Scimmietta E grazie per le tue lacrimeLasciatemi l'onore di un saluto definitivo a un vecchio amico che se n'è andato, solo e in miseria, come spesso muoiono i deboli. Si chiamava Felix ed era un piccolo macaco di cui avevo scritto qualche mese fa sostenendo la petizione di un'associazione zoofila inglese,la Speak, che era riuscita a ottenere, da fontiinterne all università di Oxford, un video dove compariva l espressione disperata di questa scimmietta cui era stato segato il cranio, per inserirvi gli elettrodi utili a studiare il Parkinson. Felix è nato e morto dentro una gabbia, lontano dai baobab, dalle banane e dalla sua savana. Lontano dai suoi fratelli e guardato a vista da uomini con guantie camici sterili, distaccati, freddi, come fredda era la stanza dello stabulario, perchi non proliferassero germi in grado di farlo ammalare. Non ha conosciuto il caldo, Felix, neanche quello di due braccia amiche quando è stato ucciso dagli stessi ricercatori che l hanno usato, neanche una spalla su cui piangere, per il dolore, per la disperazione.Anche i macachi possono piangere e, se qualcuno non ci crede, osservi lespressione delle scimmie nei laboratori di ricerca. Certo, è difficile, perchi non vi faranno mai entrare. Io però ci sono stato e vi garantisco che ho visto le lacrime, negli occhi dei cercopitechi e dei macachi. Scendevano copiose come capita a noi, nei momenti in cuici coglie lo sconforto e l animo sprofonda in quel tunnel dal quale sembra di non poter uscire. Abbiamo tutti sperato che la campagna della Speak fermasse il Dr. Tipu Aziz, coordinatore del progetto inglese per l ennesimo studio finalizzato a trovare i mille elisir di Dulcamara che, ogni giorno, i media ci fanno balenare all orizzonte contro Aids, Alzheimer, Parkinson. Nulla da fare per Speak e per chi ha protestato contro l ennesimo inganno della scienzamedica.L hanno scalottato e gli hanno messo a nudo il cervello, inserendogli aghi elettrici all interno. Nel protocollo si sottolinea che si è posta attenzione a usare antidolorifici. Poi l hanno drogato,con una sostanza simile all eroina, che provoca effetti collaterali che simulano quelli del Parkinson. Ottenuto un modello del Parkinson umano, hanno rovistato nella substanzia nigra cerebrale, manovrando i sottili elettrodi, stimolando di qua e prelevando di là. Quando non serviva più da vivo è servito da morto. Quattro giorni fa l hanno soppresso, con metodi umani si badi bene. H scritto nel protocollo. E adesso si attende lo scalottamento del prossimo, il training nella gabbia, il dispositivo collegato agli elettrodi e fissato sulla testa, tutto il copione già visto per Felix. Sì, perchi i ricercatori hanno ottenuto un progetto di lunga durata, 5 anni e l utilizzo di 2 macachi ogni anno. Avanti il prossimo dunque, facciamogli degenerare i neuroni coi derivati sintetici dell oppio e, prima o poi, troveremo quel farmaco miracoloso che i parkinsoniani attendono da decenni. Spappolategli pure i neuroni, ma non potrete impedirgli di piangere.
Ciao
Scimmietta E grazie per le tue lacrimeLasciatemi l'onore di un saluto definitivo a un vecchio amico che se n'è andato, solo e in miseria, come spesso muoiono i deboli. Si chiamava Felix ed era un piccolo macaco di cui avevo scritto qualche mese fa sostenendo la petizione di un'associazione zoofila inglese,la Speak, che era riuscita a ottenere, da fontiinterne all università di Oxford, un video dove compariva l espressione disperata di questa scimmietta cui era stato segato il cranio, per inserirvi gli elettrodi utili a studiare il Parkinson. Felix è nato e morto dentro una gabbia, lontano dai baobab, dalle banane e dalla sua savana. Lontano dai suoi fratelli e guardato a vista da uomini con guantie camici sterili, distaccati, freddi, come fredda era la stanza dello stabulario, perchi non proliferassero germi in grado di farlo ammalare. Non ha conosciuto il caldo, Felix, neanche quello di due braccia amiche quando è stato ucciso dagli stessi ricercatori che l hanno usato, neanche una spalla su cui piangere, per il dolore, per la disperazione.Anche i macachi possono piangere e, se qualcuno non ci crede, osservi lespressione delle scimmie nei laboratori di ricerca. Certo, è difficile, perchi non vi faranno mai entrare. Io però ci sono stato e vi garantisco che ho visto le lacrime, negli occhi dei cercopitechi e dei macachi. Scendevano copiose come capita a noi, nei momenti in cuici coglie lo sconforto e l animo sprofonda in quel tunnel dal quale sembra di non poter uscire. Abbiamo tutti sperato che la campagna della Speak fermasse il Dr. Tipu Aziz, coordinatore del progetto inglese per l ennesimo studio finalizzato a trovare i mille elisir di Dulcamara che, ogni giorno, i media ci fanno balenare all orizzonte contro Aids, Alzheimer, Parkinson. Nulla da fare per Speak e per chi ha protestato contro l ennesimo inganno della scienzamedica.L hanno scalottato e gli hanno messo a nudo il cervello, inserendogli aghi elettrici all interno. Nel protocollo si sottolinea che si è posta attenzione a usare antidolorifici. Poi l hanno drogato,con una sostanza simile all eroina, che provoca effetti collaterali che simulano quelli del Parkinson. Ottenuto un modello del Parkinson umano, hanno rovistato nella substanzia nigra cerebrale, manovrando i sottili elettrodi, stimolando di qua e prelevando di là. Quando non serviva più da vivo è servito da morto. Quattro giorni fa l hanno soppresso, con metodi umani si badi bene. H scritto nel protocollo. E adesso si attende lo scalottamento del prossimo, il training nella gabbia, il dispositivo collegato agli elettrodi e fissato sulla testa, tutto il copione già visto per Felix. Sì, perchi i ricercatori hanno ottenuto un progetto di lunga durata, 5 anni e l utilizzo di 2 macachi ogni anno. Avanti il prossimo dunque, facciamogli degenerare i neuroni coi derivati sintetici dell oppio e, prima o poi, troveremo quel farmaco miracoloso che i parkinsoniani attendono da decenni. Spappolategli pure i neuroni, ma non potrete impedirgli di piangere.