¤LeAli DeLLaLiBeRtà¤

Post N° 39


Le mani sporche della Romania sono le mani degli uomini che catturano per strada i cani senza un minimo di pietà; le mani degli uomini che senza un sussulto dei loro cuori li gettano nelle gabbie ammucchiati in attesa della morte; sono le mani di un orco sdentato che ci accompagna nel canile municipale per adottare un cane. Partiamo la mattina all’alba da Cernavoda, dopo solo tre ore di riposo per avere operato nel cuore della notte una cagna trovata per strada con una brutta frattura al femore e la coda schiacciata, non vivrei tranquilla se fosse amputata. Direzione Bucarest, il canile di Chiana. Sul furgone dell’Associazione siamo io, Niccolò ed Elisa i due studenti che da due anni mi accompagnano nei miei viaggi in Romania. Con noi viaggiano anche Armando e Nico, cuccioloni attesi in italia dalle loro famiglie adottive. Sara ci ha raccontato le atrocità che ha visto con i suoi occhi ed abbiamo deciso di farci forza e conoscere fino in fondo il dramma dei cani rumeni che amiamo e curiamo con dedizione. Vogliamo vedere in faccia chi osa tanto, chi si sporca le mani tutti i giorni con sangue innocente. Col cuore in gola percorriamo i 170km per arrivare a Bucarest guidando fra autisti folli su strade divelte e tanti cadaveri di cani ai margini della strada. Ci aspettano Andrea e suo marito per scortarci, nel vero senso della parola, all’inferno. Attraversiamo una Bucarest caotica ed una periferia degradata dove tutto è divelto ed i cani cercano conforto tra i rifiuti. La strada che porta al canile è un anticipo di ciò che ci aspetta, sembra il letto di un fiume in secca, gole di terra fanno sbandare più volte il furgone. Manca solo un cartello.Lasciate ogni speranza o Voi che entrate.Invece l’insegna che sovrasta il cancello d’ingresso del canile sembra quello della città dei balocchi di Pinocchio, grande e colorato. Sono le 10.33, siamo tre minuti in ritardo sull’orario di apertura. La kapò in divisa all’entrata nega subito la possibilità di entrare, mi dicono poi che è un tecnico veterinario. Probabilmente dopo le 10.30 anche lei partecipa al massacro. Il marito di Andrea fa il gesto di prendere il telefono per avvisare qualcuno di importante che ci lasci entrare, la corruzione in tutte le sue forme in questo paese apre ogni porta. Anche il cancello di questo lager. Possiamo entrare solo in due. Andiamo Andrea ed io. Il pianto dei cani ci batte nella testa, urlano tanto che risuona come un eco maledetto nella campagna intorno. Vedo Elisa al di la delle sbarre che si lascia cadere su un muretto a piangere.Niccolò tiene Armando e Nico stretti a sè. Andrea chiede se possiamo riscattare un cane. L’orco sdentato in camice verde ci conduce dentro. I latrati si fanno più forti, da tutte le stanze che si affacciano sull’ingresso si sente piangere i cani. Mamma mia quanti sono? Vorrei non essere più lì, mi sento svenire, mi sento in colpa per essere un uomo come gli uomini con le mani sporche. Perché tanta cattiveria, perché? Se il mondo fosse comandato dai cani certo non farebbero tutto questo, non rinchiuderebbero gli uomini in gabbia per ucciderli. E’ tutto sbagliato. Attraversiamo stretti corridoi bui e puzzolenti fino ad arrivare in uno stanzone dove i miei occhi non hanno più visto niente che vorrebbero ricordare. La testa ha cominciato a girare quasi sbattendo sulle decine di gabbie arrugginite ed anguste piene, stracolme di cani disperati senza acqua, senza cibo e sommersi dalle deiezioni. Cani grandi, magri, scheletrici, terrorizzati, con gli occhi spalancati su di noi, le gole assetate aperte fino alle fauci come per parlare. Cani di tutti i tipi, di razza e non, che come tutti i cani del mondo amano correre sui prati e si accontentano spesso di poco. Perché li fate questo, perché non vi fermate a pensarci, perché siete così crudeli? Cerco lo sguardo di ciascuno e mi vergogno. Chiedo scusa a tutti, voi siete fantastici ed io non sono abbastanza grande per salvarvi tutti? sussurro ai cani. In cima alla lunga fila di gabbie ce ne è una, la gabbia con i cuccioli. Sono centinaia ammassati fanno una montagna che respira appena come un vulcano spento. Qualcuno strilla fra gli altri provati dalla sete, dalla fame e dal caldo. Qualcuno è soffocato dagli altri. Mi si stringe la pelle addosso, mi sembra di incrinarmi e cadere a terra. Le lacrime stozzate in gola con un gesto e uno sguardo Andrea ed io ci capiamo. Andrea chiede all’orco di prendere un cucciolo da quella gabbia. Riscattarne uno è come salvarli tutti in questo momento. Una cucciola nera con candide zampette bianche finisce scaraventata nelle mie mani. Mi sento male per tutti gli altri, per quel piccolo che cercava di forzare la gabbia e seguire la sua compagna di sventure più fortunata di lui. Mi sento male per un cagnolone biondo con le orecchie basse che mi guarda senza piangere ed abbaiare come a dirmi anche io sarei stato un gran cane. Usciamo piegate in due dal dolore, le lacrime scorrono sul mio viso e scendono sulle mani che la piccola, assetata, mi lecca. Nel piazzale in attesa delle formalità , che consistono nel farsi dare l’ enorme cifra di 1.500.000 di Lei (un rumeno guadagna di solito 3.500.000 lei al mese...) incontro il veterinario del canile. Un uomo giovane. Voglio parlarci: forse è avvilito e triste di lavorare qui. Forse vorrebbe cambiare le cose, è così giovane.Mi risponde, negativamente sorpreso dalla mia passionalità e dal mio amore per i cani: Non amo i cani, per cui è molto semplice e facile lavorare in questo canile per me.Non vedo quale sia il problema. Quando gli chiedo perché li uccidono invece di impostare dei programmi di sterlizzazione sul territorio mi dice: Noi non li uccidiamo, risolviamo un problema. Sterilizzare è troppo lavoro e troppo costoso. Così è più semplice. Teniamo qui i cani due settimane in attesa che qualcuno venga a riscattarli. Li addormentiamo con anestesia. Invece il mondo sa che vengono uccisi senza pietà nelle maniere peggiori, per spendere meno soldi possibili. Adesso so che tanti di loro non supereranno questi di giorni di attesa ma che moriranno prima di stenti e di dolore. Quando i loro polmoni non avranno più forza per gridare aiuto si accucceranno in un angolo abbracciati al compagno vicino sfregandosi il naso e si lasceranno andare. Quando le mani sporche andranno a prenderli saranno già ANGELI.All’uscita del lagher senza dire parole scorgo Elisa e Niccolò che piangono e hanno il terrore negli occhi solo per quello che sanno, che hanno udito e non dimenticheranno mai.In aereo guardo dal finestrino le ultime ombre di questa terra malata stringendo nel mio cuore gli ANGELI che volano insieme a noi. (Angela Gentile) Vice Presidente Save the Dogs and other Animals onlus