“Interstellar Overdrive" (Barrett-Waters-Wright-Mason), considerato l’apice del suo lavoro, è un altro viaggio psichedelico spaziale di Sid Barrett dei Pink Floyd. Come brano strumentale, è inserito nel loro primo album di debutto del gruppo “The piper at the gates of dawn” (1967) e in quello successivo “Ummagumma” (live-1969). Il brano, in versione più lunga, sarà inserito nella colonna sonora del film “Tonite Let’s All Make Love in London”. In questo brano Barrett vuole rappresentare un viaggio dell’uomo nell’universo. Uno strumento mantiene il ritmo e sopra viaggiano altri strumenti in una mente immaginaria di astronavi che sfrecciano, di asterodi che si scontrano, di alieni tempeste stellari e tutto quanto si possa immaginare nello spazio. Il brano esprime la mente allucinata di Sid fin dove potesse arrivare a toccare nell’estasi dei suoi pensieri. Questo brano è ricordato anche per il forte impatto dal vivo quando suonavano nel locale “UFO”e per aver utilizzato varie tecniche visive che potessero mandare in estasi il pubblico: Con la tecnica di “light show” proiettavano direttamente sul gruppo diapositive su cui facevano sciogliere dell’inchiostro per creare effetti visivi a ritmo della musica; viene introdotta la quadrifonia, emettendo effetti sonori diversi che avvolgersero il pubblico da ogni lato.”
Altra versione dello stesso brano