Lo sputnik non era un granchè di satellite ma sufficiente per aprire la strada ad una nuova era. Una semplice piccola sfera traslucida di spessore di 2mm del diametro di 58,42 cm. Saldato ermeticamente era fissato con 36 bulloni posti ad anello lungo una circonferenza massima. Dalla superficie spuntavano 4 antenne per i trasmettitori radio ad onde corte rivolte nella stessa direzione come se fossero delle zampette di un ragno. Due antenne lunghe 239 cm e l'altre due lunghe 290 cm. Lo spessore della sfera aveva lo scopo di schermo termico protettivo. Il direttore dei lavori, Korolev, era così preoccupato che il Sole potesse surriscaldare troppo il satellite che progettò la superficie la più lucida e riflettente possibile e per essere sicuro della precisione e che non fi fosse alcun graffio la fece controllare con i raggi X. Il peso del satellite era ridicolo in confronto al razzo vettore per metterlo in orbita (280.000 Kg). Il peso di circa 83,3 Kg era costituito in buona parte dalle batterie che occorrevano per alimentare i vari circuiti e il trasmettirore radio. Del peso di 51 kg raggiungevano ben il 61% del peso totale. Tre batterie non ricaricabili, in zinco e sali d’argento, progettate per durare almeno 2 settimane (tra i 10 e 20 giorni) in due unità per alimentare i trasmettitori radio e una per il circuito di ventilazione e per il sistema di commutazione. Era stato costruito un dispositivo che durante la fase del decollo avrebbe meccanimente attivato una chiave metallica per chiudere il circuito ed alimentare tutti i dispositivi. La sfera era composta da un metallo molto leggero, essenzialmente di allumino, in particolare da una lega altamente raffinata, l’AMg6T, ovvero composta da Alluminio 93,8%, Magnesio 6%, Titanio 0,2%. La sfera era stata pressurizzata per creare un ambiente interno costituito essenzialmente da azoto secco, ovvero senza vapore acqueo, con una pressione di 1,3 atmosfere. Lo scopo di questo gas estremamente puro era quello di garantire l’efficienza delle batterie chimiche. Altro scopo di questa atmosfera era quello di garantire la regolazione termica interna. Grazie al sistema di termoregolazione DTK-34 e dal sistema di ventilazione la temperatura dei dispositivi era regolata sui 20-30°C. Un termometro registrava la temperatura degli strumenti, se superavano i 30°C attivavano la ventola con un commutatore termico ridondato per sicurezza, e si spengeva sui 20-23°C. Il satellite era inserito dentro l’ultimo stadio del razzo (il più alto) ptotetto da un dispositivo conico di altezza 80 cm con un’apertura di 48°. Nelle ultime fasi di salita, immediatamente dopo la separazione dal razzo, delle cariche avrebbero fatto saltare la struttura protettiva e innescato un dispositivo meccanico a scatto per dispiegare le antenne con un angolo di 35° rispetto all’asse principale della sfera.