Finalmente i nostri fisici ce l’hanno fatta, il LHC del CERN di Ginevra ha aumentato l’energia fino a 7 TeV (pari a 3,5 volte il record precedente appartenuto al laboratorio rivale di Chicago, Fermilab.) Adesso ci aspettiamo una stagione ricca di scoperte, di misure sulla natura più precise, con conferme o smentite su come è fatto l’universo. O almeno è ciò che ci hanno propinato sino a d’ora! Come il detto “o la va o la spacca”, noi speriamo di rompere il protone e vederlo frammentato in tutte le sue più intime componenti. L’intenzione è quella di spogliare la particella base del sistema atomico, di cui tutto l’universo del medio cosmo (la nostra dimensione …la dimensione umana) è organizzato. Speriamo di mostrare la sua nudità a tutta la scienza, augurandoci che il cosmo non ci multi per violazione di privacy. Qualcuno teme che la natura ci condanni con la formazione di un buco nero che inghiotte la Terra, o almeno questi erano i timori di alcuni manifestanti che più di un anno fa contestarono l’esperimento di tali elevate energie. Se questa volta, davvero, sono riusciti ad andare al massimo della potenza e noi siamo ancora qui a discuterne evidentemente era un timore eccessivo. A quanto pare comunque non solo l’uomo ha avuto delle perplessità ma anche la terra ha cercato di mettere i bastoni fra le ruote alla prima accensione di tal potenza, ops pardon …..seconda. Dopo aver riparato un primo malfunzionamento di uno dei 9600 magneti che accelerano i fasci di particelle cariche, un temporale causava un calo di tensione alla rete elettrica Francese. Ma poi tutto è filato liscio e i due fasci di protoni hanno potuto percorrere i 27 km di tunnel a -271 gradi sotto zero ad una velocità del 99,9% di quella della luce fino a che gli scienziati hanno ritenuto che tutto fosse sotto controllo ed hanno cominciato a convergere i due fasci per lo scontro finale.
Se non interpeto male l’articolo di Repubblica, il 28 di Marzo, l’esperimento del CERN ha cominciato a sfornare risultati. I rilevatori hanno evidenziato che i protoni nell’urto si sono disintegrati generando una cascata di particelle ancora più piccole ed elementari. Giustamente, dopo una notte insonne di lavoro e due tentativi andati a vuoto, in mattinata appena il successo si è reso evidente, il CERN ha subito un’esplosione di gioia liberando una pioggia di spumante. Se non ci saranno altri intoppi, le collisioni sono previste in modo regolare fino alla fine del 2011. Sono molte le risposte che attendiamo, studiando la materia a temperature 100.000 volte superiori a quelle del nucleo del sole, pare che potremo sapere qualche cosa di più sull’origine dell’universo, perfino la natura del big bang, sulle dimensioni che compongono il cosmo, alcune caratteristiche della materia oscura, nuove componenti della materia. E infine sull’attore principale di questo film: il Bosone di Higgs, la famosa "particella di Dio" prevista da tutte le teorie sulla natura della materia ma che ad oggi nessuno ha visto neanche l’ombra. Per realizzare tutto ciò lo sforzo è elevato, a tale progetto sono impiegati circa 5000 fisici di cui il 10 % sono Italiani e appartenenti all'Istituto nazionale di fisica nucleare. Tutte queste teste pensanti si daranno il turno notte e giorno per registrare tutti gli eventi e per catalogare quali di questi sono i più interessanti. Contro un’opinione di molti che vedono tutto questo come uno spreco smisurato di denaro e di tempo, in realtà questo sforzo è frutto di un duro e gigantesco lavoro portato avanti per il bene della conoscenza a vantaggio dell’umanità. Sicuramente questo incremento della conoscenza non porterà alcun aiuto al lavoratore che ha perso il posto di lavoro e che quando torna a casa deve garantire il pane quotidiano ai figli. Non certo racconterà che il protone spaccandosi potrà garantirgli una vita migliore. Siamo di fronte ad una ricerca molto avanzata, di frontiera, i cui sviluppi e benefici li potranno usufruire probabilmente neanche i nostri nipoti, dovremo aspettare molte generazioni perché questo accada e che i nostri investimenti portino i loro frutti. Ma del resto anche noi oggi godiamo di risultati di centinaia di anni che ci hanno preceduto, che se non fossero stati portati avanti adesso ci troveremmo in ben altra condizione. Al di là dell’obbiettivo principale dell’esperimento fine a se stesso, inoltre vi possono essere ricadute immediate che non sempre vengono adeguatamente considerate. Quando l’uomo ha toccato la Luna, gli USA spesero uno sproposito di dollari con l’intento non di un ritorno economico ma per uno scopo politico di supremazia militare. Alla fine lo sforzo tecnologico portò a tutta l’umanità una cascata di innovazioni che andarono ben oltre la spesa sostenuta. Il computer è figlio di tale sforzo, il modulo Apollo vide il suo ingresso per controllare le varie operazioni e aprì la strada ad uno strumento che oggi nessuno può farne a meno e che praticamente si trova in qualsiasi cosa che noi compriamo. E adesso speriamo che i vestiti del protone non siano troppo stretti, perché altrimenti nonostante tutti gli sforzi non potremo vedere nulla!!! Come spunto di questo post vedere l’articolo di Elena Dusi di Repubblica presente al seguente link:
http://www.repubblica.it/scienze/2010/03/30/news/cern_collisioni_particelle-3020100/ Video del TG3: