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La Theotokos modello di confini aperti? Il culto autentico a Maria e il "femminile" di Dio - Parte Seconda

Incoronazione della Vergine, olio su tela di Diego Velázquez, 1635-1636. Museo del Prado, Spagna      

 

Maria Regina   

Maria è Regina, non solo discepola, fatevene una ragione. 

Per capirlo fino in fondo e per capire quanto questa non sia affatto una sterile controversia basata sulla sottigliezza dei termini, basti osservare cosa è accaduto nel Sud del mondo, dove la fede si è consolidata più spesso e più profondamente intorno alla devozione mariana. 

In Messico la devozione alla Madonna di Guadalupe ha cementato un intero popolo, alimentandone la fede ed impedendone la disintegrazione etnica. Basta girare per le vie delle città messicane, per capire chi possiede davvero il cuore della gente. Le immagini della Madonna di Guadalupe si trovano ovunque, dai piccoli negozi alle grandi strade. 

Né servirono le feroci persecuzioni del governo massonico di Plutarco Calles a sradicare la fede cattolica dei messicani. Piuttosto, il sangue dei numerosi martiri servì a rinvigorire e a far crescere ulteriormente la Chiesa. 

Furono ben 40.000 le persone al seguito del corteo funebre di padre Miguel Augustin Pro, che sfidarono apertamente il divieto imposto dalle autorità governative. Altre 20.000 persone attendevano al cimitero, dove padre Pro fu sepolto senza neanche la presenza di un sacerdote. Ma la crudele esecuzione infuse nuova forza alla rivoluzione dei Cristeros e molti di loro portarono con sé la fotografia del beato Pro pubblicata sui giornali.

 

Padre Miguel Augustin Pro, fu fucilato in un cortile della questura messicana il 23 novembre 1927, senza che avesse avuto luogo alcun processo. Nel cortile erano presenti un plotone di soldati, poliziotti a cavallo, generali, avvocati dello Stato, giornalisti e fotografi. Alcuni ambasciatori erano stati addirittura invitati ad assistere all'evento, come ad una festa. Padre Pro rifiutò la benda sugli occhi e volle tenere un rosario in una mano, rimanendo in piedi con le braccia aperte a forma di croce, di fronte ai suoi esecutori. Morì al grido di "Viva Cristo Rey!, che risuonava come una provocazione per il governo di Calles  

 

Oggi il Messico, dopo centinaia di anni di sottomissione allo stato profondo americano, tenta di liberarsi del suo amaro giogo. Ne è prova il divieto governativo di qualche anno fa alla geoingegneria solare e alle manipolazioni climatiche. Questo significa che i cieli del Messico non saranno più contaminati dai metalli pesanti, come alluminio, bario e stronzio, che invece avvelenano quotidianamente i cieli italiani. Nel silenzio totale delle istituzioni. 

Malgrado tutto, qualche Sindaco italiano recentemente si è svegliato e ha chiesto di analizzare il territorio. Dalle analisi dei terreni è emersa la presenza dei metalli sopra, presenti in modo del tutto ingiustificato, dato che i campioni di terreno sono stati prelevati in luoghi incontaminati da possibile inquinamento di altro genere. 

Mentre, dall'altro lato dell'Oceano, saranno probabilmente un numero minore i messicani che contrarranno malattie devastanti come l'Alzheimer. 

Il Messico ha inoltre recentemente vietato l'ingresso del mais transgenico all'interno del Paese, perché considerato non sicuro per la salute. Il mais, come è noto, costituisce un ingrediente base nella cucina messicana, con le famose tortillas

E allora? Allora significa che non è stato possibile sopprimere l'identità e la cultura di un popolo, che ha fatto della sua devozione alla Madonna il suo punto di forza. Certo, il Messico continua ad attraversare un periodo molto difficile a causa della pesante ingerenza negli affari interni e della feroce opposizione dello stato profondo americano. 

Ne è prova la lunga scia di sangue lasciata da una serie di omicidi (almeno 38 morti durante le elezioni, fra cui un sindaco e un candidato sindaco) che si sono registrati durante le elezioni presidenziali, mentre c'è chi afferma che la nuova presidente del Messico appena eletta sia in odore di massoneria. Sappiamo di certo che la nuova eletta, Claudia Sheinbaum, è di origine ebraico aschenazita da parte di padre e ebraico sefardita da parte di madre. 

Anche nella nostra Penisola per molti secoli la Cristianità ha rappresentato l'elemento di coesione di un popolo grande ed eterogeneo, molto diverso da nord a sud.  

Papa san Giovanni Paolo II, in una oscura visione dell'ultimo periodo della sua vita, vide orde di islamici invadere l'Europa. Testimone della confessione destinata del pontefice polacco fu mons. Mauro Longhi, del presbiterio della Prelatura dell'Opus Dei, che si trovava spesso a stretto contatto con papa Giovanni Paolo II durante il suo lungo pontificato. 

Ma, secondo quanto affermò il pontefice polacco, non si dovrà combatterli tanto con le armi, quanto "con l'integrità della fede". 

Queste le esatte parole del papa, secondo il racconto di mons. Longhi: 

«Invaderanno l'Europa, l'Europa sarà una cantina, vecchi cimeli, penombra, ragnatele. Ricordi di famiglia. Voi, Chiesa del terzo millennio, dovrete contenere l'invasione. Ma non con le armi, le armi non basteranno, con la vostra fede vissuta con integrità.»  

Quella stessa fede che cementò per lunghi secoli anche un altro popolo, quello siciliano, continuamente soggetto per sua posizione geografica alle invasioni islamiche, piratesche e barbaresche. E fu proprio la forte devozione a Maria, la Theotòkos, a salvare i siciliani dalla sicura dissoluzione etnica e religiosa. 

Questo forse i nostri bravi teologi contemporanei, seppure siciliani, lo hanno dimenticato.

Lo abbiamo visto a Scicli, con l'enorme devozione del paese alla Madonna delle Milizie, la cui vittoria sui saraceni invasori nel 1091 viene ancora celebrata e ricordata di anno in anno, in perpetua memoria. L'antica tradizione è confermata anche dai Codici Sciclitani. A guardare bene sul capo della Madonna, abbigliata con gli abiti del tempo, spicca la sua corona di Regina. D'altronde anche l'abbigliamento è quello di una donna regale.

 

Scicli (RG) - La statua della Madonna delle Milizie porta sul suo capo una corona regale sormontata da una croce e in pugno una spada. La statua viene portata in processione il giorno della sua festa, seguita da una rappresentazione teatrale che ricorda la battaglia 

 

Ma in Sicilia, feudo di Maria, come fu definita da papa Pio XII, sono praticamente tutte le numerose statue dedicate alla Madonna il cui capo è ornato da una sontuosa corona. Ovunque la Madonna è venerata come Regina oltre che come Madre di Cristo Dio. 

La Madonna di Trapani è ornata sul capo da una pesante corona d'oro intarsiata di gemme preziose, perfettamente uguale, anche se più grande, a quella del Bambino. A significare come Madre e Figlio siano uniti per sempre in modo indissolubile, accomunati dalla regalità. 

La prima corona della Madonna, interamente d'argento, fu voluta nel 1428 dalla fervente devozione di una fedele, Anna de Sibilia. Nel suo testamento la de Sibilia ordinò a un argentiere, per la statua della Vergine, la confezione di "una corona d'argento bella e bene lavorata dal peso di circa cinquecento grammi". 

Ma, inutile dirlo, il titolo di Regina attribuito a Maria non può permettere un dialogo con l'Islam. Per l'islamismo Maria è la madre di Gesù, un profeta. Non certo il Figlio del Dio vivente. Non certo l'eterno Verbo di Dio che si è fatto carne per la salvezza del mondo. 

E dunque per la religione islamica Maria non può essere certo la Theotòkos. Ma soltanto una donna normale come ogni altra. 

E che non si tratti certo di "deriva" - come scrive la Militello - bensì di fede autentica della Chiesa, ce lo indica con chiarezza la Sacra Scrittura. Di sicuro non certo quegli scritti apocrifi che oggi sono divenuti tanto cari ai teologi contemporanei, e citati anche dalla Militello nel corso del suo articolo. Quegli stessi apocrifi che si trovano all'ordine del giorno sulla bocca della falsa controinformazione per mezzo di: esoterismo, gnosticismo, New Age e invasioni dallo spazio ad opera di extraterrestri. 

La diffusione di queste correnti, voluta dalla massoneria mondiale, hanno come scopo ultimo la distruzione programmata della fede cattolica, mescolando ad essa elementi estranei di radice pagana e massonica. Non ultimo le invasioni degli extraterrestri, che la cinematografia americana di serie B propinava agli spettatori già a partire dai lontani anni Cinquanta. In quegli stessi anni, molti esperimenti nucleari condotti segretamente dall'esercito americano nelle zone desertiche degli Stati Uniti, furono fatti passare dai media, nei loro avvistamenti, come invasioni UFO. 

Ma la donna vestita di sole dell'Apocalisse, con la luna sotto i suoi piedi, porta sul suo capo una corona, simbolo inequivocabile di regalità. Essa è ornata di dodici stelle, che rappresentano le dodici tribù di Israele: a significare come Maria, Regina indiscussa dei Cieli, sia anche Regina della Chiesa.   

 

La donna vestita di sole nel libro dell'Apocalisse   

Che poi la donna vestita di sole sia proprio Maria, non v'è dubbio: ella è incinta e grida per le doglie del parto. Il bambino appena nato sta per essere divorato da un drago (il demonio), ma Dio lo porta verso di sé, prima che possa essere divorato. Alla donna invece, Dio prepara un rifugio sulla terra (cfr. Apocalisse 12, 1-6). 

Nel cielo avviene un combattimento fra Michele e i suoi angeli contro il drago e i suoi angeli. Michele prevale e «il drago, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli» (Ap 12,10). Ma il drago, «pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo» (Ap 12,13), vuol vendicarsi sulla donna. Così tenta di ucciderla, ma non vi riesce grazie all'intervento di Dio, e allora vomita un fiume d'acqua per travolgerla. 

Ma la terra inghiotte il fiume d'acqua dietro alla donna, impedendo che le acque la travolgano. Il drago allora, infuriato perché non può uccidere la donna, si accanisce contro la sua discendenza che è la Chiesa: «quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (cfr. Ap 12,14-18). 

Questo è un punto fondamentale: il diavolo sa che Dio protegge la donna e nulla potrà contro di lei. Può solo scagliarsi contro i suoi figli sulla terra. Ma attenzione, perché la donna, che è Madre del bambino condotto verso Dio, combatterà contro il diavolo per salvare i propri figli che sono rimasti sulla terra. E, nel farlo, godrà sempre dell'assistenza di Dio.

Dunque questa donna, diventa invincibile: è solo una donna, non certo una dea, a cui non sono risparmiate nemmeno le sofferenze del parto. Ma sul suo capo splende indiscussa la regalità. 

Il diavolo odia mortalmente la donna e continuerà a darle battaglia fino all'ultimo giorno, sapendo tuttavia di non poterla vincere. La Sacra Scrittura, in questo caso l'Apocalisse, ci dice tutto quindi sull'identità di questa donna. 

Non abbiamo affatto bisogno allora che il Concilio Vaticano II - come invoca la Militello - ci venga in aiuto. Sappiamo dalla Parola stessa di Dio chi sia questa donna: è Madre e Regina. 

Tutta la Chiesa infatti - non bisogna mai dimenticarlo - rimane sempre in ascolto della Parola di Dio. 

Parola di Dio in parola di uomo, narrazione che porta quindi con sé tutte le imprecisioni e tutti gli errori umani: ma pur sempre Parola di Dio, che illumina l'autore che l'ha messa per iscritto. 

A quella che poi viene definita, nel corso dell'articolo pubblicato sull'Osservatore Romano, "una religione che rischia di rimuovere il femminile", risponderei invece che è proprio nel voler delegittimare Maria, privandola dei suoi titoli regali e tentando di ridurla al solo ruolo di discepola, che si compie un atto di violenza anche contro tutte le donne. 

Il libro della Genesi ci illumina in proposito, ricordandoci come nella creazione Eva venga tratta da una costola, la cui traduzione in ebraico è associata con la parola vita. Il legame tra la vita è la donna è pertanto indissolubile. La donna è già, nel progetto originario di Dio, posta a protezione della vita, in tutte le sue forme. L'assalto contro la donna e contro Maria sferrato da una società massonica mira infatti a colpire al cuore chi detiene nel più profondo il segreto della vita, che in effetti è proprio la donna. 

La "frociaggine" di cui parla Bergoglio, quell'intenso fiorire tipicamente contemporaneo di svariate e quasi infinite tipologie di omosessualità, trovano la loro ragione ultima di sussistenza proprio nel colpire al cuore l'identità dell'uomo e della donna, svilendo entrambi i sessi nella loro dignità e nei loro ruoli reciproci e allo stesso tempo complementari.   

 

Senza Maria non c'è Chiesa   

Per fortuna, o per grazia ricevuta, ci rimane Maria, la Theotòkos, come modello a cui guardare. Senza Maria non vi può essere Chiesa, di cui Ella è Madre. Non a caso il Nuovo Testamento, che non indugia certo nei particolari, ci descrive Maria presente insieme agli Apostoli durante la Pentecoste (cfr. Atti 1,14). La discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa, promessa da Gesù Cristo prima del Suo sacrificio, non poteva certamente avvenire senza la presenza della Madre. Ciò è altamente indicativo e ci dice molto più del contenuto di innumerevoli libri di teologia. 

Ce lo ricorda anche la Costituzione dogmatica Lumen Gentium, emanata il 21 novembre 1964, durante il Concilio Vaticano II. Ma sembra proprio che sulla centralità del ruolo della Beata Vergine Maria nella vita della Chiesa, descritta in modo originale e innovativo dal capitolo VIII della Lumen Gentium, non vi sia molto interesse da parte dei vari teologi contemporanei, che danno degli atti del Concilio Vaticano II una visione troppo spesso frammentaria e distorta. 

La Chiesa Cattolica privata della sua devozione originaria e spontanea alla Madonna, cessa di esistere. Basti guardare cosa è accaduto anni fa in Germania, dove con il consenso dell'episcopato, sono state affisse immagini sacrileghe che rappresentavano la Madonna a forma di vagina. 

E' questo il femminile voluto dalla nuova Chiesa? 

Svilire Maria con immagini offensive che la riducono ad un organo sessuale offende non solo anzitutto la Madonna ma anche tutte le donne nella loro dignità di persone. Come mai teologi e alti prelati su questo fatto gravissimo non hanno mai strappato le loro ipocrite vesti?  

«Le religioni del libro [ebraismo, cristianesimo, islamismo, n. d. r.] sono fortemente patriarcali», scrive ancora Cettina Militello. 

Eppure, proprio nell'Antico Testamento emergono donne di grande coraggio e valore, come Debora, che occupa un ruolo del tutto impensabile per un'epoca così remota. 

Basti ricordare ancora la virtuosa Giuditta che taglia la testa a Oloferne per salvare il suo popolo (cfr. Giuditta 13, 8 ss.). O Debora, unica donna a rivestire incredibilmente il ruolo di Giudice (il termine qui significa condottiero e governante, non magistrato) nell'epoca dei Giudici (cfr. i capitoli 4 e 5 del libro dei Giudici). Debora inoltre profetizza che sarà proprio una donna, Giaele, ad avere l'onore di uccidere Sisara, a capo dell'esercito degli oppressori Cananei. Giaele vibra un potente colpo alla sua tempia, servendosi di un picchetto, mentre Sisara giace nel sonno (cfr. Giudici 4,18-21).   

 

Il "femminile" di Dio nell'Antico Testamento   

Che poi Dio sia solo di genere maschile nell'Antico Testamento, non è affatto vero. Dio nel Salmo 131, attribuito a Davide, viene definito come una madre amorevole. 

«Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me. 

Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l'anima mia.»  
(Salmo 131,1-2)   

E ancora, all'inizio della creazione, lo Spirito di Dio aleggia sulle acque (cfr. Genesi 1,1-2). Interessante è notare che il sostantivo ebraico רוח, ruah, appartenga al genere femminile e significhi anche soffio, aria, vento, brezza, respiro. Lo Spirito di Dio, si potrebbe dire, con il suo tocco impercettibile e leggero e con il suo procedere gentile sembra assumere una caratteristica propria della femminilità. 

Nell'episodio poi descritto dal primo libro dei Re, nel capitolo 19, versetti 9-16, il profeta Elia sperimenta l'incontro con Dio, di cui nessuno, nemmeno Mosè, ha mai potuto vedere il volto ed è poi rimasto in vita. 

Elia si rifugia in una caverna per passarvi la notte, Dio passa e lo chiama. Ma l'Altissimo non si trova nel vento impetuoso e gagliardo che passa con forza fuori dalla caverna, tanto da poter spaccare i monti; né si trova nel terremoto che di lì a poco Elia sentirà; né tanto meno nel fuoco che divamperà successivamente. Elia sente il susseguirsi di tali spaventosi fenomeni ma non si muove dall'interno della caverna. 

Quindi il profeta sente il mormorio gentile di una brezza leggera. Elia esce allora all'aperto, coprendosi il volto, certo di essere al cospetto di Dio (cfr. 1 Re 19,9-13). 

D'altronde, il libro della Genesi ci illumina sull'identità di Dio. 

«E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò.»  (Genesi 1,27)   

Questo passaggio, che non piace alla falsa chiesa perché, ahimè, non prevede il gender, aggiunge nuove sfumature su quale sia la vera identità di Dio. 

In Dio è presente il "maschile" e insieme anche il "femminile", poiché entrambi i sessi sono stati da Lui creati a Sua immagine: il maschile e il femminile sono attributi insiti in Se stesso. E, nella Sua infinita Onnipotenza, non potrebbe essere diversamente, perché altrimenti significherebbe che il femminile sfuggirebbe dal Suo controllo. Ma nulla di ciò che è buono può essere lontano da Lui. 

Di questo lo scrittore sacro autore della Genesi, nonostante la stesura del libro sia avvenuta in epoche arcaiche, ne è pienamente consapevole. E ce lo lascia intendere chiaramente in Genesi, più volte, nei due racconti della creazione. 

E allora le parole della teologa Militello non trovano riscontro nell'Antico Testamento, dove il femminile c‘è, ed emerge con forza agli occhi del lettore capace di intendere il significato autentico delle Scritture. Per "significato autentico", intendo dire ciò che l'autore sacro vuole affermare effettivamente nel contesto della sua epoca. A tal proposito i termini usati e voluti dagli autori sacri nel corso della Sacra Scrittura risultano infatti inequivocabili.  

Scrive la Militello: «Aggiungo che le religioni del Libro sono fortemente patriarcali. La loro figurazione di Dio lo fa univocamente maschio e, là dove qualcosa sfugge o rimane, ecco l'accanimento come nel caso del Corano a proposito dei cosiddetti "versetti satanici", ombra remota di un culto al femminile».  

Allora, per quanto abbiamo scritto sopra: "Dio è univocamente maschio", questa affermazione può valere unicamente per le altre religioni. 

Non certo per il Cristianesimo. Non certo per la Sacra Scrittura: l'Antico Testamento è infatti a tal proposito inequivocabile. Altrettanto si deve dire del Nuovo Testamento.    

 

Fine seconda parte

 

 
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