Creato da Le.Arabe.Felici il 03/11/2005
Riteniamo lo scambismo semplice tradimento ad amministrazione controllata e il bang bussing il modo ideale per un viaggio di piacere

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« Podcast - Come scaricarloMessaggio #2714 »

Il palloncino e la luna

Post n°2713 pubblicato il 08 Ottobre 2006 da Le.Arabe.Felici

La pace è tornata tra le Arabe, e finalmente Diego Rex Tangentialis, blandito con la promessa di potersi avvalere dell'okapi di Camomilla per delle sedute di gerbelling, ci elargisce, come suo primo post, un breve racconto, scritto con il solito tono serioso e apparentemente profondo che immancabilmente sfodera tra un rutto e l'altro.

Ero ancora nell’età in cui si è affascinati dalle cose belle semplicemente perché sono belle, e non perché sono più belle di quelle degli altri, e si era in un’epoca in cui questo era ancora possibile.

Nei mercati a quei tempi si trovavano spesso venditori di palloncini, ed io, che quel giorno ero stato portato da mia madre a fare la spesa con lei, ottenni, non saprei dire se con un capriccio o facilmente, che mi fosse regalato un bel palloncino rosso. Come tutti i palloncini di questo mondo, anche il mio aveva una cordicella che di norma avrebbe dovuto essere annodata al mio polso. Per qualche motivo invece stringevo la cordicella in pugno, senza che questa fosse in alcun modo fissata. Ricordo molto vagamente l’itinerario di bancarella in bancarella e l’orgoglio per il mio bellissimo palloncino rosso, mentre ora mi appare del tutto nitido l’istante in cui, andando via dal mercato e quasi giunti alla macchina, il palloncino improvvisamente mi sfuggì di mano. Data la mia statura, evidentemente fui tagliato fuori da ogni tentativo di riprendere il controllo della cordicella nel giro di pochi istanti. Anche mia madre, non so se a causa delle mie esclamazioni di disappunto giunte tardivamente, o perché ostacolata nella delicata operazione dalle sporte della spesa, fallì nel recupero. Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettato da un bambino della mia età, o quantomeno da me in particolare, non diedi in escandescenze. Affermai invece che tutto sommato era una buona cosa che il palloncino fosse sfuggito, perché così avrei potuto vederlo quella sera sulla luna. Spiegai quindi a mia madre che era del tutto evidente che, visto che il palloncino aveva puntato deciso verso l’alto, sarebbe arrivato sulla luna che si trovava, per l’appunto, in alto.
Soprassedendo su una serie di altre questioni, mia madre mi obbiettò che il palloncino non sarebbe arrivato sulla luna.
Molto deluso dalle scarse capacità di valutazione di mia madre, non replicai nulla, ma quella sera, e per molte sere ancora, spiai la luna dalla finestra sforzandomi di scorgervi la macchiolina rossa del mio palloncino. Evidentemente poco sapevo all’epoca delle difficoltà che incontra un corpo a voler tentare di uscire dall’atmosfera terrestre, né davo particolare peso all’ipotesi che il mio palloncino potesse, una volta uscito indenne dall’atmosfera con tutto l’ardore e la tenacia che si confacevano ad un palloncino che era stato mio, sbagliare mira e arrivare sì all’altezza della luna, ma in un altro punto della volta celeste dal quale, non essendovi alcun corpo astrale ad interromperne la corsa, avrebbe continuato imperterrito a salire superando così irrimediabilmente la luna. Tanto meno mi preoccupava, a quanto pare, la distanza tra me e il nostro satellite, che avrebbe reso comunque impossibile l’avvistamento di un oggetto tanto piccolo. Parimenti non sembravo granché consapevole del fatto che, per quanto mi fosse sembrato piuttosto rapido, difficilmente un palloncino partito nella tarda mattinata da Roma potesse essere sulla luna in serata.
Ora so tante cose più di allora, e prosaicamente se vedessi un palloncino salire in alto predirei facilmente la fine della sua corsa ad un’altitudine assai più prossima alla nostra che non a quella della luna. Tuttavia ho avuto un sussulto di gioia nel pensare che un tempo, che spero venga ancora per tutti i bambini, i palloncini potevano spingersi nello spazio ed essere ammirati nell’atto di rimbalzare felici tra un cratere e l’altro della luna.

Molti anni dopo, circa venti, in un’era in cui i palloncini erano già quasi estinti e i pochi rimasti si guardavano bene dal compiere viaggi tanto impegnativi, mi trovavo in un lugubre ufficio ministeriale nel quale, per fortuna in qualità di collaboratore esterno, mi guadagnavo da vivere. Si trattava di un ufficio che aveva continui contatti con stranieri, motivo per cui si avvaleva di uno stuolo di interpreti, del quale facevo parte. Capitò, in un mattino freddo e grigiastro e caratterizzato da lunghe attese, che il mio collega iraniano raccontasse la sua esperienza umana, religiosa, spirituale e sociale, per molti versi assai triste.
Mi disse che ormai si era occidentalizzato, che mangiava maiale e riteneva la religione, quale che fosse, un orpello inutile all’animo razionale. Ma aggiunse che non era sempre stato così, e anzi era arrivato a questa posizione attraverso un lungo percorso di delusioni. Più o meno all’epoca in cui io scrutavo la luna alla ricerca del mio palloncino, lui, già uomo fatto, era stato profondamente religioso e nutriva grandi speranze negli sviluppi della rivoluzione khomeinista che in quel periodo si svolgeva in Iran. Narrò lungamente di quella sensazione collettiva di rinascita che andava crescendo in quei giorni, e di come la gente vedesse nell’Imam, di cui si attendeva da un momento all’altro il ritorno in patria dopo un lungo esilio, colui che, ammantato di un’aura divina, avrebbe condotto il paese fuori dalla barbarie della monarchia di Reza Pahlavi. In particolare menzionò un episodio al quale ho ripensato spesso nel corso degli anni successivi, senza tuttavia mai collegarlo al mio palloncino fino a questo momento: in quella atmosfera di redenzione, nella quale si aspettava con ansia pressoché messianica l’arrivo di una figura a metà strada tra il leader politico amico del popolo e il salvatore escatologico, ad un certo punto qualcuno mise in giro la voce che Khomeini era sulla luna. Il mio collega, e molti altri con lui, passarono molte sere scrutando la superficie della luna per individuarvi tracce dell’Imam, ma senza successo. Dopo qualche tempo Khomeini arrivò a Teheran, e gli eventi politici degli anni che seguirono fecero sì che molti iraniani, tra i quali il mio collega, perdessero non soltanto la fede religiosa e politica, ma anche la capacità di credere veramente di poter vedere qualcuno sulla luna.
Questo episodio mi ha illuminato sul mio profondo amore per il Medio Oriente, sempre sentito ma mai del tutto capito. Uomini dai visi scuri e spesso accigliati, dalle lunghe barbe e dalle parole dure, uomini che ucciderebbero per difendere ciò in cui credono, insomma, veri uomini. Ma anche persone che sono capaci di guardare la luna credendo di potervi veder riflesse le loro vere speranze, che a noi comunque non confideranno mai.
Per il bene dell’umanità, posso solo sperare che questa capacità di credere non venga mai meno, e anzi, che sia contagiosa e che anche da queste parti tutti, non solo i bambini, si affaccino la sera alla finestra per vedere se c’è qualche palloncino sulla luna. All’epoca avevo calcolato male la velocità del mio palloncino, ma credo che ormai, dopo tutti questi anni, dovrebbe essere arrivato e se date un’occhiata stasera potreste vederlo.

 
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editordgl
editordgl il 09/10/06 alle 12:49 via WEB
molto, molto carino. Complimenti
 
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