«Porteme in riva puteliporteme in riva, sul confinndò che l’acqua toca la terandò che l’ suto diventa bagnà...»Domani sulla riva metteranno il cartello PRIVATO.Non può essere così.Perché non riesco a non pensare che non sia roba da vendere e comprare,so che è così Bloom, ma dimmi perché,dammi una buona ragione Bloom!E lui.Per la sua uguaglianza universaleche la fa tendere sempre allo stesso livello orizzontale ovunque si troviper l’indipendenza di ogni particella dalle altre,per la semplicità della sua costituzionesolo due parti di idrogeno per una di ossigeno.Per la libertà del suo stato liquido, solido, gassosonel ciclo della pioggia e delle correnti.Per la variabilità da quiete a tempesta.Per la consapevolezza planetaria della sua superficie,pari a 3 volte quella della terra emersa.Per la grandezza di ogni orizzonte marino che da qualche parte diventa oceano,per il suo essere linea confine, finis terraeche disegna il mondo conosciuto. Per i pesci e i mammiferi marini,per la capacità di sciogliere e trattenere i sali, lo zucchero,la stanchezza umana e i rifiuti organici.Per la sua spinta dal basso verso l’altouguale alla massa del liquido spostato,per la commovente resistenza di ghiacci e nevaiai mutamenti climatici per niente scontati o mal calcolati.Per la pazienza dei bagnasciuga a ferragostoe per la dignità di memoria del nome di fiumi avvelenati e disseccatiin modo per niente scontato o mal calcolato.Per la violenta capacità di reazionedi Geyser, maremoti, tempeste, tsunami, maelstrom, meltemi, piene e alluvioni.Per il mistero delle sorgenti prosciugate da grandi opere per niente scontate o mal calcolatePer l’umidità dell’aria,per la nebbia e la rugiada,per la neve e per la grandine.Per la capacità di lavare, togliere la sete,spegnere il fuoco, nutrire le piante.Per essere risorsa, diritto, elemento fondante come aria,e come l’aria di difficile conversione in merce.Che prezzo infatti si può dare al vapore, alla nebbia,alla nube, alla pioggia, al nevischio, alla neve, alla grandine?Nel bilancio idrico del pianeta la grandine deve essere considerata un costo o un ricavo?Il suo essere bene indiviso da secoli nelle antiche civiltà che fermavano la proprietà sulle rive, non le ha impeditoil diventare merce nell’ultima frontiera, il WEST, dove chi arrivava primo alla terra era padrone anche dell’acqua e delle sorgenti,purché avesse un fucile per difenderla.I nativi d’America erano ovviamente esclusi dalla garaperché trovandosi già in loco erano troppo avvantaggiati.L’ultima frontiera è diventata una miniera dove si estrae mercato da ogni cosa.Nasce così la possibilità di vendere e comprare acquabasandosi sul nuovo diritto di proprietà.È un’idea che fa proseliti, frizzante, leggera.Ah Bloom, per bere dovremmo stappare.Imbrigliare, arginare, deviare, sbarrare, e pensare a come rivendere gli iceberg.E il prezzo? Un tanto al litro quotato in borsa come petrolio?Difficile non pensare alle conseguenze di una eventuale svalutazione del valore dell’intera razza umana,giacché per la sua ubiquità l’acqua rappresenta il 90% del peso di ogni corpo umano.Dunque che prezzo dare alla vita? Che valore? Più o meno, pagandola bene, 6 bottiglie di acqua minerale.E la scadenza? Se è merce avrà una scadenza.Che faremo allora degli stagni pestilenziali,delle lagune museo, delle pozzanghere inquinate,ma soprattutto dell’acqua dei fiori andata a male.Nel bilancio idrico contabile del pianetal’acqua dei vasi da fiore andata a male dove la mettiamo: a costo o a ricavo?Ma dove siamo, sulla Luna?«Porteme su la riva puteliporteme sul confinndò che l’acqua toca la terandò che l’ suto diventa bagnà...Lasseme nudo e tegnive pur le scarpeche no me serve piùfarò domanda di cambiar specie»