si, nei giorni dispari, perchè in quelli pari, con il permesso pagato al comune, andavo regolarmente per boschi in cerca di funghi.

Da sempre ho la passione dei funghi e, chissà, magari un giorno ve ne parlerò... ma torniamo ai giorni dispari, ai giorni delle  battute di caccia e a questo proposito ve ne voglio raccontare una... .

Il giorno prima, andando appunto a funghi in una zona che non frequentavo molto, al riparo nel fitto del bosco avevo visto due caprioli pascolare. Ero lontano, circa 200 metri e in alto rispetto a loro che stavano sul prato ai margini del bosco in un avvallamento del terreno che li nascondeva dall'avvistamento  dal fondovalle. Si sentivano al sicuro e come sempre, in quella zona, all'ora dell'imbrunire non c'era nessuno. 

A caccia di ungulati si va al mattino presto o all'imbrunire. Dura poco, non più di un paio d'ore perchè normalmente si "sa" cosa cacciare e in quale zona.

Dico questo perchè la caccia non è uno scherzo, non lo è affatto. Si deve conoscere molto bene il territorio e spesso portarsi in zona significa camminare per ore. Già, per ore intere... prima su una strada sterrata, quindi per un sentiero e poi si entra nel bosco. E da qui in poi comincia il difficile, camminare a lungo nel bosco senza farsi vedere e soprattutto sentire... .

Bisogna imparare da piccoli a camminare nel bosco. Non si fischietta, non si canticchia, ci si veste  in modo adeguato, ma non con quelle tute mimetiche multicolori e ridicole che vanno bene per i films di guerra. Bisogna indossare panni del colore delle foglie di abete nell'ombra: il verde scuro. Calzare scarpe adeguate e muoversi con passo lento e regolare senza distogliere lo sguardo dal terreno perchè spezzare un ramo secco o inciampare provoca rumori che risuonano nel bosco come la sirena di una nave in un porto. Bisogna fare i conti anche con la sentinella di turno: la cornacchia. C'è sempre una cornacchia di vedetta che posata sul ramo alto di un abete o di un larice osserva il territorio e avvisa tutto il bosco dell'arrivo di un intruso.

E allora ti devi fermare e aspettare che la cornacchia interrompa il suo gracchiare.

Vorresti fumare per ingannare l'attesa ma non puoi perchè non hai ancora visto niente e non sai se ti trovi sotto o sopra vento... .

Forse non conoscete il "meccanismo" del sopra o sotto vento. Non è un problema, ve lo spiego con un giochetto in tre righe:  "sedete a un capo del tavolo, al capo opposto, orientato verso voi mettete un ventilatore acceso. Nel mezzo appoggiate una boccetta di profumo e in meno di un secondo ne avvertirete l'essenza perchè vi trovate sottovento. Dunque se immaginate che la boccetta possa essere il selvatico, questo non avvertirà mai la vostra emanazione perchè è lui ad essere tra il vento e voi, quindi sopra vento. Tutto chiaro?".

Torniamo alla cornacchia che nel frattempo ha smesso di gracchiare. Riprendo il passo, ma so che tra poco entrerò in una radura allo scoperto. 

Eccola, ci sono  e... craaa craaaa craaaaaaaa;  di nuovo... . Mannaggia!  Ma non ha proprio niente altro da fare!? Ma perchè non si fa un secchiellino di fatti suoi... sorrido, ma è inutile che me la prendo perchè lo sapevo. Mi fermo ancora e mi accorgo di essere bersaglio di uno scoiattolo che cerca di colpirmi con delle pigne; ma tu guarda questo... sono dispettosi lo sapete? Curiosi e dispettosi oltre che vanitosi. Forse cercano di colpire il "visitatore" proprio per attirare l'attenzione su di loro, perchè poi, una volta avvistati, cominciano a risalire girando intorno all'albero su cui stanno in spirali sempre più strette come dire: guarda come sono bravo. Adesso mi vedi e adesso no, adesso mi vedi e adesso no...  . Sono bellissimi gli scoiattoli, con la loro livrea color ruggine, quella testina a punta su cui spiccano le orecchie aguzze con un ciuffo di peli in cima  e, quella codona  così sproporzionata... . 

Riprendo ancora il passo e per fortuna  non sento più la "spia", forse se n'è andata, o forse per lei non rappresento un pericolo.

Sono vicino, ancora quindici minuti e sono in "zona"... guardo l'ora e mi accorgo di essere in anticipo di una buona mezz'ora. I caprioli non hanno orologio e men che meno l'ora legale, ma per loro il sole che tramonta è ancora più preciso. E' luglio,  sono le 19,30 e c'è ancora molta luce. Il sole deve tramontare dietro in monte Putia e adombrare tutta la valle prima che possa succedere "qualcosa"... . Mi siedo e aspetto. Nascosto tra tre abeti giovani alti più o meno un paio di metri, rovisto nello zaino facendo attenzione all'arma smontata che porto riposta in tutte le sue custodie. Mamma mia che voglia di fumareeee... .

Una mela, ecco, sgranocchiati questa. Dall'alto guardo il fondovalle, distinguo perfettamente le case e i loro comignoli che cominciano a fumare per la cena.

Vedo il torrente che costeggia la strada: il Longiarù, che da il proprio nome alla piccola valle e che spesso mi ha dissetato con la sua acqua purissima di sorgente che lo origina  pochi chilometri più sopra. Sulla riva destra vedo anche i cespugli con le foglie lanceolate del rafano che qui chiamano kren. Prenderò le sue radici il mese prossimo, ad agosto, per grattuggiarle e preparare una mousse  con una goccia di aceto  e servirla nei piatti di bollito... (dovreste provarlo: è stupendo). Mangio la mia mela e mi guardo attorno, vedo un vecchio larice con la barba grigia... un cespuglio di ginepro e a una ventina di metri un pino mugo con i suoi rami caratteristici a mano semi aperta e con le pigne ancora chiuse: metà verdi e metà rossicce; sono perfette per preparare lo sciroppo per la  tosse e la grappa. Devo tornare qui e prenderle, ma oggi no. Oggi sono a caccia e non mi farò distrarre da nulla. 

I caprioli sono abitudinari. Quando trovano un posto con l'erba tenera e non sono disturbati tornano sempre, ogni giorno e alla stessa ora. Ieri li ho visti alle 20, ed erano tranquilli.  Il primo fieno è stato tagliato a fine giugno, dunque con la nuova erba in crescita per loro è il posto ideale. 

Mi sono portato al limitare del bosco, vedo il prato con l'erba novella e sono alla stessa altezza dell'avvallamento del giorno prima. Tutto intorno è pace, il silenzio è rotto solo dal canto di qualche ghiandaia in lontananza. La vedetta non c'è, bene. 

E' ancora presto e l'ombra è solo parziale. Strappo e sollevo qualche filo d'erba, lo lascio cadere e noto che non sono proprio sotto vento, la brezza spira in diagonale e questo potrebbe andare ancora bene ma se cambia? Meglio non rischiare. Scendo di un centinaio di metri e mi porto proprio sotto l'avvallamento, adesso sono completamente esposto al fondo valle, coperto dal bordo  dalla conca dove loro dovrebbero arrivare ma almeno mi trovo sottovento. Ovviamente non vedo un accidente di quel che accade nella conca e devo risalire strisciando senza fare il minimo rumore. Con movimenti lentissimi mi sfilo lo zaino e comincio la preparazione dell'attrezzatura; monto senza fiatare la mia arma e aspetto...

Il tempo sembra non passare mai. E' inutile fare gesti bruschi per guardare l'orologio e vedere se è passata mezz'ora o solo qualche minuto... sono qui e qui resto. 

ECCOLO! No, eccola. E' la femmina. Esce dal bosco e con circospezione entra nel pascolo, si guarda intorno, si volta verso il bosco e poi a piccoli passi viene verso di me. E' bellissima! Una femmina matura di tre anni:  dio quanto è bella con quel nasino nero lucido e quegli occhioni... le sue orecchie sembrano radar, si girano e rigirano per captare "segni" ma non c'è niente, io sono immobile e dal bordo della conca spuntano soltanto il mio cappello  verde a pan di zucchero e sotto la falda solo una porzione dei miei occhi... la guardo e non smetto di pensare a quanto è bella. E' elegante, quasi snob nei movimenti: una vera signora... le do un nome, la chiamo Soda (scusate la poca fantasia, ma faccio il chimico e il primo nome che mi è venuto in mente è questo). Arriva anche lui, il maschio. Era ora...!  Ovviamente come tutti i maschi fa lo scemo: corre, salta per attirare l'attenzione su di se... ma Soda lo guarda appena con aria di sufficienza come dire: "è un po' che sono qui, dove eri finito...?"  Soda si sdraia mentre Yokile (così l'ho chiamato in ricordo di un capriolo che stava in un recinto a Dobbiaco e che andavo spesso a trovare da bambino) continua a fare lo stupido, sembra abbia una tempesta ormonale in corpo.... in realtà è solo contento di essersi ricongiunto a Soda. Anche Yokile è un bel capriolo, ben strutturato con le corna a tre punte perfettamente simmetriche. Non vedo bene a occhio nudo ma deve avere tre anni, forse quattro.

Soda si alza, gli si avvicina e struscia il musetto sul naso di Yokile: mannaggia quanto sono teneri... beh, bando alle ciance. Sono qui per cacciare e le mie prede sono a trenta metri da me: non posso sbagliare! Adesso si sono messi a brucare, sono tranquilli: è il momento! Con movimenti da bradipo prendo l'arma, la impugno con calma e punto... con loro sotto tiro il cuore mi batte forte  ma mi ripeto che sono ignari di quanto sta succedendo e se non commetto errori andrà tutto bene. Mi calmo, adesso la respirazione è regolare e non posso sbagliare mira.  Il dito indice percorre la struttura della mia arma, tolgo il blocco e: FUOCO! 

Scateno su Soda e Yokile tutto il  mio potenziale di fuoco: la bellezza di 20 minuti di nastro digitale... la mia Sony è precisa e perfetta. Il ronzio dello zoom non è udibile e riprendo tutti i loro movimenti. Yokile ha ripreso a fare lo scemo e a saltare, Soda, questa volta si è fatta coinvolgere, anche lei gioca e fa corsette di qua e di la, poi tornano insieme e sembra si coccolino... zoomo al massimo e ho le loro teste a piena immagine nel mirino. Il nastro scorre, sto girando immagini uniche e fantastiche che dureranno per sempre.

Nel corso degli anni ho rivisto molte volte quel nastro e ogni volta è stata un'emozione nuova e diversa. Ancora oggi Soda e Yokile  sono nel mio archivio e non moriranno mai.  

E adesso veniamo a noi: caro cacciatore VERO. Quello che pratica la caccia che uccide. Quello che pratica la caccia con armi VERE e potenti. Quelle armi automatiche caricate fino a otto colpi per non sbagliare il tuo "pollo volante" che il tuo cane ha fatto alzare. Si perchè tu da solo non ce la fai, hai bisogno del cane perchè ti muovi come un bulldozer nella brughiera e li faresti fuggire, dunque per non dare ai tuoi polli nemmeno una possibilità di salvezza usi il cane. Bravo, complimenti. 

Oppure tu: vero cacciatore di montagna.  Vero cacciatore di ungulati e vero SCHUTZEN... le pareti di casa tua non hanno quadri ma teste imbalsamate di camosci, caprioli e cervi tutti ammazzati dalla tua abilità di cacciatore di precisione... eggià, perchè la potenza delle tue carabine dotate di cannocchiale dalla super qualità ottica ti consentono di sparare a 250 metri e più di distanza e a te non frega niente se hai fatto la doccia col Paco Rabanne e puzzi come una puttana, tanto sei lontano e chi la sente la tua emanazione...!?  Puoi anche fumare e ascoltare la partita per radio, tanto sei lontano... tu aspetti col tuo super fucile appoggiato allo zaino  guardando nel cannocchiale da 20.000 ingrandimenti come un vojeur e quando arriva Soda non te ne frega un accidente di stare a guardarla da tanto è bella. Tu spari! 

Tu spari e lei muore senza sapere perchè e senza capire qual'è il tremendo predatore che l'ha uccisa senza farsi vedere... .

Poi, dopo tutta quella dimostrazione di "abilità sportiva", procedi  e manifesti la tua ipocrisia con l'auto celebrazione del rito: rompi due rametti di abete e ne infili uno nel nastro del cappello e l'altro nella bocca di Soda, poi la carichi sul cofano della tua super 4x4 (che non si è mai mossa dalla strada) e vai al bar a offrire da bere a tutti gli astanti vantandoti dell'impresa... .

Caro cacciatore VERO. Cacciatore moderno SUPER DOTATO tecnologicamente, non ti fai un po' pena? Non ti vergogni nemmeno un pochino? Sparare così a tradimento. E dai,  pensaci un momento... . 

Caro cacciatore vero sai che c'è? C'è che io sono più bravo di te. Ho imparato a muovermi nella natura al punto di arrivare a 30 metri da due caprioli senza spaventarli, senza farli fuggire. E poi, caro cacciatore vero, c'è una bella differenza tra te e me: Tu i caprioli li ammazzi mentre io li faccio vivere per sempre...

 

 

 

 
 
 
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