Dopo un rastrellamento durato tutto il giorno precedente nellecampagne di Castelguglielmo (RO) e costato la vita ad 11 tra civili epartigiani, il 15 ottobre 1944 a Villamarzana (RO) il regime nazifascistaperpetrò l'esecuzione di 43 persone, partigiani e non, tramite fucilazione.Venne adottata la legge tedesca 1-10. Un 'Primo Esempio' dirappresaglia rispetto alle azioni partigiane nel Medio ed Alto Polesine. -----------------------------------------------------------------------------------------------Esiste un dovere morale al quale nessuno di noi dovrebbe sottrarsi, ossiala memoria dei martiri. Uomini, donne, bambini e anziani privatiarbitrariamente del loro bene più prezioso: la vita. Un patrimoniocomune da valorizzare, condividere ma soprattutto da non dimenticare.L'eccidio di Villamarzana, come gli altri eccidi polesani, ci lascia e cideve lasciare sgomenti e indignati davanti a delle morti che sembranonon avere un senso. Ma dove il senso manca, spetta a noi dare unsignificato, perché un sacrificio non sia vano, perchéla riconoscenza dev'essere un obbligo.Un testimone importante da passare alle generazioni future, che nonpoteva non essere raccolto da chi quella tragedia l'ha vissuta sullapropria pelle, da chi quella tragedia ce l'ha ancora viva negli occhi, negliorecchi, nel cuore. Vittime che non hanno perso la vitama la carezza di un padre, la gioia di un figlio, l'amore diun compagno, la protezione di un fratello.Nessun dono è più prezioso della fiducia ricevuta da una persona nelmomento in cui ci apre la propria casa ed i propri ricordi ancora freschie dolorosi e racconta quel giorno, forse piovoso o forse no, con lalacrima della tristezza, col sorriso della cortesia e della rassegnazione.Nessuna responsabilità è più grande di ricevere quella fiducia, entrare inquella storia, farla diventare la nostra storia e come talecondividerne l'angoscia, la tristezza, la rabbia.Ad Alberto Gambato va il merito di aver saputo interpretare quellatragedia con giusta sensibilità e ottima cultura storica, di averlaraccontata non solo attraverso le parole dei narratori e le intervisteraccolte in tre mesi di lavoro, ma anche attraverso occhi malinconici, visisolcati da un tempo lungo 66 anni ma mai trascorso nei ricordi. Maninervose, voci forti ed i campi del Polesine, rimasti pressoché immutati:gialli e rigogliosi d'estate, marroni e nudi in autunno.Protezione e trappola, luoghi della salvezza o della morte.Scrisse Piero Calamandrei:“Nelle montagne della guerra partigiana,nelle carceri dove furono torturati, nei campi di concentramento dovefurono impiccati, nei deserti e nelle steppe dove caddero combattendo,ovunque un italiano ha sofferto e versato il suo sangue per colpa delfascismo, ivi è nata la nostra Costituzione... Essa può diventare per lenuove generazioni, che saranno il ceto dirigente di domani, il testamentospirituale di centomila morti, che indicano ai vivi il dovere dell'avvenire”In quei sacrifici stanno i principi fondanti della nostra Repubblica, dellaCostituzione che sancisce la nostra libertà, la quale non può esseredifesa senza la conoscenza ed il rispetto per la troppa sofferenza giàspesa per essa. Questo vuol essere :conoscenza del passato, consapevolezza del presente,testimone che ogni generazione dovrà passare alla successiva.Per ricordare, per onorare, perché l'orrore non debba più tornare.
LA LUNGA MARCIA DEI 54 un film di ALBERTO GAMBATO
Dopo un rastrellamento durato tutto il giorno precedente nellecampagne di Castelguglielmo (RO) e costato la vita ad 11 tra civili epartigiani, il 15 ottobre 1944 a Villamarzana (RO) il regime nazifascistaperpetrò l'esecuzione di 43 persone, partigiani e non, tramite fucilazione.Venne adottata la legge tedesca 1-10. Un 'Primo Esempio' dirappresaglia rispetto alle azioni partigiane nel Medio ed Alto Polesine. -----------------------------------------------------------------------------------------------Esiste un dovere morale al quale nessuno di noi dovrebbe sottrarsi, ossiala memoria dei martiri. Uomini, donne, bambini e anziani privatiarbitrariamente del loro bene più prezioso: la vita. Un patrimoniocomune da valorizzare, condividere ma soprattutto da non dimenticare.L'eccidio di Villamarzana, come gli altri eccidi polesani, ci lascia e cideve lasciare sgomenti e indignati davanti a delle morti che sembranonon avere un senso. Ma dove il senso manca, spetta a noi dare unsignificato, perché un sacrificio non sia vano, perchéla riconoscenza dev'essere un obbligo.Un testimone importante da passare alle generazioni future, che nonpoteva non essere raccolto da chi quella tragedia l'ha vissuta sullapropria pelle, da chi quella tragedia ce l'ha ancora viva negli occhi, negliorecchi, nel cuore. Vittime che non hanno perso la vitama la carezza di un padre, la gioia di un figlio, l'amore diun compagno, la protezione di un fratello.Nessun dono è più prezioso della fiducia ricevuta da una persona nelmomento in cui ci apre la propria casa ed i propri ricordi ancora freschie dolorosi e racconta quel giorno, forse piovoso o forse no, con lalacrima della tristezza, col sorriso della cortesia e della rassegnazione.Nessuna responsabilità è più grande di ricevere quella fiducia, entrare inquella storia, farla diventare la nostra storia e come talecondividerne l'angoscia, la tristezza, la rabbia.Ad Alberto Gambato va il merito di aver saputo interpretare quellatragedia con giusta sensibilità e ottima cultura storica, di averlaraccontata non solo attraverso le parole dei narratori e le intervisteraccolte in tre mesi di lavoro, ma anche attraverso occhi malinconici, visisolcati da un tempo lungo 66 anni ma mai trascorso nei ricordi. Maninervose, voci forti ed i campi del Polesine, rimasti pressoché immutati:gialli e rigogliosi d'estate, marroni e nudi in autunno.Protezione e trappola, luoghi della salvezza o della morte.Scrisse Piero Calamandrei:“Nelle montagne della guerra partigiana,nelle carceri dove furono torturati, nei campi di concentramento dovefurono impiccati, nei deserti e nelle steppe dove caddero combattendo,ovunque un italiano ha sofferto e versato il suo sangue per colpa delfascismo, ivi è nata la nostra Costituzione... Essa può diventare per lenuove generazioni, che saranno il ceto dirigente di domani, il testamentospirituale di centomila morti, che indicano ai vivi il dovere dell'avvenire”In quei sacrifici stanno i principi fondanti della nostra Repubblica, dellaCostituzione che sancisce la nostra libertà, la quale non può esseredifesa senza la conoscenza ed il rispetto per la troppa sofferenza giàspesa per essa. Questo vuol essere :conoscenza del passato, consapevolezza del presente,testimone che ogni generazione dovrà passare alla successiva.Per ricordare, per onorare, perché l'orrore non debba più tornare.