Machèo era un "magnan", (specie di ramaio aggiustapiatti) ambulante,birbone matricolato che nel suo perenne girovagare per le strade del mondo, molte cose aveva veduto ed appreso.Col suo infallibile occhio di civetta aveva fotografato un'inesauribile scorta di fatti, persone e situazioni che gli permettevano,da analfabeta qual era, di barcamenare la vita senza aver mai sgualcito il sillabario scaldando le panche di scuola.Accadde dunque in un giorno di luglio,quando il sole picchia con la forza di un maglio sulle cose e sugli uomini, che Machèo ciondolasse stancamente per una stradina deserta, diretto in qualche paese per poter campare della sua arte."Machèo... Machèo...", sentì sussurrare alle spalle il conciapegriate errante.Si voltò e, credendo la voce provenisse da dietro un castagno, si sporse sul bordo della via e gridò: "Chi xe ca me ciama?"."Machèo... perché fare quella vita errabonda, perché sfidare il sole e il gelo?... Ascoltami... seguimi... e diventerai ricco, ricchissimo", proseguì la voce misteriosa."Parbaco, e chi xelo? EI se faga védare sior, lu ch'el vo/e zulare le palanche in coste alla zente" Forse un pazzo,pensò Machèo, ma in quel mentre comparve dal nulla un individuo tenebroso, dalla faccia scura comecaligine e le mani adunche; un cappellaccio gli copriva i capelli corvini, lampi di tempesta guizzavano negli occhi di brace, e tutto intorno si spandeva l'odore dello zolfo bruciato."Te si el Demonio", esclamò di botto ma senza timore Machèo: "Cossa zerchito, parché voto farme sior. . -"Ti farò signore di queste terre, oro e gioielli numerosi più dei sassi che calpesti per strada; ai tuoi piedi si prostrarranno coloro che oggi ti trattano da villano e ti vorrebbero pagare con la frusta".Per quanto allettato dalle lusinghe del Diavolo, a Machèo non mancò il buonsenso dei semplici e pensò tra sè: "Se costui vuoi farmi ricco, pretenderà chissà quale prezzo... Già, gli uomini non muovono una paglia se non sentono il tintinnio delle monete,figurarsi il Demonio che del male è artefice". "Tutto io ti darò in cambio dell'anima", propose lo scellerato tentatore.Machèo, furbastro dalle sette cotte, per niente preoccupato dell'anima chiese: "Par i schei se pole starghe, ma dame prima on contentin ca me goda".Già dalla bocca del Diavolo colava bava di desiderio, un fremito di trionfo gli saliva dalla coda lanceolata; aveva vinto un' altra infame battaglia."Mi basta, disse Machèo, che tu entri in questo sacco ove custodisco i miei stracci, sarà la mia assicurazione alla tua proposta".Il Demonio, folle di libidine, lanciò lontano il cappellaccio,e con un balzo entrò nel sacco tesogli da Machèo. Costui non aspettava altro; non appena l'essere infernale fu completamente entrato, lesto come la folgore, afferrò la bocca del sacco, la legò stretta, poi saltellando dalla contentezza brandì il nodoso bastone che sempre portava seco come personale difesa, e si diede a menare sul sacco colpi che avrebbero steso un bue.E più il Diavolo urlava dal dolore più Machèo raddoppiava la lena, finché esausto dalla fatica lo lasciò pesto e furente per essersi fatto gabbare ingenuamente.Per tutti giunge la sera, venne anche per Machèo la conclusiva resa dei conti, e pur essendosi tenuto prudentemente lontano dai ceri votivi e dall'odore dell'incenso,ciò nondimeno pensò bene di bussare alla porta del Paradiso; ricordava le prediche udite da bambino sulla misericordia infinita del Creatore, sperava di passare par el buso della gratarola (grattugia).Al vederlo l'Angelo di guardia sulla porta celeste ebbe forti sospetti, poi, preso un enorme registro e cercatolo fra mille e mille, alla fine lesse una dolente nota: Machèo, .. .il calderaio, si è fatto beffe di preti e frati, ha vissuto senza sacramenti e senza preghiere. "Non posso farti varcare questo sacro uscio; va', qualcun altro ti starà aspettando".Allora Machèo, naso piantato per terra, si incamminò per la discesa che conduceva all'Inferno e lì giunto bussò rassegnato. Ma non appena i demoni lo riconobbero, presi dal rancore e dallo spavento, gli sbatterono la porta in faccia mandandolo altrove a dar sfogo alle sue birbanterie.Si domandò Machèo: "Ohibò, dove xe ca portarò la me anema, se nessun la vo/e?". Gli brillò un'idea nel cervello e a lunghi passi tornò deciso indietro, al Paradiso. Bussò perentorio: toc toc.Il solito Angelo venne ad aprire e seccato lo redarguì: "Sei sempre lo stesso di prima anche se ora porti la berretta in testa, vattene".Ma Machèo non si dava certo per vinto per così poco e domandò: "Scolta on fià, Anzolo benedeto, cori a ciamare San Piero, a gò de/e robe da riportare al to principale'A siffatta richiesta l'Angelo non seppe esimersi, e di malavoglia si affrettò a chiamare S. Pietro. Un santo imponente dalla lunga barba bianca si affacciò al portone di contro a Machèo. Avrebbe messo soggezione anche al Papa, ma Machèo stava all'erta senza scomporsi. Disse il venerando apostolo: "Quassù si è sorriso molto per aver tu Machèo turlupinato il Nemico, tuttavia i tuoi peccati non ti consentono di entrare in questo luogo,"A/manco vèrzi la porta in sbacio, ca possa gustare na spiera (raggio) de le maraveje ca ghe sarà drento", disse Machèo.S. Pietro, buono e misericordioso come lo sono i santi, aprì leggermente l'uscio.Machèo compì allora il suo capolavoro: lanciò la berretta all'interno ed esclamò: "Adesso te me /assarè ca vaga a tor/a su".San Pietro, visibilmente stizzito ed in procinto di perdere la compostezza del suo rango, lo redarguì: "Dai sbrigati e poi sparisci, altrimenti saranno guai anche per me".Machèo, lesto come un gatto, sgusciò dentro il Paradiso, ma anziché raccogliere la berretta precedentemente lanciata, vi si sedette sopra.Da allora sono passati secoli, ma Machèo è ancora là.
Machèo imbroja el Demonio (favola contadina)
Machèo era un "magnan", (specie di ramaio aggiustapiatti) ambulante,birbone matricolato che nel suo perenne girovagare per le strade del mondo, molte cose aveva veduto ed appreso.Col suo infallibile occhio di civetta aveva fotografato un'inesauribile scorta di fatti, persone e situazioni che gli permettevano,da analfabeta qual era, di barcamenare la vita senza aver mai sgualcito il sillabario scaldando le panche di scuola.Accadde dunque in un giorno di luglio,quando il sole picchia con la forza di un maglio sulle cose e sugli uomini, che Machèo ciondolasse stancamente per una stradina deserta, diretto in qualche paese per poter campare della sua arte."Machèo... Machèo...", sentì sussurrare alle spalle il conciapegriate errante.Si voltò e, credendo la voce provenisse da dietro un castagno, si sporse sul bordo della via e gridò: "Chi xe ca me ciama?"."Machèo... perché fare quella vita errabonda, perché sfidare il sole e il gelo?... Ascoltami... seguimi... e diventerai ricco, ricchissimo", proseguì la voce misteriosa."Parbaco, e chi xelo? EI se faga védare sior, lu ch'el vo/e zulare le palanche in coste alla zente" Forse un pazzo,pensò Machèo, ma in quel mentre comparve dal nulla un individuo tenebroso, dalla faccia scura comecaligine e le mani adunche; un cappellaccio gli copriva i capelli corvini, lampi di tempesta guizzavano negli occhi di brace, e tutto intorno si spandeva l'odore dello zolfo bruciato."Te si el Demonio", esclamò di botto ma senza timore Machèo: "Cossa zerchito, parché voto farme sior. . -"Ti farò signore di queste terre, oro e gioielli numerosi più dei sassi che calpesti per strada; ai tuoi piedi si prostrarranno coloro che oggi ti trattano da villano e ti vorrebbero pagare con la frusta".Per quanto allettato dalle lusinghe del Diavolo, a Machèo non mancò il buonsenso dei semplici e pensò tra sè: "Se costui vuoi farmi ricco, pretenderà chissà quale prezzo... Già, gli uomini non muovono una paglia se non sentono il tintinnio delle monete,figurarsi il Demonio che del male è artefice". "Tutto io ti darò in cambio dell'anima", propose lo scellerato tentatore.Machèo, furbastro dalle sette cotte, per niente preoccupato dell'anima chiese: "Par i schei se pole starghe, ma dame prima on contentin ca me goda".Già dalla bocca del Diavolo colava bava di desiderio, un fremito di trionfo gli saliva dalla coda lanceolata; aveva vinto un' altra infame battaglia."Mi basta, disse Machèo, che tu entri in questo sacco ove custodisco i miei stracci, sarà la mia assicurazione alla tua proposta".Il Demonio, folle di libidine, lanciò lontano il cappellaccio,e con un balzo entrò nel sacco tesogli da Machèo. Costui non aspettava altro; non appena l'essere infernale fu completamente entrato, lesto come la folgore, afferrò la bocca del sacco, la legò stretta, poi saltellando dalla contentezza brandì il nodoso bastone che sempre portava seco come personale difesa, e si diede a menare sul sacco colpi che avrebbero steso un bue.E più il Diavolo urlava dal dolore più Machèo raddoppiava la lena, finché esausto dalla fatica lo lasciò pesto e furente per essersi fatto gabbare ingenuamente.Per tutti giunge la sera, venne anche per Machèo la conclusiva resa dei conti, e pur essendosi tenuto prudentemente lontano dai ceri votivi e dall'odore dell'incenso,ciò nondimeno pensò bene di bussare alla porta del Paradiso; ricordava le prediche udite da bambino sulla misericordia infinita del Creatore, sperava di passare par el buso della gratarola (grattugia).Al vederlo l'Angelo di guardia sulla porta celeste ebbe forti sospetti, poi, preso un enorme registro e cercatolo fra mille e mille, alla fine lesse una dolente nota: Machèo, .. .il calderaio, si è fatto beffe di preti e frati, ha vissuto senza sacramenti e senza preghiere. "Non posso farti varcare questo sacro uscio; va', qualcun altro ti starà aspettando".Allora Machèo, naso piantato per terra, si incamminò per la discesa che conduceva all'Inferno e lì giunto bussò rassegnato. Ma non appena i demoni lo riconobbero, presi dal rancore e dallo spavento, gli sbatterono la porta in faccia mandandolo altrove a dar sfogo alle sue birbanterie.Si domandò Machèo: "Ohibò, dove xe ca portarò la me anema, se nessun la vo/e?". Gli brillò un'idea nel cervello e a lunghi passi tornò deciso indietro, al Paradiso. Bussò perentorio: toc toc.Il solito Angelo venne ad aprire e seccato lo redarguì: "Sei sempre lo stesso di prima anche se ora porti la berretta in testa, vattene".Ma Machèo non si dava certo per vinto per così poco e domandò: "Scolta on fià, Anzolo benedeto, cori a ciamare San Piero, a gò de/e robe da riportare al to principale'A siffatta richiesta l'Angelo non seppe esimersi, e di malavoglia si affrettò a chiamare S. Pietro. Un santo imponente dalla lunga barba bianca si affacciò al portone di contro a Machèo. Avrebbe messo soggezione anche al Papa, ma Machèo stava all'erta senza scomporsi. Disse il venerando apostolo: "Quassù si è sorriso molto per aver tu Machèo turlupinato il Nemico, tuttavia i tuoi peccati non ti consentono di entrare in questo luogo,"A/manco vèrzi la porta in sbacio, ca possa gustare na spiera (raggio) de le maraveje ca ghe sarà drento", disse Machèo.S. Pietro, buono e misericordioso come lo sono i santi, aprì leggermente l'uscio.Machèo compì allora il suo capolavoro: lanciò la berretta all'interno ed esclamò: "Adesso te me /assarè ca vaga a tor/a su".San Pietro, visibilmente stizzito ed in procinto di perdere la compostezza del suo rango, lo redarguì: "Dai sbrigati e poi sparisci, altrimenti saranno guai anche per me".Machèo, lesto come un gatto, sgusciò dentro il Paradiso, ma anziché raccogliere la berretta precedentemente lanciata, vi si sedette sopra.Da allora sono passati secoli, ma Machèo è ancora là.