Libreria LdPV

ancora sul prof.Sparapan e il suo Dizionario


 Rovigo, 10 dicembre 2009 - Qualcuno ha suggerito che un dizionario assomiglia a quel libro di sabbia che, a detta di Jorge Luis Borgès, è costituito da un numero di pagine infinito, come dire che “nessuna è la prima e nessuna è l’ultima”. Infinite sono, infatti, le parole di una lingua, perché ciascuna corrisponde a qualcosa che abita il mondo, ma anche lo esclude, lo prevede e lo supera.Infinite anche le parole di quelle lingue che oggi, con termine restrittivo, definiamo dialetti. Dialetti che sono stati travolti dalla comunicazione di massa, che ha imposto una lingua che assomiglia all’italiano, ma lo inquina con una moltitudine crescente di termini anglosassoni, eufemismi sgangherati, ambiguità, errori marchiani, ectoplasmi vernacolari. Ma il dialetto continua a esistere, anche se lo si parla sempre meno e ancora meno lo si scrive.Continua a esistere perché c’è gente come Gianni Sparapan da Villadose che non si limita a parlarlo e scriverlo ostinatamente, ma lo ripercorre cercando di risalire alle origini, lo arricchisce, lo ripulisce, insomma, lo studia e lo analizza, per riproporlo con pari dignità nelle opere e addirittura in una grammatica e in un dizionario della parlata veneta tra Adige e Canalbianco. E proprio di questo dizionario si presenta in questi giorni una nuova edizione, “riveduta e ampliata” come si diceva in tempi in cui la lingua era ancora umana.L’ampliamento, naturalmente, riguarda parole nuove e vecchie che erano sfuggite all’attenzione, ma non alla memoria, del compilatore, proprio perché il dialetto salvando le parole preserva gli oggetti e le cose cui si riferiscono. Sono infatti le parole che, nominandone ogni parte e ogni elemento, fanno esistere il mondo e siccome il mondo cambia, ci vogliono nuovi vocaboli per dare forma e senso alle novità.Chi lo conosce, sa che, quando si tratta di parole e di lingua, Gianni Sparapan è onnivoro e insaziabile. E allora, ecco che il suo dizionario si popola di storie e racconti, proverbi e filastrocche che interrompono i lunghi elenchi, peraltro perfetti sul piano lessicografico e descrittivo, tanto da meritarsi gli elogi del sommo Manlio Cortelazzo che scrisse fra le sue ultime pagine una prefazione per il più giovane compagno di strada.Non solo descrizioni esaustive, ma anche esempi gustosissimi e perfino divertenti perché strappati a una lingua che ancora si parla (e già nella scrittura se ne colgono i suoni aspri) tra Adige e Canalbianco, tra Adria a Trecenta, ma anche oltre. Insieme alle parole, come nei dizionari di una volta, ci sono sapide tavole popolari con i disegni di Mario Carlo Prando da Pincara. Anche il prezzo (20 euro) è popolare, soprattutto se si tiene conto del patrimonio di ricerca e fatica e diletto delle sue 350 pagine.Sergio Garbato