Arzare de Po (GINO PIVA)El Po l'è un ciacolon che conta tuto,co' na voçe che par s'cioco de basose l'è de bona; ma se vien el casoch'el s'intorbia e 'l s'ingrossa, o come brutoalora ch'el deventa e che vosassa!Sberle e spintòni, alora, e intanto zitol'àrzare ciapa tuto e resta dritto.Sempre cussì. Come la vien, la passa.El sol no' splende dopo el temporale?E filosofo, lu, scorla le spale.Lassa che passa il Po. Che puleganaquando ch'el vol scapar da la so busa!De carezar el finze, inveçe el sbusascavandose ne l'àrzare 'na tana.E l'àrzar, povareto, no se move,paziente sempre, così grande e grosso,fin che nei vìssari no 'l sente un scosso...Da: Poesie, Venezia, Marsilio, 2000
CRONACA DI UN GIORNO DEL 1951CHE PURTROPPO SI RIPETE ANCHE OGGIVORRA' DIRE CHE NON SIAMO BRAVI AD IMPARARE(nel video si cita la falla di S.Sisto-Buso = dove abitavano i miei nonni)
ultima piena senza danni!!! (2009)
RICORDATO ANCHE DAL CINEMA
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WIKIPEDIAIl Polesine della "Rotta 51" era un territorio fino a quel momento poco conosciuto al resto dell'Italia e del mondo: era stato solo sfiorato dallo sviluppo industriale ed era netta la vocazione prevalentemente agricola di questa terra.Il 14 novembre di quell'anno si scatenò la furia del Po, che segnerà nell'immaginario collettivo l'idea di Polesine = catastrofe.Ad Occhiobello l'argine si squarcia in tre diversi punti: due in zona Malcantone, a breve distanza uno dall'altro, ed un terzo a Paviole, a ridosso del confine con il Comune di Canaro.Le scene di disperazione si moltiplicano e i giornali e i cinegiornali dell'epoca attraverso le strazianti immagini e le cronache della tragedia, stese da personaggi quali Gian Antonio Cibotto, Carlo Levi, Oriana Fallaci e tanti altri fanno scattare una "catena di solidarietà" sia a livello nazionale che mondiale.Gli sfollati sono tanti, ma trovano accoglienza ovunque nelle case degli italiani e negli istituti religiosi. Viene garantita anche la continuità per l'istruzione e viveri e vestiario arrivano in grande quantità nelle zone colpite.Dove non arrivano i mezzi della protezione civile, arrivano le barche dei pescatori che con l'acqua hanno grande confidenza e superano le insidie che il fiume riserva quando esce dal suo alveo.L'alluvione del 1951 determina inoltre un esodo di Polesani verso altri luoghi; un terzo della popolazione emigra verso città industrializzate cercando una nuova sistemazione e un nuovo lavoro.Il Polesine però non piega la testa e grazie ai solleciti ed efficaci aiuti, anche internazionali, vede ricostruire le case, bonificare i terreni, riprendere possesso della propria vita.Non fu certamente un'impresa facile e, a nostro avviso, questa ricostruzione è ancora in atto e il processo di conversione da terra precipuamente agricola a territorio fonte di ricchezza industriale, artigianale, turistica si sta sempre più intensificando e consolidando.Occhiobello è la testimonianza più concreta di questa trasformazione: basta aggirarsi per le vie del capoluogo, o di S. Maria Maddalena per verificare di persona quanto "50" anni abbiano inciso sulla vita di questo centro rivierasco, trasformandolo in un paese ricco e moderno dove sono molteplici gli insediamenti produttivi e commerciali e i servizi, aumentati in proporzione alle richieste ed esigenze dei cittadini.Il controllo completo sul "grande fiume", così come in genere su tutte le forze della natura, non potrà mai attuarsi e le testimonianze storiche dei cataclismi naturali ne sono la riprova. Ma a 50 anni di distanza da quel tragico evento, grazie agli interventi di consolidamento, grazie agli strumenti di controllo e alla tempestività nelle comunicazioni (tutte cose di cui si è avuta una tangibile prova durante le recenti grandi piene degli anni 1994 e 2009), a noi Polesani appare più facile convivere con questo potente compagno di vita e vederlo anche come una "risorsa" e una fonte di ricchezza così come accade per altri grandi fiumi europei.
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