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Eco-grafie - Nucleare: la polpetta avvelenata


Eco-grafie -  Nucleare: la polpetta avvelenata In quale mondo vogliamo che vivano in nostri figli? Qualunque esso sia, non illudiamoci: è quello che oggi stiamo costruendo noi Da tempo si parla ormai apertamente di rinascita dei piani per il nucleare civile in Italia (http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/debiti-enel-nucleare.pdf; ) e del ritorno del nucleare sul suolo italiano (http://www.ilgiornale.it/esteri/le_centrali_nucleari_sabotiamole/09-12-2009/articolo-id=405490-page=0-comments=1 ).  Si parla del ritorno di un nucleare di generazione  più  sicura di quella di Chernobyl, ma pur sempre di un nucleare non ancora del tutto privo di rischi; di un nucleare che produce ancora troppe scorie che non sappiamo come trattare  e dove accumulare; di un nucleare  che comunque non ci darebbe la necessaria autonomia energetica, visto che sul suolo italiano non esistono miniere di uranio o di altri combustibili nucleari; di un nucleare che appare più come una condanna inevitabile che non piuttosto una libera scelta. Su temi così delicati le convenienze economiche spicciole devono essere lasciate da parte; su questi temi, guardare al vicino futuro, quello che sarà tra 10 o 20 anni, è solo un atteggiamento colpevole e miope.  E qui non c'entra il fatto di essere di sinistra o di destra, pro- o anti- Berlusconi, verdi o non-verdi, liberisti o non-liberisti, democratici o non-democratici.Con la salute e la vita delle persone non si può scherzare, soprattutto con la salute e la vita di chi non c'è ancora e sarà su questa terra quando noi ce ne saremo andati.  Il discorso equivale un po' a quello sulle mine anti-uomo e sulle cluster-bomb, lasciate inesplose nel terreno, in ex-Jugoslavia, Cambogia, Iraq,  Libano, che continuano a fare vittime a tanti anni di distanza dalla fine delle varie guerre (http://www.senzasoste.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=4336 ) e che si aggirerebbero intorno alle 100 milioni di unità in 62 paesi, secondo stime  ONU (http://www.volint.it/scuolevis/commercio%20armi/mine.htm#Un%20problema%20ancora%20aperto ).Costruire centrali nucleari  adesso è un po' come lasciare polpette avvelenate alle generazioni future; è una rogna da risolvere (anche per quanto riguarda il costosissimo smantellamento) che lasciamo nelle incolpevoli mani dei nostri figli; è un atto incomprensibile; sopratutto quando tutto questo avviene in aperto contrasto con la dichiarata volontà del popolo rispetto al nucleare (vedi referendum del 1997   http://www.zonanucleare.com/questione_scorie_italia/referendum_nucleare_1987.htm ).Il ritorno del nucleare può avvenire solo se viene sancito da un nuovo referendum e se questo avvenisse ce ne faremmo democraticamente una ragione. Ma adesso mi piacerebbe conoscere  quali siano i vincoli costituzionali che impongono al legislatore di attenersi all'esito referendario. Non so se ci siano scappatoie che diano la possibilità di aggirare il verdetto, ma è innegabile che è questo ciò che sta accadendo. Sotto gli occhi impotenti della intera comunità.Certo è che appare surreale che mentre il resto del mondo pensa ad una rivoluzione verde,  mentre tutte le nuove tecnologie sono rivolte all'aumento della efficienza energetica, alla produzione di energie da fonti rinnovabili, ad uno sviluppo che non inquini e non lasci scorie che i nostri figli dovranno gestire .... , è surreale che il nostro paese pensi di nuovo al nucleare,  non  avendo neppure una sua propria tecnologia e una sua propria proposta e dunque che pianifichi di affrancarsi dalla schiavitù del petrolio per diventare dipendente dall'uranio e dalla tecnologia di altri.Il nucleare che si svilupperà fra 30 anni magari sarà diverso, ma quello attuale  è sporco, attinge a riserve di combustibili tutto sommato limitate, è costoso, inquinante, non ci dà autonomia energetica, è molto rischioso per la salute.  E' nel presente che si costruisce  il futuro; lo sviluppo, la civiltà, l'economica, la ricchezza non possono essere obiettivi da raggiungere a "qualunque" costo.  C'è un limite al costo che siamo disposti a pagare e poiché lo pagheremo noi e i nostri figli, siamo solo noi che possiamo decidere. In quale mondo vogliamo che vivano in nostri figli? Qualunque esso sia, non illudiamoci: è quello che oggi stiamo costruendo noi.