Gregory Olsen ha ritenuto la sua partecipazione alle attività nello spazio così importanti che perfino non ha gradito essere chiamato “turista spaziale” ma si è definito “partecipante al volo spaziale”. Che dire …poverino …certo che pagare 20 milioni di dollari per lavorare nello spazio….. Fare qualche attività lavorativa, ovvero far finta di essere uno scienziato, fa parte del programma turistico dello spazio e così l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) gli ha fatto eseguire tre esperimenti medici (SAMPLE, MUSCLE, MOP), oltre a studiare i diversi tipi di microbi che si annidano sulla stazione. Lui stesso è stato una cavia per studiare il mal di spazio e i dolori articolari di cui soffrono gli astronauti nei lunghi viaggi. Uno dei compiti era quello di compilare dei questionari quotidiani riguardanti il mal di schiena, la percezione del movimento e di prelevare de campioni di crescita microbica. Infine, ha partecipato ad un test sistematico di un esperimento russo. Avrebbe voluto eseguire degli esperimenti su alcuni prodotti della propria compagnia ma non gli è stato permesso. Altra fatica che ha dovuto sopportare è quella di radioamatore, nel corso del viaggio ha tenuto vari contatti radio con delle scuole di New York e del New Jersey, rispondendo alle domande degli studenti: “Sto vivendo una delle esperienze più belle della mia vita e lo racconterò agli studenti di Princeton con i quali parlerò come radioamatore con l'apparecchio che mi sono portato”. Come per tutte le attività lavorative arriva il tempo per entrare in pensione e dopo circa una settimana è tempo di ritornare a casa. A ricordare che era finita, qualche giorno prima del rientro (8 Ottobre) il comandante Sergei Krikalev, l'ingegnere di bordo John Phillips e Olsen effettuano un’esercitazione di tre ore per operazioni legate al rientro e imballano il materiale da riportare a Terra e quello da lasciare nel modulo orbitale della Soyuz. (Bah!!! Se fosse vero, il perché l’avessero fatto 3 giorni prima proprio non lo capisco!)
Alla fine l’11 ottobre del 2005 Olsen con la Expedition 11, si imbarca nella Soyuz TMA-6 che alle 18:48 circa chiuse i portelloni della capsula. Non tutto è andato liscio: a causa di problemi su una batteria di riserva della navicella Krikalev esegue le manovre di distacco (undocking) manualmente per risparmiare energia. Altre preoccupazioni le ha causate una perdita di pressione, se ne conosce il problema in quanto pochi minuti prima della partenza è avvenuta una discussione fra l’equipaggio della Soyuz e il TsUP riguardo le letture dei valori del modulo orbitale. Ad una successiva analisi a terra il problema sarebbe stato identificato come causato da una fibbia rimasta impressa sul bordo del portello del modulo di discesa mentre veniva chiuso subito dopo il consueto saluto. Secondo quanto scritto da James Oberg sul sito msnbc.com, la leggera perdita di aria ha costretto l’equipaggio a ripristinare la pressione della cabina utilizzando l’ossigeno delle scorte, ad ogni buon conto afferma che l’aumento della pressione sul lato interno del portellone non ha fatto altro che comprimere ulteriormente le guarnizioni fermando la fuoriuscita dell’aria. Ma tranquilli, in caso di depressurazione l’equipaggio della Soyuz non avrebbe avuto alcun problema con le tute Sokol, che ogni cosmonauta deve indossare da quando il 30 Giugno 1971 la cabina, della Soyuz 11, si depressurizzò durante il rientro causando la morte dei cosmonauti Dobrovolski, Volkov e Patsayev. Alle 21:44 il TsUP verificato che i valori delle pressioni erano ritornati accettabili hanno dato a Krikalev il permesso per il distacco. Dopo che le procedure di separazione della Soyuz (21:49:14 alle 23.49 ora italiana) hanno avuto luogo, alle 00:19 GMT vengono azionati i propulsori per un’accensione di deorbit (sgancio dall’orbita della ISS) della durata circa quattro minuti che ha rallentato il veicolo di 115,2 m/s. Alle 00:46, circa due minuti dopo la separazione dei tre moduli della TMA-6, il modulo di discesa è penetrato negli strati superiori dell’atmosfera terrestre.
Alle 00:53 le unità di recupero dislocate fin dalla notte nella steppa del Kazakhstan hanno confermato il rientro dopo aver visto la traccia di plasma che seguiva la cabina di discesa nel cielo notturno, e tre minuti più tardi è iniziata la sequenza di apertura del paracadute. Dopo altri due minuti, le unità di soccorso hanno stabilito il contatto radio con l’equipaggio. A circa cinque kilometri dal suolo è stato espulso lo scudo termico della capsula, ed è stato pompato all’esterno il propellente non più necessario. Pochi secondi prima del contatto con il suolo, i sei razzi a propellente solido posti alla base della cabina, sono stati azionati per rallentare la Soyuz a 1,5 metri al secondo per garantire un atterraggio soffice che è avvenuto alle 01:10 del 11 Ottobre. Subito dopo, alle ore 3.10 ora Italiana, Gregory Olsen atterra regolarmente e come capita spesso, la capsula è rotolata su di un lato nella steppa Kazaka concludendo la sua esperienza turistica nello spazio costata 9 giorni 21 ore e 15 minuti. L’atterraggio è avvenuto a circa 57 Km a nord-est della città di Arkalyk e data l’ora era al buio. Raggiunto dal personale addetto al recupero, a bordo di un elicottero, Olsen è stato fatto uscire dalla cabina e sistemato sulla consueta poltroncina ha subito mangiato della frutta. Se vi ricordate anche Dennis Tito mangiò una mela appena atterrato. Poco dopo i tre cosmonauti hanno ricevuto una prima assistenza medica e sono stati aerotrasportati presso Kustanai per essere ospiti di una cerimonia ufficiale di benvenuto. Ma c’è spazio anche per ricevere il saluto dei propri responsabili, delle famiglie e degli amici all’aeroporto di Chkalovsky. Successivamente ad una conferenza stampa, presso il Gagarin Training Centre, Olsen sottolinea ancora una volta i problemi medici occorsi dichiarando di essere stato molto preoccupato di non superare i test medici prima del volo. L’esperienza pur eccezionalmente positiva deve essere stata molto sofferta: “Ho dedicato due anni della mia vita a questo, non è una di quelle cose che si fanno dall’oggi al domani.”. Si è preoccupato di tranquillizzare il cuoco della ISS affermando di aver mangiato bene, ma più che altro era molto preoccupato di aver smarrito una macchina fotografica personale, sperava che McArthur e Tokarev la potessero ritrovare ma non ho individuato alcuna informazione se alla fine è riuscito a scaricare le foto.
Video Racconto esperienza in inglese