QUESTA SERA HO LETTO MOLTE PAGINE E FRA QUESTE, QUELLE DI MOLTI BLOG.Mi sono resa conto che a seconda del periodo in cui si vive, delle esperienze che si hanno, se queste sono transitorie oppure definitive nelle loro conseguenze; se queste conseguenze siano gradevoli oppuredisastrose, o comunque non desiderabili; insomma, a seconda del parametro individuale, o di gruppo, o anche per libera esolidale iniziativa, la vita non è per niente interpretata uguale in tutti.C'è chi è felice in un mondo che crolla a pezzi per qualcun altro e. viceversa, c'è chi vive disperato, isolato quando tutto intorno sembranon avere neanche l'ombra del suo problema.Non c'è una reale mentalità che ci accomuna profondamente.Certamente ci sono persone che collaborano di più di altre intorno aproblemi gravi, sia perchè sono anche i loro, sia perchè ne sentono la giustizia, la necessità, li vedono come un obiettivo da raggiungere perpoterne risolvere le conseguenze più dolorose.Io stessa mi impegno contro la ferocia gratuita del mobbing, dello stalking, anche perché ne ho esperienza diretta sia sulla mia persona che indiretta su quella di altri. Tuttora questo impegno è anche una difesa. Si parla molto del dolore, quanto si parla poco e male del piacere.Il dolore è un'esperienza che tutti rifuggono, mentre il piacere èun'esperienza che tutti temono, e per questo è vissuta poco e male.Ciò acuisce il dolore. Alimenta l'istinto sia sadico che masochista. Ilpiacere di esistersi per ciò che si è sembra scomparire senza potersi esprimere mai...La frase dei Tutti cercano di arrivare in cima alla montagna per trovare lafelicità senza rendersi conto che la si è già vissuta nel tentativo e nellariuscita di scalarla - è una frase che dice molto. Mentre esistiamo non cirendiamo conto che siamo già in una situazione di felicità, perchè morireci mette angoscia, ci deprime..per cui è l'esistere che va difeso e non certooltraggiato come spesso avviene.Non è certo un piacere assoluto, come senz'altro non è un dolore continuativo. Esistere è piacere e dolore di se stessi. Ma non è cosìaccettabile come ci si attenderebbe..per es. se un ragazzo nasce vedente e poi diventa cieco, la sua vita potrebbe diventare più dolorosa che piacevole. eppure non si uccide. Non rinuncia a vivere.Ma come vive? non tutti vivono accettando l'evento. vivono in ribellionea ciò che è loro capitato ed è comprensibile, ma non risolve.In altri casi, accettando l'accaduto, si scopre che un non vedenteha una vista sottile che è preclusa a chi si serve degli occhi per vedere ed è cieconella vista sottile, energetica, per es.Chi non sente ode delle sensazioni, delle percezioni che sono precluse a chi si serve delle orecchie..e così via.Se si desse spazio ai livelli successivi quelli del corpo ci si renderebbe conto che un'apparente (nel senso di non esaustiva) disabilità fisica, comporta un'attivazione miglioredel livello sottile cui è collegata. Non è un campo molto esplorato ed ancora si vive molto male e molto ignorantemente ed in frode con noi stessi.Anche perchè gli individui di valore tendono ad essere più vulnerabili,più capaci di avvertire le dissonanze di una civiltà mancata e, quindi, di tacere perchè non c'è alcuno ad ascoltare una realtà più profonda.E' in questo senso che il dolore acquista un significato più distante daquello espressamente fisico ed emozionale. Qui il dolore è intimo, spirituale.E riesce a placare ogni vendetta, ogni rancore, quasiasi astio e rivalsa.Perché è un dolore che sa di se stesso e sa che nell'estasi di un esisterec'è il dolore di una mancata condivisione. Non si può spiegare a parole.Ma a ben vedere il grido è unanime. Si scambia l'identità con l'egoismo.Si denigra il distacco perchè ci appare come indifferenza. Invece quelloche realmente danneggia è una mancata esperienza del Dolore Spirituale.
SE IL DOLORE LO SAI ATTRAVERSARE INDENNE E' IL TUO SORRISO CHE DA LA VITA
QUESTA SERA HO LETTO MOLTE PAGINE E FRA QUESTE, QUELLE DI MOLTI BLOG.Mi sono resa conto che a seconda del periodo in cui si vive, delle esperienze che si hanno, se queste sono transitorie oppure definitive nelle loro conseguenze; se queste conseguenze siano gradevoli oppuredisastrose, o comunque non desiderabili; insomma, a seconda del parametro individuale, o di gruppo, o anche per libera esolidale iniziativa, la vita non è per niente interpretata uguale in tutti.C'è chi è felice in un mondo che crolla a pezzi per qualcun altro e. viceversa, c'è chi vive disperato, isolato quando tutto intorno sembranon avere neanche l'ombra del suo problema.Non c'è una reale mentalità che ci accomuna profondamente.Certamente ci sono persone che collaborano di più di altre intorno aproblemi gravi, sia perchè sono anche i loro, sia perchè ne sentono la giustizia, la necessità, li vedono come un obiettivo da raggiungere perpoterne risolvere le conseguenze più dolorose.Io stessa mi impegno contro la ferocia gratuita del mobbing, dello stalking, anche perché ne ho esperienza diretta sia sulla mia persona che indiretta su quella di altri. Tuttora questo impegno è anche una difesa. Si parla molto del dolore, quanto si parla poco e male del piacere.Il dolore è un'esperienza che tutti rifuggono, mentre il piacere èun'esperienza che tutti temono, e per questo è vissuta poco e male.Ciò acuisce il dolore. Alimenta l'istinto sia sadico che masochista. Ilpiacere di esistersi per ciò che si è sembra scomparire senza potersi esprimere mai...La frase dei Tutti cercano di arrivare in cima alla montagna per trovare lafelicità senza rendersi conto che la si è già vissuta nel tentativo e nellariuscita di scalarla - è una frase che dice molto. Mentre esistiamo non cirendiamo conto che siamo già in una situazione di felicità, perchè morireci mette angoscia, ci deprime..per cui è l'esistere che va difeso e non certooltraggiato come spesso avviene.Non è certo un piacere assoluto, come senz'altro non è un dolore continuativo. Esistere è piacere e dolore di se stessi. Ma non è cosìaccettabile come ci si attenderebbe..per es. se un ragazzo nasce vedente e poi diventa cieco, la sua vita potrebbe diventare più dolorosa che piacevole. eppure non si uccide. Non rinuncia a vivere.Ma come vive? non tutti vivono accettando l'evento. vivono in ribellionea ciò che è loro capitato ed è comprensibile, ma non risolve.In altri casi, accettando l'accaduto, si scopre che un non vedenteha una vista sottile che è preclusa a chi si serve degli occhi per vedere ed è cieconella vista sottile, energetica, per es.Chi non sente ode delle sensazioni, delle percezioni che sono precluse a chi si serve delle orecchie..e così via.Se si desse spazio ai livelli successivi quelli del corpo ci si renderebbe conto che un'apparente (nel senso di non esaustiva) disabilità fisica, comporta un'attivazione miglioredel livello sottile cui è collegata. Non è un campo molto esplorato ed ancora si vive molto male e molto ignorantemente ed in frode con noi stessi.Anche perchè gli individui di valore tendono ad essere più vulnerabili,più capaci di avvertire le dissonanze di una civiltà mancata e, quindi, di tacere perchè non c'è alcuno ad ascoltare una realtà più profonda.E' in questo senso che il dolore acquista un significato più distante daquello espressamente fisico ed emozionale. Qui il dolore è intimo, spirituale.E riesce a placare ogni vendetta, ogni rancore, quasiasi astio e rivalsa.Perché è un dolore che sa di se stesso e sa che nell'estasi di un esisterec'è il dolore di una mancata condivisione. Non si può spiegare a parole.Ma a ben vedere il grido è unanime. Si scambia l'identità con l'egoismo.Si denigra il distacco perchè ci appare come indifferenza. Invece quelloche realmente danneggia è una mancata esperienza del Dolore Spirituale.