Un sogno...nelle narici del cuore.Il suo sogno era andare a Parigi.Il mio sogno era lei. E' lei.Mi è bastato unire i due sogni e farne uno solo.Mercoledi sera quando è arrivata a Milano nemmeno immaginava lontanamente quello che l'aspettava. Pensava di trascorrere due giorni assieme a me. E questo solo le importava. Per tutta la sera non le ho detto nulla del piccolo viaggio che stavamo per fare e non so cosa mi abbia trattenuto dal non essere sgamato. Tra le lenzuola il mio viso ha accantonato il sorriso malizioso per lasciare il posto ad uno sguardo di desiderio. E lei quel mio sguardo lo ha colto subito e lo ha soddisfatto, senza pudore e senza ritegno.Giovedi mattina mi sono alzato prestissimo. Il nostro volo era alle 7,15. Per una volta tanto sono io a svegliarmi e a svegliare lei. Mani, bocca, lingua sono la mia sveglia. E lei la sente subito e non la fa zittire. Anzi lascia che continui a suonare. Un suono che le invade la carne e le ossa. Fino ad arrivare alle mie, che hanno ancora fame di lei.Poi scappo in cucina e mentre preparo un caffè le urlo di alzarsi e vestirsi al più presto perchè dobbiamo aprtire. Lei mi arriva accanto, scalza e ritrova sul mio viso il ghigno malizioso che avevo il giorno precedente. Le dico di mettersi qualcosa di comodo e di non provocante perchè non ho alcuna intenzione di andare a fare risse per Parigi.Resta di stuccoDue minuti di immobilità assoluta, in cui non le esce una parola e non un movimento. Poi d'improvviso un urlo di gioia e lei che mi butta le braccia al collo e mi sbaciucchia dovunque. "Eh no, se continui così perdiamo l'aereo", le dico.E lei vola in bagno e si fa una doccia veloce, cantando tutto il suo repertorio musicale, e in 15 minuti è pronta, vestita, pettinata, col trolley chiuso e in posa di chi aspetta solo di partire. Nel tragitto verso l'aeroporto non mi sono perso per un solo attimo l'espressione del suo viso. Un viso su cui leggevo mille cose belle. Semplicemente belle. E pensavo quanto a volte ci voglia poco a far felici le persone che amiamo. Non mi importava aver lavorato due week end di fila e dover lavorare anche il prossimo. L'importante era che io fossi riuscito a ritagliarmi due giorni per stare con lei in modo specialeQuello che penso di San Valentino lei lo sa. Sa che non mi serve una festa per volerle più bene di quanto già gliene voglioSa che da me non avrebbe ricevuto regali materiali per una festa che ormai è solo materialità.E infatti non le ho regalato nulla, ma solo un piccolo, piccolissimo viaggio insieme.A ParigiLei a Parigi non era mai stata, seppure viaggia spesso. Parigi era un suo sogno. Ed è appunto un piccolo sogno che le ho voluto regalare.Io ci sono stato già varie volte a Parigi. Parigi mi ricorda troppo lei: è una città viva, sia di giorno che di notte; non caotica, fervida, luminosa e tremendamente charmante.Siamo arrivati all'aeroporto Charles De Gaulle verso le 9 di mattina. Il nostro hotel distava circa mezz'ora dall'aeroporto ed era a 300 metri dalla Tour Eiffel, proprio nel cuore di Passy (anche se non la portavo certo a Parigi per fare shopping). La nostra Superior double room offriva una meravigliosa vista sulla Senna. Una vista che ci siamo goduti per qualche minuto, stando abbracciati, mentre con la mia mano giocava con la sua in un gioco di sinuosi movimenti che dicevano più di mille parole. Lei con le sue mani mi stava ringraziando del piccolo sogno che le stavo regalando.Io con le mie mani le dicevo invece che avevo voglia di scoparla. E lei ha capito perfettamente il mio messaggio e mi ha portato a letto, spogliandomi avidamente mentre io facevo altrettanto con lei, con una velocità che solo il desiderio riusciva a farmi avere. Ci sono mille cose da vedere a Parigi, cose che non ti stanchi mai di guardare anche se le hai già viste decine di volte. In questo Parigi è per me come Roma, la mia città natale: ogni volta che la visito scorgo qualcosa di bello che non ho visto prima.Ci diamo una sistemata dopo esserci stropicciati e usciamo in giro per la città. Parigi è nostraE lei è mia.Pranziamo in un piccolo bistrot e poi saliamo alla Tour Eiffel. Per la verità mi sarebbe piaciuto che salissimo la sera, quando la magia della Madame è particolare e unica, ma per la sera avevo già prenotato una cena in bateau, con giro notturno sulla Senna. Quindi non ero certo che saremmo riusciti a terminare la cena per le 22,30, ora in cui è possibile fare l'ultima salita alla tourLa vista di Parigi dalla Torre, ed in particolare dal terzo piano, è da togliere il fiato. Vedere la città da 300 metrri di altezza dà una inebriante sensazione di libertà. La stessa libertà che mi regala lei quando mi fa vedere il mondo con gli occhi della passione.Siamo rientrati in hotel giusto il tempo di farci una doccia ed assaggiare lei come mio antipasto preferito e poi siamo nuovamente usciti e ci siamo immersi nella Paris at night magica e magnifica, intrigante e sensuale.La cena sul battello è straordinaria. Tutto è magico: l'acqua, il battello, la notte, la musica, le luci. E lei.Il bateau scivola lento lungo la Senna, offrendoci lo spettacolo di una Parigi notturna illuminata e affascianante, offendoci una panoramica dei principali monumenti cittadini illuminati: Les Invalides, Notre Dame, il Louvre, la Statua della Libertà con la Tour Eiffel alle sue spalle.Sarà stata l'atomosfera magica di Parigi, sarà stato lo champagne, sarà stato che avevo accanto una donna charmante, ma quando siamo rientrati in hotel la voglia di lei, che avevo cercato per tutto il giorno di trattenere, era diventata un bisogno fisico di toccarla, baciarla, possederla, scoparla. sentirla mia.I suoi gemiti sono un canto d'amore in questa notte parigina che ci offre meraviglia e passione.E' stremata ma ha ancora voglia di me. Le sue cosce si stringono attorno a me e sento i suoi muscoli farmi prigioniero.Ci guardiamo negli occhi mentre la prendo, mentre la mia lingua lecca tutto di lei.Sono talmente preso da lei da sentire e percepire la mia incoscienza. Da sentirmi ubriaco anche se ho bevuto pochissimo.Mi guarda con occhi radiosi, lucidi, languidi, fieri: gli occhi di una donna che sa capirmi, che sa come soddisfarmi, che sa come farmi morire dentro di lei. Il mattino ci ha sorpresi nudi, mentre Parigi era già sveglia da un pezzo. Ho chiesto che ci portassero la colazione a letto e siamo rimasti sotto le lenzuola ancora qualche ora.Poi siamo nuovamente usciti, in direzione di Montmartre. Il quartiere è stupendo e un artista di turno si offre di farci un ritratto insieme. Accettiamo ridendo e poi riprendiamo il nostro giro, verso Pigalle, dove lei mi trattiene dall'entrare in supermercato erotico che c'è in quella zona.Pranziamo in una brasserie e poi chiamaiamo un taxi per andare a vedere gli Champs Elysées . Potremmo anche camminare, ma col trolley al seguito non mi sembra il caso. Certo che prenotare un taxy a Parigi è impresa non da poco."Carlà sarà arrabbiatissima se sa che sono a due passi da lei e non la vado a trovare", le dico mentre percorriamo il vialone degli Champs facendole uscire di bocca una risata che suscita lo sconcerto dei passantiE' bellissimo vederla ridere. E' bellissimo vederla felice.Solo cinque mesi fa aveva paura anche delle ombre, e di tanto male sofferto in passato per colpa di uomini che di uomo hanno solo il sesso. E io, che non ho mai voluto storie serie in vita mia ho cercato allora di convinvecerla a fidarsi di me. Se non è pazzia questa non so cosa sia. Come poteva essere credibile un uomo come me? Non le facevo promesse, nè le vendevo fumo, nè la riempivo di illusioni. come hanno fatti altri. Le offrivo solo me stesso, un uomo pieno di difetti e con un pessimo carattere. Le offirvo solo me stesso e il il mio presente. Però sono riuscito a fare in modo che lei si fidasse di me. E sono anche riuscito a fidarmi io di me stesso. E questa è un'opera d'arte. E se oggi mi sento un uomo appagato, lo devo al fatto di aver aperto il cuore a lei. A lei che poteva prendersi tutto di me e invece mi ha più dato che preso.Il suo sogno era Parigi e ce l'ho portata, anche se per poco tempo.il mio sogno è lei ed è un sogno bellissimo."Torneremo a Parigi", le dico alle 21 mentre saliamo sull'aereo per rientrare a Milano. La mia non è una frase buttata lì per dire qualcosa.La mia è una promessa.Ed una promessa, fatta spontaneamente da un uomo che non ha mai promesso niente, ha un valore davvero forte."Grazie per avermi regalato un sogno", mi ha detto stamattina appena ha aperto gli occhi.Parigi era ormai lontana ma io stavo bene egualmente, perchè non è importante dove vai, ma con chi viaggi e viaggiare con lei, è bellissimo, qualunque sia l'itinerario."Voglio il tuo sapore ancora sulle mie labbra", le dico, "per tenerlo con me anche quando te ne sarai andata".E quel sapore, solo mio, adesso lo sento nelle narici del cuore.E' il sapore di un sogno da cui non mi vorrei mai svegliare.
Post N° 159
Un sogno...nelle narici del cuore.Il suo sogno era andare a Parigi.Il mio sogno era lei. E' lei.Mi è bastato unire i due sogni e farne uno solo.Mercoledi sera quando è arrivata a Milano nemmeno immaginava lontanamente quello che l'aspettava. Pensava di trascorrere due giorni assieme a me. E questo solo le importava. Per tutta la sera non le ho detto nulla del piccolo viaggio che stavamo per fare e non so cosa mi abbia trattenuto dal non essere sgamato. Tra le lenzuola il mio viso ha accantonato il sorriso malizioso per lasciare il posto ad uno sguardo di desiderio. E lei quel mio sguardo lo ha colto subito e lo ha soddisfatto, senza pudore e senza ritegno.Giovedi mattina mi sono alzato prestissimo. Il nostro volo era alle 7,15. Per una volta tanto sono io a svegliarmi e a svegliare lei. Mani, bocca, lingua sono la mia sveglia. E lei la sente subito e non la fa zittire. Anzi lascia che continui a suonare. Un suono che le invade la carne e le ossa. Fino ad arrivare alle mie, che hanno ancora fame di lei.Poi scappo in cucina e mentre preparo un caffè le urlo di alzarsi e vestirsi al più presto perchè dobbiamo aprtire. Lei mi arriva accanto, scalza e ritrova sul mio viso il ghigno malizioso che avevo il giorno precedente. Le dico di mettersi qualcosa di comodo e di non provocante perchè non ho alcuna intenzione di andare a fare risse per Parigi.Resta di stuccoDue minuti di immobilità assoluta, in cui non le esce una parola e non un movimento. Poi d'improvviso un urlo di gioia e lei che mi butta le braccia al collo e mi sbaciucchia dovunque. "Eh no, se continui così perdiamo l'aereo", le dico.E lei vola in bagno e si fa una doccia veloce, cantando tutto il suo repertorio musicale, e in 15 minuti è pronta, vestita, pettinata, col trolley chiuso e in posa di chi aspetta solo di partire. Nel tragitto verso l'aeroporto non mi sono perso per un solo attimo l'espressione del suo viso. Un viso su cui leggevo mille cose belle. Semplicemente belle. E pensavo quanto a volte ci voglia poco a far felici le persone che amiamo. Non mi importava aver lavorato due week end di fila e dover lavorare anche il prossimo. L'importante era che io fossi riuscito a ritagliarmi due giorni per stare con lei in modo specialeQuello che penso di San Valentino lei lo sa. Sa che non mi serve una festa per volerle più bene di quanto già gliene voglioSa che da me non avrebbe ricevuto regali materiali per una festa che ormai è solo materialità.E infatti non le ho regalato nulla, ma solo un piccolo, piccolissimo viaggio insieme.A ParigiLei a Parigi non era mai stata, seppure viaggia spesso. Parigi era un suo sogno. Ed è appunto un piccolo sogno che le ho voluto regalare.Io ci sono stato già varie volte a Parigi. Parigi mi ricorda troppo lei: è una città viva, sia di giorno che di notte; non caotica, fervida, luminosa e tremendamente charmante.Siamo arrivati all'aeroporto Charles De Gaulle verso le 9 di mattina. Il nostro hotel distava circa mezz'ora dall'aeroporto ed era a 300 metri dalla Tour Eiffel, proprio nel cuore di Passy (anche se non la portavo certo a Parigi per fare shopping). La nostra Superior double room offriva una meravigliosa vista sulla Senna. Una vista che ci siamo goduti per qualche minuto, stando abbracciati, mentre con la mia mano giocava con la sua in un gioco di sinuosi movimenti che dicevano più di mille parole. Lei con le sue mani mi stava ringraziando del piccolo sogno che le stavo regalando.Io con le mie mani le dicevo invece che avevo voglia di scoparla. E lei ha capito perfettamente il mio messaggio e mi ha portato a letto, spogliandomi avidamente mentre io facevo altrettanto con lei, con una velocità che solo il desiderio riusciva a farmi avere. Ci sono mille cose da vedere a Parigi, cose che non ti stanchi mai di guardare anche se le hai già viste decine di volte. In questo Parigi è per me come Roma, la mia città natale: ogni volta che la visito scorgo qualcosa di bello che non ho visto prima.Ci diamo una sistemata dopo esserci stropicciati e usciamo in giro per la città. Parigi è nostraE lei è mia.Pranziamo in un piccolo bistrot e poi saliamo alla Tour Eiffel. Per la verità mi sarebbe piaciuto che salissimo la sera, quando la magia della Madame è particolare e unica, ma per la sera avevo già prenotato una cena in bateau, con giro notturno sulla Senna. Quindi non ero certo che saremmo riusciti a terminare la cena per le 22,30, ora in cui è possibile fare l'ultima salita alla tourLa vista di Parigi dalla Torre, ed in particolare dal terzo piano, è da togliere il fiato. Vedere la città da 300 metrri di altezza dà una inebriante sensazione di libertà. La stessa libertà che mi regala lei quando mi fa vedere il mondo con gli occhi della passione.Siamo rientrati in hotel giusto il tempo di farci una doccia ed assaggiare lei come mio antipasto preferito e poi siamo nuovamente usciti e ci siamo immersi nella Paris at night magica e magnifica, intrigante e sensuale.La cena sul battello è straordinaria. Tutto è magico: l'acqua, il battello, la notte, la musica, le luci. E lei.Il bateau scivola lento lungo la Senna, offrendoci lo spettacolo di una Parigi notturna illuminata e affascianante, offendoci una panoramica dei principali monumenti cittadini illuminati: Les Invalides, Notre Dame, il Louvre, la Statua della Libertà con la Tour Eiffel alle sue spalle.Sarà stata l'atomosfera magica di Parigi, sarà stato lo champagne, sarà stato che avevo accanto una donna charmante, ma quando siamo rientrati in hotel la voglia di lei, che avevo cercato per tutto il giorno di trattenere, era diventata un bisogno fisico di toccarla, baciarla, possederla, scoparla. sentirla mia.I suoi gemiti sono un canto d'amore in questa notte parigina che ci offre meraviglia e passione.E' stremata ma ha ancora voglia di me. Le sue cosce si stringono attorno a me e sento i suoi muscoli farmi prigioniero.Ci guardiamo negli occhi mentre la prendo, mentre la mia lingua lecca tutto di lei.Sono talmente preso da lei da sentire e percepire la mia incoscienza. Da sentirmi ubriaco anche se ho bevuto pochissimo.Mi guarda con occhi radiosi, lucidi, languidi, fieri: gli occhi di una donna che sa capirmi, che sa come soddisfarmi, che sa come farmi morire dentro di lei. Il mattino ci ha sorpresi nudi, mentre Parigi era già sveglia da un pezzo. Ho chiesto che ci portassero la colazione a letto e siamo rimasti sotto le lenzuola ancora qualche ora.Poi siamo nuovamente usciti, in direzione di Montmartre. Il quartiere è stupendo e un artista di turno si offre di farci un ritratto insieme. Accettiamo ridendo e poi riprendiamo il nostro giro, verso Pigalle, dove lei mi trattiene dall'entrare in supermercato erotico che c'è in quella zona.Pranziamo in una brasserie e poi chiamaiamo un taxi per andare a vedere gli Champs Elysées . Potremmo anche camminare, ma col trolley al seguito non mi sembra il caso. Certo che prenotare un taxy a Parigi è impresa non da poco."Carlà sarà arrabbiatissima se sa che sono a due passi da lei e non la vado a trovare", le dico mentre percorriamo il vialone degli Champs facendole uscire di bocca una risata che suscita lo sconcerto dei passantiE' bellissimo vederla ridere. E' bellissimo vederla felice.Solo cinque mesi fa aveva paura anche delle ombre, e di tanto male sofferto in passato per colpa di uomini che di uomo hanno solo il sesso. E io, che non ho mai voluto storie serie in vita mia ho cercato allora di convinvecerla a fidarsi di me. Se non è pazzia questa non so cosa sia. Come poteva essere credibile un uomo come me? Non le facevo promesse, nè le vendevo fumo, nè la riempivo di illusioni. come hanno fatti altri. Le offrivo solo me stesso, un uomo pieno di difetti e con un pessimo carattere. Le offirvo solo me stesso e il il mio presente. Però sono riuscito a fare in modo che lei si fidasse di me. E sono anche riuscito a fidarmi io di me stesso. E questa è un'opera d'arte. E se oggi mi sento un uomo appagato, lo devo al fatto di aver aperto il cuore a lei. A lei che poteva prendersi tutto di me e invece mi ha più dato che preso.Il suo sogno era Parigi e ce l'ho portata, anche se per poco tempo.il mio sogno è lei ed è un sogno bellissimo."Torneremo a Parigi", le dico alle 21 mentre saliamo sull'aereo per rientrare a Milano. La mia non è una frase buttata lì per dire qualcosa.La mia è una promessa.Ed una promessa, fatta spontaneamente da un uomo che non ha mai promesso niente, ha un valore davvero forte."Grazie per avermi regalato un sogno", mi ha detto stamattina appena ha aperto gli occhi.Parigi era ormai lontana ma io stavo bene egualmente, perchè non è importante dove vai, ma con chi viaggi e viaggiare con lei, è bellissimo, qualunque sia l'itinerario."Voglio il tuo sapore ancora sulle mie labbra", le dico, "per tenerlo con me anche quando te ne sarai andata".E quel sapore, solo mio, adesso lo sento nelle narici del cuore.E' il sapore di un sogno da cui non mi vorrei mai svegliare.