Quanti anni avevo? Nove? Dieci? Avevo già archiviato la mia carriera di calciatore e giocavo a basket nel campetto sottocasa, quando mi si avvicinò Giorgio e mi chiede se volevo imparare a giocare a pallacanestro in una squadra vera, quella del mio quartiere. Allenamenti in due, tre, a volte in quattro, ma mi divertivo tantissimo. E poi l'esordio in una partita "ufficiale" di minibasket. Tante sconfitte e alla fine la prima (e sarà l'unica) vittoria, in casa dell'Ardita: nel terzo quarto, iniziato in parità, Ali (sì, Sapio, quello che adesso è il mio play a Mossa) segna una ventina di punti, cioè tutti quelli che segnano il distacco dagli avversari...Morale, nell'ultimo quarto Giorgio mi dice: "Ricevi la palla dalla rimessa e cerca di non perderla tutto l'ultimo quarto!". E fu vittoria. Due giorni dopo all'allenamento ci mise in riga, uno vicino all'altro, e ci diede la mano per complimentarsi dell'impresa.Sono cose che restano. La racconto spesso questa storia, è stata la prima vittoria in una partita di basket e fu come aver vinto il campionato. Giorgio portò me, Ali e gli altri all'Arte l'anno dopo, perchè la palestra di S.Anna era piccola da farci appena la pesca della sagra, e il Coni, ancora in condizioni decenti, o quasi, ci sembrava un palazzetto vero. Giorgio amava l'Arte, come l'abbiamo amata in tanti, come l'abbiamo odiata in tanti, sì anche tu, perchè quell'ambiente faceva incazzare tanto da restarci legato sentimentalmente per sempre: non ho mai capito, caro Giorgio, quattro anni fa, quando scrissi al giornale tutta la mia rabbia contro la nostra amata per come si erano comportati certi dirigenti, se anche tu ti fossi offeso, ma non importa, avrai capito perchè l'avevo fatto (e l'avresti fatto anche tu, che hai sempre adorato i tuoi figli e tutti i bambini).Adesso con il Mago, il Toio, Claudio e gli altri, goditi da lassù tutte le partite di basket che puoi, dei tuoi figli e non solo. Ciao Giorgio.
CIAO GIORGIO
Quanti anni avevo? Nove? Dieci? Avevo già archiviato la mia carriera di calciatore e giocavo a basket nel campetto sottocasa, quando mi si avvicinò Giorgio e mi chiede se volevo imparare a giocare a pallacanestro in una squadra vera, quella del mio quartiere. Allenamenti in due, tre, a volte in quattro, ma mi divertivo tantissimo. E poi l'esordio in una partita "ufficiale" di minibasket. Tante sconfitte e alla fine la prima (e sarà l'unica) vittoria, in casa dell'Ardita: nel terzo quarto, iniziato in parità, Ali (sì, Sapio, quello che adesso è il mio play a Mossa) segna una ventina di punti, cioè tutti quelli che segnano il distacco dagli avversari...Morale, nell'ultimo quarto Giorgio mi dice: "Ricevi la palla dalla rimessa e cerca di non perderla tutto l'ultimo quarto!". E fu vittoria. Due giorni dopo all'allenamento ci mise in riga, uno vicino all'altro, e ci diede la mano per complimentarsi dell'impresa.Sono cose che restano. La racconto spesso questa storia, è stata la prima vittoria in una partita di basket e fu come aver vinto il campionato. Giorgio portò me, Ali e gli altri all'Arte l'anno dopo, perchè la palestra di S.Anna era piccola da farci appena la pesca della sagra, e il Coni, ancora in condizioni decenti, o quasi, ci sembrava un palazzetto vero. Giorgio amava l'Arte, come l'abbiamo amata in tanti, come l'abbiamo odiata in tanti, sì anche tu, perchè quell'ambiente faceva incazzare tanto da restarci legato sentimentalmente per sempre: non ho mai capito, caro Giorgio, quattro anni fa, quando scrissi al giornale tutta la mia rabbia contro la nostra amata per come si erano comportati certi dirigenti, se anche tu ti fossi offeso, ma non importa, avrai capito perchè l'avevo fatto (e l'avresti fatto anche tu, che hai sempre adorato i tuoi figli e tutti i bambini).Adesso con il Mago, il Toio, Claudio e gli altri, goditi da lassù tutte le partite di basket che puoi, dei tuoi figli e non solo. Ciao Giorgio.