Day_after_day

Post N° 137


Nelle mie vene... LeiLa città di prima mattina mi regala sensazioni suggestive, con suoi tetti e i suoi grattacieli persi nella nebbia.La black, mia fidata compagna di viaggio, si immette nel traffico metropolitano. Potente, affidabile, precisaLa ascolto. Il suono del suo motore è fantastico.Sorrido ripensando a Lei stamattina, mentre l’accompagnavo in stazione e le dicevo che assomiglia alla black. Come la black è elegante e pratica, maneggevole e aggressiva, così lei è raffinata e semplice, dolce e al tempo stesso travolgente e calda.Sapevo che mi avrebbe punto sul vivo per aver fatto quel paragone irriverente.E infatti mi ha detto: ”certo che sono calda! Già sono calda di mio, e poi con le marmitte della black sotto la sella sto talmente calda che tra un po’ mi toccherà indossare pantaloni di ghisa.”Rido di gusto alla sua battuta. “Mi piace conservarti calda”, le dico, e lei mi da una pacca sulla spalla e ride anche lei. Una risata che si infila sotto la pelle e mi entra dentro. E punta dritta alle vene, ed in un attimo è già in circolo.Semaforo rosso. Una frenata dosata e sono fermo.Un altro rosso mi balza agli occhi: quello del suo abito ieri sera. Un vestito rosso, corto, con una grande cintura ai fianchi, fermata sulla destra da una ampia fibbia di metallo. Quando ieri sera sono rientrato dal lavoro lei era già in casa.  Ho salito le scale a piedi. Mi piace ogni tanto evitare l’ascensore e salire le scale correndo. E mi capita di frequente quando c’è lei. Ho come la stupida sensazione di arrivare prima dell’ascensore e di guadagnarmi due o tre secondi in più per stare insieme.Un profumo di cibo ben cucinato invadeva il pianerottolo. Quel profumo mi ha ricordato la prima volta che lei è venuta da me di sorpresa. Allora non aveva ancora le sue chiavi e gliele avevo lasciate dalla portinaia, che poi il mattino seguente mi ha fatto un terzo grado su chi fosse la signora che aveva varcato la mia soglia, fino ad allora interdetta al gentil sesso.Ieri quello stesso profumo mi ha riportato ad allora, a quella donna un po’ impaurita che pensava di essere per me solo un’avventura e invece non capiva quanto già era importante. Ieri era diversa. Sempre lo sguardo di chi ha timore di disturbare (accidenti non riesco ancora a farle capire che questa casa è un po’ sua), ma la sicurezza di una donna che sa che ha accanto un uomo che la desidera e che non ha bisogno di altro che lei per sentirsi appagato.E in quel suo abito rosso era divina. Mi sono avvicinato a lei e ho cominciato a baciarla, tentando di riuscire a trovare il modo di poter levarle di dosso quel vestito, su cui non vedevo bottoni.Mentre faccio scorrere le mani sulla sua schiena mi accorgo che quell’abito ha una cerniera che scorre lungo quasi tutta la sua lunghezza. Ne afferro la zip e la mia mano scende, dentino dopo dentino, finchè il suo abito si apre in due. Allora lo lascio scivolare a terra e tra le mani mi resta lei, e il suo bellissimo corpo che profuma di frutti di bosco.Ricordo le sue mani, fenetiche, infilarsi sotto il mio pullover e sfilarmelo velocemente dalla testa e poi lei, in un gesto istintivo e bellissimo, che appoggia il suo seno caldo al mio petto, cercando un contatto intenso e facendomi ribollire il sangue di voglia. Lei che mi prende per mano e mi guida in camera. Ha cambiato le lenzuola. Le ha messe di raso blu e risaltano ancora di più le pareti di azzurro sfumato della stanza.Inevitabile la sensazione tattile. Le lenzuola sono fresche, lei invece è caldissima.Sento la sua lingua dovunque.Alternarsi di posizioni e movenze.Corpi che scivolano sudati e bagnati di piacere su morbide lenzuola.Danza di piacere al ritmo dei nostri sospiri.Il suo cuore sul mio petto col suo lieve sdoppiamento di tono. Suono dolcissimo e solo mio. Musica che non mi stanco mai di sentire. Sensi ribelli…Il piacere che ci scambiamo è purissimo… cristallino… veroIl mio piacere sgorga come acqua di sorgente sulle sue labbra e diventa piccole gocce da bere…E mentre io disseto lei, il suo godere entra nelle mie vene e le riempieLei, fuoco che brucia nelle vene, e arriva dritta al cuore e al cervello.Il semaforo diventa verdeLa black riparte.Si va al lavoro.I bar iniziano a popolarsi di gente intenta a fare la prima colazione. La mia l’ho già fatta: ho divorato lei.La notte ha provato a mandarmi il sonno ma non c’è riuscita. Stamattina la mia sveglia è stata una gocciadi caffè caldo che lei col dito mi ha messo sulle labbra. Un mio bacio è stata la risposta. L’ho afferrata per le braccia e l’ho attirata a me e baciata. Sapeva di caffè, sapeva di fresco mattino, sapeva di buono. Sapeva di passione consumata tra le mie braccia.Il suo corpo mi leva il sonno. Mi leva il senno. Ho bisogno della sua carne, di sentirla mia. Di farla godere e di godere. Come animale famelico mi sazio poi di lei e dei suoi umori. Senza pudore, senza vergogna. Con inesauribile passione.Sensazioni indescrivibili che mi pervadono la mente e mi stravolgono il corpo. Sensazioni che vorrei non finissero maiIl tel vibra nella tasca del giubbostto. Vibra con insistenza e mi costringe a fermarmi. Accosto. E rispondo. Mio padre. mi chiama per dirmi che rientreranno domani dalla vacanza. Ormai sono sceso e quinti tanto vale che compri il giornale. Almeno quando avrò tempo leggerò che ha fatto l’Inter ieri sera, mentre io ero impegnato in tutt’altra partita, sicuramente vincente.Prima di partire mi guardo un attimo nel retrovisore. Al collo il piccolo portafortuna che mi ha regalato lei: una libellula. Quando ieri me l’ha dato era accompagnanto da un piccolo biglietto: “leggera come l’aria, per chi sa farsi accarezzare dal vento e per chi sa seguirlo”.Sorrido. E penso a lei. E’ appena partita e già mi manca.Penso a questo amore,  libero e senza schemi. Bellissimo. Lei mi pulsa desso nelle vene. Adrenalina pura Abbasso la visiera, riparto, do gas.  Lascio che il vento mi entri dentro, mi gonfi il giubbotto e mi trasporti leggero in questo giorno appena iniziato.