Si narra che il mitico Shlomoh, sposo ed amante della bellissima regina di Saba, fosse un grande re, un grande iniziato e un giusto. Così tanto giusto che riuscì a dirimere la causa intentata da due madri che reclamavano entrambe il medesimo figlio. Shlomoh ascoltò le due donne, meditò in silenzio con attenzione. Poi sguainò la sua spada, la brandì sull’infante e si accinse a tagliare in due la creatura esclamando: “se questo nodo non può essere sciolto, lo taglierò in due parti uguali!”. Calò con forza e determinazione quella dura lama sul bimbo. Ma d’improvviso una delle due donne urlò disperata: “non ucciderlo! Non è mio figlio, ma di questa donna!”. Il re si fermò. Tutto si fermò, anche l’aria. Shlomoh guardò quella donna, le sorrise e le asciugò le lacrime. “Prendi tuo figlio e torna a casa” le disse davanti a tutto il popolo costernato. Dal silenzio si alzò un brusio. Silenziosamente il popolo aveva preso a commentare quel gesto folle e, in apparenza, senza senso; ma il re parlò al popolo. “Solo l’amore di una madre può portarla a rinnegare il proprio figlio. È in questa rinuncia l’amore vero. Dunque non ho più dubbi, il nodo è sciolto: questa donna è la vera madre, poiché per amore ha rischiato la morte affinché suo figlio potesse salvarsi!”. Ci sono tanti nodi. Nodi leggeri, che si sciolgono con un solo dito; nodi falsi, che sembrano annodarsi in modo inestricabile ma, quando la corda si tende, svaniscono come per magia. Ci sono nodi fissi che non devono essere sciolti e nodi mobili che serrano quanto più si crede di slegarli. Ci sono poi nodi invisibili, sottili e cangianti che in apparenza non legano null’altro che se stessi: sono quelli, semplicemente nodi. Sottili infiorescenze materiche essi si presentano come un richiamo per la mente affinché essa riesca a ricordare che dentro, nel profondo e silenzioso lago interiore, un nodo si avvinghia, inebriato, al suo vivere. Questo nodo lieve ma tenace, falso ma fisso, mobile e fugace, incantato e malinconico, talvolta folle ed ebbro, si tinge ad ogni sua ansa dei colori più vari; quasi che ad ogni nuovo giorno di luce carpito al mondo possa essere in grado di darle un volto proprio, un colore, una stilla di luminescenza che lo identifichi come unico e irripetibile. RC Caudapavonis
LEVITA'
Si narra che il mitico Shlomoh, sposo ed amante della bellissima regina di Saba, fosse un grande re, un grande iniziato e un giusto. Così tanto giusto che riuscì a dirimere la causa intentata da due madri che reclamavano entrambe il medesimo figlio. Shlomoh ascoltò le due donne, meditò in silenzio con attenzione. Poi sguainò la sua spada, la brandì sull’infante e si accinse a tagliare in due la creatura esclamando: “se questo nodo non può essere sciolto, lo taglierò in due parti uguali!”. Calò con forza e determinazione quella dura lama sul bimbo. Ma d’improvviso una delle due donne urlò disperata: “non ucciderlo! Non è mio figlio, ma di questa donna!”. Il re si fermò. Tutto si fermò, anche l’aria. Shlomoh guardò quella donna, le sorrise e le asciugò le lacrime. “Prendi tuo figlio e torna a casa” le disse davanti a tutto il popolo costernato. Dal silenzio si alzò un brusio. Silenziosamente il popolo aveva preso a commentare quel gesto folle e, in apparenza, senza senso; ma il re parlò al popolo. “Solo l’amore di una madre può portarla a rinnegare il proprio figlio. È in questa rinuncia l’amore vero. Dunque non ho più dubbi, il nodo è sciolto: questa donna è la vera madre, poiché per amore ha rischiato la morte affinché suo figlio potesse salvarsi!”. Ci sono tanti nodi. Nodi leggeri, che si sciolgono con un solo dito; nodi falsi, che sembrano annodarsi in modo inestricabile ma, quando la corda si tende, svaniscono come per magia. Ci sono nodi fissi che non devono essere sciolti e nodi mobili che serrano quanto più si crede di slegarli. Ci sono poi nodi invisibili, sottili e cangianti che in apparenza non legano null’altro che se stessi: sono quelli, semplicemente nodi. Sottili infiorescenze materiche essi si presentano come un richiamo per la mente affinché essa riesca a ricordare che dentro, nel profondo e silenzioso lago interiore, un nodo si avvinghia, inebriato, al suo vivere. Questo nodo lieve ma tenace, falso ma fisso, mobile e fugace, incantato e malinconico, talvolta folle ed ebbro, si tinge ad ogni sua ansa dei colori più vari; quasi che ad ogni nuovo giorno di luce carpito al mondo possa essere in grado di darle un volto proprio, un colore, una stilla di luminescenza che lo identifichi come unico e irripetibile. RC Caudapavonis