Day_after_day

Post N° 132


L’angelo della nebbia Avete mai visto un angelo? Io sì, ieri sera.Ieri sera giravo per il web, aspettando che si collegasse anche lei. Ma lei in msn non arriva. Così decido di raggiungere gli amici al solito bar, almeno mi faccio una brirra e due risate con loro. Le mando un sms e glielo dico e lei mi risponde che tra poco mi raggiungerà.Lo dice ridendo e immagino scherzi, anche perché sono già le 22 passate e se solo sapessi del suo arrivo non uscirei di certo ma l’aspetterei a casa a braccia aperte e soprattutto a gambe a perte. Mentre scendo le scale per uscire le chiedo ancora una volta se davvero sta venendo.  Lei mi risponde con un “ma io sono già lì da te. Sono dentro di te.  Sono accanto a te come un angelo. Non mi senti?” In effetti è veramente così. La sento dentro di me e la sento intorno a me anche quando non c’è. Nelle mie narici, sulla mia pelle e nella mia mente ci sono il suo profumo, il suo odore, il suo sapore. Inconfondibili. Sono così intensi e vivi dentro di me che quando cammino in una folla di persone e ne respiro gli odori e i profumi (a volte veramente sgradevoli) , cerco con l’olfatto un odore che assomigli al suo, che mi illuda che lei non sia solo dentro di me ma anche intorno a me, come un angelo custode.Entro nel bar ma prima mi guardo intorno, istintivamente, come per cercare lei. Anche se so che non c’è.C’è solo una gran nebbia.La mia mente pazza crede di intravedere alle mie spalle una figura femminile persa nel fumo di quel grigiore, come se fosse un angelo nella nebbia. Ma la mia mente  vede lei anche dove non c’è.Sorrido a quanto riesco a sentirmi così idiota da avere un miraggio di sera, e non provocato dal sole cocente ma dalla nebbia.Entro e raggiungo gli altri al tavolo. Sono solo due: Marco e Fabio. Gli altri verranno dopo, perché uno aveva un problema all’auto. Marco mi da sempre l’idea di casini. È come se ce l’avesse scritto in faccia. Li cerca e se non li trova li crea. Poi aspetta che gli altri lo difendano. E lo vedo che ha già puntato un tavolo di 4 ragazze e alza il bicchiere di lontano per brindare a loro. Ma le quattro non sembrano interessate. Sto pensando seriamente di tornarmene a casa se non verranno presto anche gli altri. Ma ormai i due amici mi hanno visto e  chiamato così forte che se qualcuno non si era accorto di me (difficile sono troppo bono ahahahha) loro gli hanno fatto notare la mia presenza.Saluto, ordino una birra. Nel frattempo Marco continua a guardare le 4 al tavolo. E a quel punto è una delle tipe che alza il suo bicchiere come per brindare. “Toh, l’effetto brad si vede”, dice Fabio.Non si vedeva un cazzo. Non credo certo che la ragazza si fosse decisa a elargire un sorriso per la mia presenza. Oltre tutto avevo lo scazzo scritto in faccia. Marco, come volevasi dimostrare, si alza e raggiunge le ragazze al loro tavolo, trascinandosi dietro pure Fabio. Non me, che sto messaggiando con lei. Le scrivo che per un attimo avevo creduto di vederla nella nebbia e che sono pazzo. Lei mi risponde che è più pazza di me. Che forse in quella nebbia c’era.Dal tavolo delle regazze mi fanno cenno di raggiungerli e io faccio un sentito “no” con il capo. Aspetto gli altri che arrivino e li aspetto al mio tavolo. Oltretutto una delle 4 ride come un’oca. Una risata che ti entra nelle orecchie fino a perforarti i timpani. E dopo una settimana di lavoro intensa e assordante, quel rumore proprio me lo preferisco risparmiare.Scruto tra i tavoli e mi cade l’occhio su due gambe femminili. Bellissime. Mi sembrano le sue. Sono le sue! mi dico. Impossibile perché la donna è a un tavolo al quale è seduto di fronte un uomo, anche se non si parlano. Non la vedo bene perché c’è una colonna tra il mio tavolo e il suo. E poi lei ha un quotidiano davanti agli occhi. Eppure le sue gambe mi ricordano lei. Non ho mai visto però quelle scarpe: altissime e con tanto di collare alla caviglia. Sensualissime per quella caviglia sottile. La calza è velatissima. Ha una riga nera dietro. Deve essere di quelle che si indossano con guepierre o reggicalze apposito.So che a lei piacciono, ma non certo per uscire, perché costringono troppo i movimenti. Preferisce le autoreggenti, le ritiene più pratiche e meno impegnative. Non l’ho mai vista con calze simili. Che sia l’angelo della nebbia? Mi chiedo. Messaggio a lei e le dico, scherzando, che la sto vedendo ad un tavolo. Lei mi risponde con un “finalmente mi hai vista” che mi spiazza. Poi aggiunge un “ahahah” al sms che mi fa pensare che lei stia scherzando. Non può essere qui.Ritorno a puntare gli occhi su quella donna. Non perché io sia allupato come un opossum, ma un non so che di magnetico e familiare mi spinge a non staccare gli occhi da lei. Finchè l’uomo di fronte a lei se ne accorge e mi guarda come per dirmi di stare al mio posto. E io, pensando che lei sia con lui, lascio perdere. È in questo istane che una delle ragazze che sono al tavolo coi miei amici mi raggiunge e mi si siede accanto. Mi scazza quando una donna prende così l’iniziativa e poi se avesse visto il mio sguardo e capito perché non le avevo raggiunte, avrebbe evitato di venire da me. Il tavolo a cui sono io è a penisola, attaccato allo schienale del divano ad angolo e io sono nell’angolo. Quella tipa, venendosi a sedere accanto a me mi chiude all’angolo. E mi da uno scazzo doppio. Anzi triplo perché mi parla come se mi avesse sempre vsto e conosciuto. Anzi quadruplo perché tenta lo struscio sulla mia camicia. E io penso che se in questo istante entrasse davvero il mio angelo non so cosa penserebbe di me. Mi immagino anche nella situazione opposta: io che trovo il mio tesoro seduta al tavolo di un pub con un uomo che le si struscia addosso. Sclererei. Ad un certo punto la tipa azzarda un brindisi urtando il mio boccale col suo. Fa un frastuono e chi è vicino si gira. La ragazza dalle bellissime gambe abbassa il giornale e ci guarda.Caron dimonio dagli occhi di bragia! È lei! Urlo: “Amoreeeee!”Si girano tutti, ma la situazione è del cazzo. Chiamo amore lei mentre un’altra siede accanto a me col boccale apoggiato al mio?Mi voglio alzare ma la tipa mi imepdisce di passare. Vorrei che lei non fraintendesse la scena. E poi è stata li fin dall’inizio ed ha sicuramente visto che io non avevo alcun interesse per quelle ragazze. Ma imamgino che non le faccia lo stesso piacere la cosa. Come non farebbe piacere a me il contrario.E la sua reazione è proprio quella che non mi aspetto ma che forse merito: chiede all’uomo che ha di fronte, e con cui non aveva mai scambiato parola, di sedersi vicino  a lei. E lui non se lo fa dire due volte.“Leva il cazzo da quella sedia e stai alla larga dalla mia donna”, urlo io.E lei, stronzetta, gli dice di non preoccuparsi, che sono suo fratello. Non poteva essere più stronza. Accavalla quelle gambe scoprendo ancora di più la gonna e quello è più allupato di un san bernardo che sbava.Non ci vedo più: ”suo fratello una minchia. Levati di lì o ti spacco una mascella”. E scavalco letteralmente la stronza che mi si era seduta vicina, scusandomi per lo struscio non voluto (a differenza del suo) e arrivo al tavolo di lei, le schiaffo la lingua in bocca e poi mi volto verso quel tipo da spiaggia che le si era seduto accanto. Basta uno sguardo e un semplice “sgomma” e lui si alza e se ne va.“Che stronza sei”, le dico. E lei: “tu no eh? Al rimorchio?”Le dico di non farmi passare per quel che non sono. Che ha visto benissimo la scena e che poteva raggiungermi subito, evitandomi il disguido di dover brindare con una donna allupata. E la prendo per mano e la trascino via. Quelle calze, quelle gambe, quelle scarpe con collare le voglio solo per me. Voglio la mia donna, la mia puttana. Voglio che gli altri nemmeno guardino quel che è mio.Lei mi segue ridendo soddisfatta per avermi fatto incazzare e fatto passare per un uomo geneticamente geloso.Ma la paga. La pagherà a casa. Esco nella nebbia con per mano il mio angelo, stretto per bene a me. Saliamo sulla black e per fortuna che ho dietro il suo casco e glielo metto. Salendo in moto con quel vestito mi offre un panorama di piacere che tra poco mi gusterò.In ascensore, salendo verso casa, apro le sue cosce e la tocco. Poi portole mie dita alla bocca per sentire il suo sapore. E una volta in casa le levo quel suo piumino lungo bianco e la carico di peso sulle spalle a mo’ di ratto delle Sabine e la porto a letto. Sono eccitato come un maiale da quelle scarpe e da quelle calze; dal suo corpo e da lei. Mentre la porto in camera allungo una mano verso un mobile del corridoio dove ci sono ancora le carte e i fiocchi dei pacchi regalo di Natale. E trovo del nastro di raso rosso del regalo di mia sorella. Metto lei a pancia sotto e rompo quel nastro in due e le lego i polsi alla spalliera di ferro del letto. Lei è divertita ed eccitata e mi incita ancora, facendomi diventare ancora più animale.Dopo che le ho fermato i polsi metto la sua mano sotto i suoi fianchi e la invito ad alzare il bacino, mettendosi quasi in ginocchio. Poi le sollevo il vestito, perso ed eccitato dallo spettacolo che mi appare. E subito raggiungo il suo sesso, portandoci il mio. Dio che voglia ne avevo. La scopo con foga. Colpi di reni forti, mentre lei gode subito, e poi gode ancora. È eccitata e bagnata e allora porto anche la mia mano sul suo sesso, per stimolarla ancora di più e la sento ancora godere. Mi piacciono i suoi orgasmi uno dietro l’altro e nemmeno io resisto troppo alle sue grida di piacere e a quel suo bacino che, per farmi impazzire, rotea intorno al mio sesso . E’ un attimo e la riempio di me. Piacere caldo che le cola tra le cosce. Cosce che ancora si aprono per offrirmi meglio di entrare ancora dentro di lei. Il suo aprirsi mi dice ce mi vuole ancora. Non è mai sazia la mia donna. E non sono mai stanco di scoparla.Notte di sesso disinibito. Notte di carne bruciante. Notte di voglia smisurata che mi spinge a prenderla in ogni posizione, preso da una atavica fame di lei. Notte di giochi erotici, di ghiaccio, cera di candele, cioccolato sciolto e fatto colare sul corpo. Notte di lingue che esplorano ogni centimetro di pelle per portarvi piacere. Notte di estasi pura. Notte di passione animalescaE questa animalità contrasta stamattina col suo viso radioso e dolce di donna innamorata. Perdendosi tra al folla di una stazione già affollata, ho visto la sua figura diventare sempre più piccola.Se n’è andata dopo avermi regalato un bacio e un sorrisoSe n’è andata dopo avermi lasciato addosso il suo odore che mi fa ripensare a questa notte di fuoco e passione.Difficile lasciarla andare via stamattina, dopo una notte in cui ci siamo scambiati anima e corpo. Difficile non avvertire -adesso che lei non c’è e sto andando al lavoro- il senso di vuoto che la sua partenza ha lasciato in me. Tornerà domani, lo so e resterà con me per il we, ma mi manca già. E ripenso a lei. Il mio corpo è sazio di lei. Il mio cervello è pieno di leiLei, la mia donna. Lei, il mio angelo della nebbia.