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Gente Polesana


… Gente indocile la polesana, amara, di poche parole, sentenziosa e amante del vino e delle strambe fantasie; gente violenta, rissosa, oppure piena di abbandoni, capace di avarizie feroci, e di squisite gentilezze, portata alla solitudine, ai pregiudizi alle superstizioni, con individualità, come ha scritto Marchiori, del tipo toccato dalla follia.Perchè in tutti noi, segreto, ma avvertibile, esiste un filone di pazzia nordica. Di qui perciò, nelle sere insolite, il gusto della bravata, del gesto. Dove trovare infatti se non nella Bassa Polesana, quella starna allegria di disperati e di bestemmiatori, quei tipi pittoreschi di vagabondi, anarchici fino al midollo delle ossa, che campano di espedienti, ricchi di miseria, marci di reumatismi e di artrite, quei solitari delle valli che vivono di frodo e di caccia abusiva? Tipi che arrivano in paese una volta alla settimana, e li diventano ciarlieri e gesticolanti, cordiali quanto sono stati chiusi e muti tutta la settimana, passata tra acqua e cielo. E di quello che raccontano e dicono, almeno una buona metà è inventata frutto della fantasia, perché nella solitudine niente lavora più dell’immaginazione. Da un simile ambiente, da un modo preciso di vita, deriva, perciò la diffidenza nostra verso chi parla, verso la parola stessa. Apparentemente ascoltiamo, e invece con la mente siamo lontani, perduti dietro chissà quale immagine. Ecco perchè ogni tanto usiamo battere la mano sulla spalla di chi conversa con noi. Per ridestarlo. …Tratto dal libro “Cronache dell’alluvione” Polesine 1951 di Gian Antonio Cibotto