LE MIE PAROLE

GENNAIO 2005


Te la ricordi la prima estate amore? Il mare, la sabbia che bruciava sotto i piedi, gli sguardi, le paure, le prime frasi, le mie mani a massaggiarti, l’invidia degli altri, le passeggiate mano nella mano. Poi il primo bacio, come un fulmine a scaricare la tensione accumulata nell’attesa che si compisse quello strano disegno deciso dal destino.Poi gli altri baci, quelli scatenati sul marmo della panchina, seduti, stretti, legati presto, con tutti il mondo a divenire trasparente seppur presente nella passeggiate di chi ci camminava accanto. Subito il cuore fu come un tamburo battente un ritmo tribale e incontrollabile, senza freno a poter fermare questa corsa che ci apprestavamo a cominciare. E ora il tempo č passato, veloce, inerme, giudice e partecipe, complice e nemico, divertito e stupito, pur interrogandosi della magia di se stesso, di quello che č stato capace di creare in connubio con l’animo, colpita fatalmente da una freccia scoccata da Cupido.Forse pensavi di poter schivare anche questa e forse non ti sei mai accorta di quanto io sapessi dei tuoi tentativi, e quante volte ti ho tenuta ferma saldamente tra le mie braccia a distrarti tra dolci parole cosė da permettere a Eros di trovarti, prenderti, condurti nel mio cuore, nella speranza fosse quel mondo fantastico che cercavi. Il mio cuore come il tuo giardino, il tuo sogno, il tuo vivere serena, la tua utopia resa terrena e vera, afferrabile, conducibile, cavalcabile come se fosse un viaggio su Pegaso, tra la terra e le nuvole striate.