Il sognatore

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Adesso gli occhi li riapro da solo. E riparto da qui.In quel mentre che altro non è che ombra sciolta sulle mie palpebre.Dovrei cucirle. Le palpebre.Melma che ossida nelle gambe. Si sgretolano spargendo acidi nelle aride terre.Semino teschi. Li interro al contrario. E li riempio di echi. Esalano. Uno nell’altro.Annullandosi in quei vapori nocivi. Umidi. Appiccicosi.Le ceneri le impasto alle mie ultime soste sul catrame ardente. Ora brina. Ora è brina.E quante sono le volte che avrei voluto fermarmi lì, schiavo della pece.In quanti hanno desiderato il mio cuore tra i denti di un randagio.E scorticare la mia anima essiccata. In troppi.Allora esco.Porto in giro la mia pazzia tra la folla di quei luridi bordelli dove fotti le tue paure.  Ancora allo stesso modo ti trovo.