Parole.Un tempo, si dice, uomini e donne della terra parlavano una sola lingua. Crebbero e, infine, sentirono dentro le loro coscienze d'essere grandi. Ma quanto grandi? Tanto quanto bastava per tentare di costruire il simbolo della loro grandezza. La pietra cominciò dunque ad alzarsi. Ma per fare questo essi sapevano che le sue fondamenta non potevano essere piccole come le loro mani ma grande quanto il loro pensiero, quanto il loro desiderio che nel silenzio dei loro sogni notturni sembrava potesse toccare Dio.Tutti gli uomini presero parte all'impresa titanica e le fondamenta sembravano ormai confondersi con l'orizzonte. Qualcuno pensò: prima eravamo vicini, i nostri bambini giocavano fra loro, ma ora che noi siamo quaggiù, a costruire il tempio della nostra saggezza, i nostri amici, i nostri cari sono lontani, laggiù, a costruire l'altra parte del nostro tempio comune. Bello sarebbe rivederli e unirsi di nuovo tutti insieme intorno al fuoco con le nostre famiglie e ricordare.Ma il tempo passava, e la torre del tempio continuava a crescere; sembrava non dovesse avere mai fine. Molti uomini morirono e i veli d'umanità che coprivano la terra caddero uno ad uno. Nessuno vide più nessun altro. Ognuno dovette accontentarsi di parlare soltanto ai suoi vicini. Gli amici si dimenticarono, gli amori si smarrirono, i sogni pian piano si dileguarono.Davanti ad ognuno c'era soltanto un mondo lontano ed un tempio vastissimo che chiudeva metà del loro orizzonte. Ma un giorno qualcuno incontrò un viso conosciuto. Si guardarono e tentarono un sorriso. Una sola stretta di mano, un solo suono della loro bocca annunciò loro l'inganno: ognuno aveva vissuto lontano, ognuno aveva visto qualcosa che l'altro non poteva avere veduto, non con quel sole, nè con quell'orizzonte. Lo scalpello non aveva più il suo nome perchè era diverso e perfino il tempio non era più lo stesso nè veniva chiamato con lo stesso nome. Cos'era successo? Tentarono di parlarne, ma anche la lingua era cambiata. Intenti nell'innalzare il loro futuro avevano smarrito il presente e perduto il passato.Nessuno pensò che un cane scodinzola come un gatto; ma per l'uno è segno di gioia, per l'altro è segnale di scarsa pazienza.Così fu che quel giorno compresero di non comprendere, e cominciò l'odio poichè nessuno capiva più nessun altro e ognuno pensava di essere il solo a pensare e capire. Soltanto coloro che erano stati vicini si unirono a gruppi ma solo per muovere guerra a coloro che erano stati lontano. Infine bastò chiudersi una notte nelle proprie capanne perchè persino i sogni vicini divenissero lontani fra loro, fu così che anche fra le capanne cominciò a serpeggiare il sospetto.Quando il giornò tornò sulla terra guardarono quella torre, simbolo della loro antica fierezza ma non la compresero. Non seppero più darle una ragione e andarono via, lontano. Solo un vecchio restò a vagare in solitudine visitando i nuovi paesi che quelle genti avevano costuito per sé. In cambio d'un pasto dava sorriso a bambini e donne raccontando storie antiche e filastrocche insensate parlando agli infanti. Raccontava di un tempo in cui ogni oggetto, ogni cosa, ogni animale aveva il suo nome. Alla fine cantando in una lingua sconosciuta andava via lasciando alle donne il ricordo e i bambini a sognare. Nessun uomo osò schernirlo ma attendeva paziente la sua partenza. Vecchio folle!Qualcuno si chiese come faceva quel vecchio folle a parlare con i nostri bambini che ancora non sanno parlare?Nessuno rispose.CdP
Glossolalia
Parole.Un tempo, si dice, uomini e donne della terra parlavano una sola lingua. Crebbero e, infine, sentirono dentro le loro coscienze d'essere grandi. Ma quanto grandi? Tanto quanto bastava per tentare di costruire il simbolo della loro grandezza. La pietra cominciò dunque ad alzarsi. Ma per fare questo essi sapevano che le sue fondamenta non potevano essere piccole come le loro mani ma grande quanto il loro pensiero, quanto il loro desiderio che nel silenzio dei loro sogni notturni sembrava potesse toccare Dio.Tutti gli uomini presero parte all'impresa titanica e le fondamenta sembravano ormai confondersi con l'orizzonte. Qualcuno pensò: prima eravamo vicini, i nostri bambini giocavano fra loro, ma ora che noi siamo quaggiù, a costruire il tempio della nostra saggezza, i nostri amici, i nostri cari sono lontani, laggiù, a costruire l'altra parte del nostro tempio comune. Bello sarebbe rivederli e unirsi di nuovo tutti insieme intorno al fuoco con le nostre famiglie e ricordare.Ma il tempo passava, e la torre del tempio continuava a crescere; sembrava non dovesse avere mai fine. Molti uomini morirono e i veli d'umanità che coprivano la terra caddero uno ad uno. Nessuno vide più nessun altro. Ognuno dovette accontentarsi di parlare soltanto ai suoi vicini. Gli amici si dimenticarono, gli amori si smarrirono, i sogni pian piano si dileguarono.Davanti ad ognuno c'era soltanto un mondo lontano ed un tempio vastissimo che chiudeva metà del loro orizzonte. Ma un giorno qualcuno incontrò un viso conosciuto. Si guardarono e tentarono un sorriso. Una sola stretta di mano, un solo suono della loro bocca annunciò loro l'inganno: ognuno aveva vissuto lontano, ognuno aveva visto qualcosa che l'altro non poteva avere veduto, non con quel sole, nè con quell'orizzonte. Lo scalpello non aveva più il suo nome perchè era diverso e perfino il tempio non era più lo stesso nè veniva chiamato con lo stesso nome. Cos'era successo? Tentarono di parlarne, ma anche la lingua era cambiata. Intenti nell'innalzare il loro futuro avevano smarrito il presente e perduto il passato.Nessuno pensò che un cane scodinzola come un gatto; ma per l'uno è segno di gioia, per l'altro è segnale di scarsa pazienza.Così fu che quel giorno compresero di non comprendere, e cominciò l'odio poichè nessuno capiva più nessun altro e ognuno pensava di essere il solo a pensare e capire. Soltanto coloro che erano stati vicini si unirono a gruppi ma solo per muovere guerra a coloro che erano stati lontano. Infine bastò chiudersi una notte nelle proprie capanne perchè persino i sogni vicini divenissero lontani fra loro, fu così che anche fra le capanne cominciò a serpeggiare il sospetto.Quando il giornò tornò sulla terra guardarono quella torre, simbolo della loro antica fierezza ma non la compresero. Non seppero più darle una ragione e andarono via, lontano. Solo un vecchio restò a vagare in solitudine visitando i nuovi paesi che quelle genti avevano costuito per sé. In cambio d'un pasto dava sorriso a bambini e donne raccontando storie antiche e filastrocche insensate parlando agli infanti. Raccontava di un tempo in cui ogni oggetto, ogni cosa, ogni animale aveva il suo nome. Alla fine cantando in una lingua sconosciuta andava via lasciando alle donne il ricordo e i bambini a sognare. Nessun uomo osò schernirlo ma attendeva paziente la sua partenza. Vecchio folle!Qualcuno si chiese come faceva quel vecchio folle a parlare con i nostri bambini che ancora non sanno parlare?Nessuno rispose.CdP