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“Pluralità dei Mondi Abitati” - Parte 2 di 9


In numerosi testi religiosi, come i Veda, il Mahābhārata, il Ramayana il Vimanavatthu si trovano descritti mitologici oggetti che avrebbero volato attorno al 3000 a.C., perfino in grado di effettuare viaggi fuori della Terra. Possono risultare storie di vecchi contatti, ma possono anche essere il frutto della Fantasia di antichi scrittori alla Giulio Verne. Senza scomodare troppo gli alieni si potrebbero spiegare anche con vecchie tecnologie terrestri perdute. Tutte queste alternative provano come sia complicato e vario l’argomento.
A riscontro di presenze di tecnologie evolute nel passato, abbiamo che anche nella vecchia Cina, pare che qualcuno si divertisse ad effettuare viaggi solcando il cielo. Dalle immagine di un disegno del 1.400 a.C si osserva due persone che si trovano a bordo su di un cestino tipo mongolfiera, però senza il pallone.
Da un presunto graffito nell’isola di Jotuo del Lago Toengt’ing, due asiatici partecipano ad una battuta di caccia sopra due oggetti volanti. Si possono individuare altri oggetti volanti come nel Papiro di Torino dove alcuni desiderano vedere tre dischi volanti, ma possono essere qualsiasi cosa. Interessante è l’esperienza del secondo Re di Roma “Numa Pompilio” che, nel VIII° sec. A.C., Tito Livio nella sua storia di Roma “Ad Urbe Condita” di 142 libri, ci racconta che avrebbe assistito alla caduta di uno scudo volante, dopodiché lo avrebbe inserito fra gli oggetti di culto delle pratiche religiose. Uno scudo si può facilmente scambiare per disco volante, ma in realtà i Romani intendevano davvero uno scudo, in quanto la ninfa Egeria avrebbe affermato che “Chi avesse posseduto questo scudo sarebbe diventato molto potente”.
Pompilio approfittò dell’occasione e ne fece costruire altri 11, se prima era potente poi avrebbe dovuto esserlo molto di più. Molto probabilmente, questa storia fece da capofila per molte citazioni future Romane, in quanto, molte volte, se un oggetto è volante è uno scudo  ……l’arma di difesa dei guerrieri!  Da rilevare che, se nell’antichità viene osservato un oggetto volante, non si trova scritto che questo è associato a tecnologia evoluta e che deve esserci per forza una civiltà extraterrestre alla guida. Oggi è automatico, se abbiamo a che fare con un oggetto luminoso che si muove in modo intelligente, si collega immediatamente ad un alieno. Nel passato questo collegamento non è percepito e se qualcuno deve esserne il responsabile è una divinità che non è a cavallo ma lo guida dall’Olimpo o a distanza.
Indipendentemente dalle macchine volanti, l’idea che non siamo soli comincia con Anassimandro di Mileto nel VI° sec. a.C. Ed è possibile che il dibattito sull’argomento sia vecchio quanto il mondo, ma questo è il più antico che ho trovato per la storia occidentale. Il filosofo sosteneva quello che verrà poi chiamato come il tema della “Pluralità dei Mondi Abitati”. La fonte di tutte le cose conosciute era un Elemento Indeterminato, l' ”ápeiron”,  che combinandosi in più modi ne derivava che potevano esistere simultaneamente più mondi diversi uno dall'altro.