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Emisfero Celeste nella Chiesa di San Lorenzo a Firenze. Parte 1


La Basilica di San Lorenzo in Firenze è una delle chiese più vecchie della città. Luogo di sepoltura della famiglia dei Medici, fu consacrata nel 393 e ampliata più volte nel 1059 e nel XV secolo. Per arrivare a vedere la volta celeste si deve passare dal transetto sinistro ed entrare nella Sagrestia Vecchia. Questo ambiente è stato progettato da Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 – 15 aprile 1446) nel 1420-1429, e ultimato successivamente da A. Manetti, nel 1460. Fu costruito rispettando un’armonia geometrica, da cui prende spunto l’architettura del primo rinascimento. E’ un cubo di circa 12 metri di lato su cui poggia una cupola, una Emisfera con 12 oculi attraverso i quali filtra la luce, che simboleggiano gli apostoli, e/o se vogliamo lo zodiaco; alla sommità è presente una lanterna. Al suo interno troviamo la scarsella, limitata ai lati dall’opera di Donatello, (Donato di Niccolò di Betto Bardi, Firenze, 1386 – 13 dicembre 1466), anch’essa quadrata sormontata da un emisfero di diametro di 4 metri. Sulla cupola, per volere di Cosimo I de Medici, è stata posta una rappresentazione della volta celeste e non conoscendo l’autore viene attribuito al pittore poco conosciuto Giuliano d'Arrigo detto Pesello (Firenze 1367-1446). Si ritiene che in rapporto all’epoca tale raffigurazione sia molto accurata a tal punto da supporre la consulenza di un astronomo ben preparato. Data l’amicizia con Brunelleschi e la famiglia dei Medici molti ritengono che l’aiuto possa essere stato fornito dall’astronomo matematico e cartografo Paolo dal Pozzo Toscanelli (Firenze, 1397 – 1482), autore dello gnomone più alto dell’epoca posto in Santa Maria del Fiore (Duomo di Firenze). Anche se era già consuetudine di decorare le volte con  rappresentazioni celesti nei mosaici bizantini, risulta essere fra le prime in occidente a rappresentare scientificamente l’emisfero boreale all’interno di un edificio di culto. La finalità del dipinto si ritiene essenzialmente astrologica e commemorativa, e pertanto dimostra come l’astrologia fosse tornata ad essere importante nella cultura rinascimentale perfino dentro le mura di una chiesa. Il problema è che sul o accanto al dipinto non è stato lasciato niente di scritto che potesse far capire a cosa si riferisse e da quello che ho capito non è stato trovato alcun riferimento in letteratura dell’epoca o superiore, oppure materiale di progetto della messa in opera della Sagrestia Vecchia, che potrebbe derimere la questione. Vari studiosi si sono susseguiti nell’ipotizzare vari eventi che potessero giustificare la necessità della rappresentazione pittorica della volta celeste. Dato che solo sulla posizione delle stelle non è possibile fissare il giorno, si sono basati sugli astri vaganti come il Sole, la Luna e i Pianeti. I primi calcoli che ho avuto modo di leggere, partiti all’inizio del 1900, sono stati eseguiti in base alla sola posizione del Sole e della Luna in quanto il degrado della pittura non evidenziava la presenza di pianeti. Il Sole (tra il segno del cancro e i gemelli) impone il periodo dell’anno, ovvero intorno alla prima settima di Luglio. La combinazione della Luna posta in prossimità della raffigurazione della bocca  del Toro limita le date dell’anno a circa una decina di volte ogni secolo. Purtroppo, data la non rara combinazione, sono state proposte le varie e seguenti date:  - 16 Luglio 1416. Proposto da Parronchi nel 1984, come la data di nascita di Piero de Medici, primogenito di Cosimo il Vecchio. -  4 luglio 1422. Proposto da Isabella Lapi Ballerini (1986 e 1988) durante l’ultimo restauro. - 9 Luglio 1422. Proposto in un articolo del 1911 da Aby Warburg, come giorno della consacrazione dell’altare maggiore di San Lorenzo. - 6 Luglio 1439. Proposto da Gertrud Bing come anno della riconciliazione delle chiese d’Oriente e d’Occidente avuto luogo proprio nel concilio di Firenze.La data che oggi viene più accreditata è quelle del 4 Luglio del 1422 in correlazione all’arrivo in Firenze di Renato d’Angiò o comunque qualche evento ad esso correlato, che coinvolse due famiglie fiorentine: i Pazzi e i Medici. Per cronaca Renato d’Angiò cacciato dal trono del regno di Napoli da Alfonso d’Aragona, arrivò a Firenze per chiedere un sostegno militare, congiunto a quelli del papa, degli Sforza e di Genova. Renato d’Angiò teneva il titolo prestigioso di re di Gerusalemme, e all’epoca incombeva una nuova minaccia dei turchi alle porte dei territori cristiani che avrebbe potuto richiedere una nuova crociata.