Vi presentiamo:Una bella giornata al Monte Barro (Pian Sciresa – Baita Alpini)Rovinata da un episodio angosciante: il cane chiuso in “gabbia” ad ululare dalla disperazione ed il proprietario in baita che si diverte con gli amici!! Galbiate (Lecco) - Giovedì 26 febbraio 2009 – ore 15:00 La cattiveria umana è davvero senza limiti. In una bella giornata, il 26 febbraio 2009, ancora abbastanza fredda, alla baita alpina di Pian Sciresa (Monte Barro – Lecco) avviene un episodio sconcertante. Un piccolo cane a pelo corto è rinchiuso all’aperto, dal “padrone”, in un contenitore di sacchi della spazzatura, vuoto. Ulula e piange disperato, tremante, domandandosi che male avrà fatto per meritare tanta “pena”. Il padrone, all’interno della baita, se la spassa con gli amici. Lo conoscono, ma nessuno osa intervenire, anche se molti protestano a bassa voce. L’ingresso degli animali nella baita è vietato. Anche per i cani di taglia minuscola come nel nostro caso (v. foto). Paura, incertezza? Certo non coraggio. Ma perché? Forse le nostre leggi non tutelano il caso. Ed è vero. La L. 189 del 2004 che tutela i soli sentimenti (umani) per gli animali non prevede casi come questo: occorre infatti seviziare pubblicamente gli animali o ucciderli senza motivo perché si possa parlare di reato! E nemmeno in ogni caso. Sono infatti fatte salve le leggi speciali e le “manifestazioni culturali” autorizzate dalle regioni. Il semplice maltrattamento, in questo caso psicologico (se non anche fisico, dato il freddo e l’immobilità forzata) previsto da ciò che rimane dell’art.727 c.p. in merito alla “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura”, deve infatti anche provocare, “gravi sofferenze”. Il che non è certo, in quanto le urla disperate del cane, che angosciano quanti stanno all’esterno della baita, potrebbe essere interpretato da un giudice come una semplice reazione emotiva, senza necessità che ciò integri il reato (minore) inclusivo delle “gravi sofferenze”. Diciamo reato minore, e non reato vero, in quanto l’art.727 è rimasto tra le “contravvenzioni”. Quindi oblabili, ossia estinguibili con una multa senza necessità di arresto se non nei casi più gravi, e prescrivibili in soli 3 anni. Ossia, nel nostro paese, sempre. Da ciò la pratica impossibilità di agire in via giudiziale, e tantomeno di por fine al maltrattamento in tempo utile. Il supplizio è infatti durato circa due ore, il tempo per una bella cantata e suonata con gli amici, e poi a casa. Un’oretta di libertà (per il cane) tra andare venire dall’automobile vale due ore chiuso in un’angusta gabbia? Non lo chiediamo al cane, il cui parere è scontato, ma al “padrone”, insensibile non solo ai lamenti della povera creatura, ma anche a quel “sentimento” degli umani verso gli animali che la legge 189 del 2004 vorrebbe tutelare, e che di fatto non tutela, se non nei casi più orripilanti. Forse varrebbe la pena di apportare qualche modifica alle suddette leggi (magari eliminando le parole “e produttive di gravi sofferenze” dell’art. 727 c.penale, o includendo tale articolo nel corpo del Titolo IX_bis del c.penale nato dalla suddetta legge 189/2004) al fine di far diventare anche questi casi veri reati, e non solo “contravvenzioni”, di fatto inapplicabili. Circa la “sensibilità” del proprietario, non pare il caso di fare commenti.Complimenti Italia.. ma non per aver creato un elemento come il padrone.. ma x chi assiste e non fà nulla... Bravi.. o mormora solamente.. cmq.. anche a te.. IDIOTA auguro una vita lunghissima.. e sofferente.. magari queste dichiarazioni costituiscono un REATO?.. Allora forse... è meglio che lo metto nel cassonetto x 2 ore.. mente me la canto e me la ballo...
della serie: "beato te che non capisci un c...o"
Vi presentiamo:Una bella giornata al Monte Barro (Pian Sciresa – Baita Alpini)Rovinata da un episodio angosciante: il cane chiuso in “gabbia” ad ululare dalla disperazione ed il proprietario in baita che si diverte con gli amici!! Galbiate (Lecco) - Giovedì 26 febbraio 2009 – ore 15:00 La cattiveria umana è davvero senza limiti. In una bella giornata, il 26 febbraio 2009, ancora abbastanza fredda, alla baita alpina di Pian Sciresa (Monte Barro – Lecco) avviene un episodio sconcertante. Un piccolo cane a pelo corto è rinchiuso all’aperto, dal “padrone”, in un contenitore di sacchi della spazzatura, vuoto. Ulula e piange disperato, tremante, domandandosi che male avrà fatto per meritare tanta “pena”. Il padrone, all’interno della baita, se la spassa con gli amici. Lo conoscono, ma nessuno osa intervenire, anche se molti protestano a bassa voce. L’ingresso degli animali nella baita è vietato. Anche per i cani di taglia minuscola come nel nostro caso (v. foto). Paura, incertezza? Certo non coraggio. Ma perché? Forse le nostre leggi non tutelano il caso. Ed è vero. La L. 189 del 2004 che tutela i soli sentimenti (umani) per gli animali non prevede casi come questo: occorre infatti seviziare pubblicamente gli animali o ucciderli senza motivo perché si possa parlare di reato! E nemmeno in ogni caso. Sono infatti fatte salve le leggi speciali e le “manifestazioni culturali” autorizzate dalle regioni. Il semplice maltrattamento, in questo caso psicologico (se non anche fisico, dato il freddo e l’immobilità forzata) previsto da ciò che rimane dell’art.727 c.p. in merito alla “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura”, deve infatti anche provocare, “gravi sofferenze”. Il che non è certo, in quanto le urla disperate del cane, che angosciano quanti stanno all’esterno della baita, potrebbe essere interpretato da un giudice come una semplice reazione emotiva, senza necessità che ciò integri il reato (minore) inclusivo delle “gravi sofferenze”. Diciamo reato minore, e non reato vero, in quanto l’art.727 è rimasto tra le “contravvenzioni”. Quindi oblabili, ossia estinguibili con una multa senza necessità di arresto se non nei casi più gravi, e prescrivibili in soli 3 anni. Ossia, nel nostro paese, sempre. Da ciò la pratica impossibilità di agire in via giudiziale, e tantomeno di por fine al maltrattamento in tempo utile. Il supplizio è infatti durato circa due ore, il tempo per una bella cantata e suonata con gli amici, e poi a casa. Un’oretta di libertà (per il cane) tra andare venire dall’automobile vale due ore chiuso in un’angusta gabbia? Non lo chiediamo al cane, il cui parere è scontato, ma al “padrone”, insensibile non solo ai lamenti della povera creatura, ma anche a quel “sentimento” degli umani verso gli animali che la legge 189 del 2004 vorrebbe tutelare, e che di fatto non tutela, se non nei casi più orripilanti. Forse varrebbe la pena di apportare qualche modifica alle suddette leggi (magari eliminando le parole “e produttive di gravi sofferenze” dell’art. 727 c.penale, o includendo tale articolo nel corpo del Titolo IX_bis del c.penale nato dalla suddetta legge 189/2004) al fine di far diventare anche questi casi veri reati, e non solo “contravvenzioni”, di fatto inapplicabili. Circa la “sensibilità” del proprietario, non pare il caso di fare commenti.Complimenti Italia.. ma non per aver creato un elemento come il padrone.. ma x chi assiste e non fà nulla... Bravi.. o mormora solamente.. cmq.. anche a te.. IDIOTA auguro una vita lunghissima.. e sofferente.. magari queste dichiarazioni costituiscono un REATO?.. Allora forse... è meglio che lo metto nel cassonetto x 2 ore.. mente me la canto e me la ballo...