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C'ERA UNA VOLTA LA CITTA' DEI MATTI


C'ERA UNA VOLTA LA CITTA' DEI MATTIin onda su
 domenica 7 e lunedì 8 febbraio. Fabrizio Gifuni nei panni dello psichiatraA Trieste un meeting con mille studiosi da tutto il mondo sul futuro dei servizi per il disagio mentaleIl sognatore che chiuse i manicomifiction, mostre e convegni su Basagliadi ELISA COZZARINI
Trent'anni fa moriva Franco Basaglia. Dalla sua battaglia culturale e professionale nacque la legge 180 del 1978 che rivoluzionò l'approccio delle istituzioni al disagio mentale, portando alla chiusura dei manicomi in Italia. Allora ne esistevano 76, con oltre 94mila internati. Basaglia non riuscì a vedere i frutti del suo sogno-progetto. Morì nell'agosto del 1980 proprio mentre veniva avviato il percorso che portò via via alla sostituzione degli ospedali psichiatrici (chiusi definitivamente solo nel 1999) con i Dipartimenti di salute mentale (Dsm) attivi sul territorio attraverso una rete di servizi specifici.La scintilla di quella rivoluzione partì dall'ospedale psichiatrico di Trieste, di cui Basaglia era direttore dal 1971. Nei giardini e nelle strutture di quell'ex manicomio è stata ambientata in buona parte "C'era una volta la città dei matti", la fiction tv con la quale la Rai ricorda la straordinaria avventura di Basaglia. Lo sceneggiato, girato tra maggio e luglio 2009, andrà in onda in prima serata su Raiuno in due parti, domenica 7 e lunedì 8 febbraio. la fiction è diratta da Marco Turco ed ha come protagonista Fabrizio Gifuni, nel ruolo
dello psichiatra, e tra gli altri interpreti Vittoria Puccini e Michela Cescon.La finzione televisiva rende l'importanza della scommessa di Basaglia, soprattutto nel ricordare quelle che erano le condizioni dei manicomi in Italia, luoghi di reclusione dove la cura passava attraverso letti di contenzione, elettroshock, camicie di forza, celle di isolamento; un mondo chiuso nel quale il rapporto tra personale e pazienti era a volte simile a quello tra carcerieri ed carcerati, spesso "ergastolani".......... (leggi l'articolo intero in LA REPUBBLICA - SPETTACOLI E CULTURA)
« Dal momento in cui oltrepassa il muro dell'internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale ([...]); viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell'individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento. L'assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l'essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l'aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che - proprio in quanto tali - non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell'asilo » (Franco Basaglia, 1964) "I protagonisti della scienza" - Franco BasagliaIl documentario ripercorre la vita dello psichiatra Franco Basaglia che realizzò a Trieste il definitivo superamento del manicomio, la prima esperienza anti-istituzionale nell´ambito della cura dei malati di mente che pose le basi della riforma psichiatrica del 1978.     Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,il silenzio l'ho tenuto chiuso per anni nella golacome una trappola da sacrificio,è quindi venuto il momento di cantareuna esequie al passato.Alda Merini, da "La Terra Santa"