L’Ottocento elegante di Valeria Tomasi Ventaglio n. 42 - Gennaio 2011AMBIENTE-TURISMO-CULTURAC’è attesa per la nuova importante mostra che dal 29 gennaio al 12 giugno 2011 interesserà le sale del Palazzo Roverella: un nuovo grande evento espositivo, dedicato all’Ottocento elegante e folcloristico. Un’occasione di sicuro richiamo, che porterà Rovigo all’attenzione nazionale.La mostra, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Comune di Rovigo, e Accademia dei Concordi, riprende il filone classico nella programmazione espositiva del Palazzo, cioè quello della pittura in Italia a cavallo tra gli ultimi due secoli. Curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli, essa si concentra sul trentennio 1860-1890, un periodo di grandi speranze, euforia e fiducia, per certi versi accesi dall’unificazione del Regno d’Italia, che trovarono particolare vitalità anche nella storia dell’arte.Un’ondata di colore invade la pittura italiana di quel periodo, dando vita a scene in costume, soggetti orientalisti e ambientazioni neosettecentesche nel segno di un gusto internazionale che attraversa l’Europa. È un Ottocento elegante di balli e ricevimenti, di salotti à la page e corse, ma anche un Ottocento vivace di feste popolari, carnevali, e balli mascherati, animato da incontri tra le fronde, travestimenti e idilli, per non parlare di sogni popolati da carnose odalische o conturbanti profumi d’Oriente.In questo contesto, in quanto a colore e sensualità, ambientazioni esotiche e cromie accese, sicuramente lo spagnolo Mariano Fortuny rappresenta una sorta di profeta, trasponendo sulla tela la gioiosità e giocosità della vita, il colore e il calore della sua terra e facendo della pittura lo specchio variopinto di queste sensazioni. Ecco allora che, nell’orbita dello spagnolo Fortuny, ma anche di Jean-Louis-Ernest Meissonier, nel secondo Ottocento si avvia una nuova stagione artistica anche per la pittura italiana, caratterizzata da preziosismi pittorici e curiosità tematiche che si diffondono come gusto ed hanno un vero e proprio exploit a partire dall’Esposizione Universale di Parigi del 1867. Esotismo e gusto neosettecentista si possono trovare tra esponenti italiani quali Giacomo Favretto - uno dei più fulgidi protagonisti della pittura veneta dell’Ottocento -, Giuseppe De Nittis con la sua produzione di scene di genere in costume, Giovanni Boldini che elegge il parco di Versailles quale palcoscenico privilegiato per i suoi idilli galanti in costume. Questi artisti e molti altri si potranno ammirare nella mostra rodigina, che sarà articolata in otto sezioni.Italia-Parigi tra Meissonier e Fortuny: A partire da Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini tutta una serie di scene galanti e interni di genere inonda le esposizioni parigine sulla scia di quel gusto calligrafico da una parte, e dall’altra di uno sfrenato cromatismo che personalità alla moda quali Meissonier e Fortuny avevano imposto come cifra trionfale.La scuola meridionale sulle orme di Fortuny: L’arrivo di Fortuny a Portici nel 1874 contribuiva a enfatizzare l’immediatezza narrativa e la rapidità cromatica della maniera napoletana, al punto che molti napoletani recatisi a Parigi assimilarono le mode di Meissonier e Fortuny, in primis Edoardo Dalbono. Il fortunysmo a Roma: Gli anni Settanta dell’Ottocento vedono comunque Roma impugnare lo scettro del fortunysmo a partire dall’orbita dell’Accademia di Spagna fino a italiani quali Achille Vertunni che ne trarranno spunto per una produzione paesaggistica di ambientazione orientalista. Il cosiddetto “impero del bianco”, denominazione efficace adottata per uno stile, quello napoletano, che privilegia gli effetti luminosi, vede tra i protagonisti il romano Pio Joris.Ma è soprattutto il caso Michetti a segnare il trionfo di un filone di ispirazione idillica, fortemente connotato di virtuosismi pittorici, come documenta la condanna nel 1877 della sua Processione del Corpus Domini ad opera di Adriano Cecioni proprio sulla base della taccia fortunyana: «non può esser mai un artista quello che approva l’arte dei seguaci di Fortuny, cioè Michetti e compagni, perché in questi pittori tutto è fatto per l’occhio, sola e unica preoccupazione di quella pittura».Esotismi e Revival: Travestimenti esotici e messinscene di gusto storicistico, tipiche delle mode fortunyane trapassano in molti protagonisti della pittura dell’Ottocento Italiano, dal napoletano Domenico Morelli al lombardo Mosè Bianchi all’emiliano Giovanni Muzzioli, con dovizia di dettagli scenografici e preziosismi cromatici. I dettagli del genere: Dal Veneto al meridione, senza dimenticare il caso Lombardia, con i fratelli Induno, dilaga la propensione per un folklore interpretato alla luce di un dettato stilistico internazionale: mercati, vedute urbane, botteghe di antiquari, consentono di gustare in un registro di quotidianità più popolaresca e briosa quelle innovazioni stilistiche dettate dalle mode spagnole. Si tratta di un genere amatissimo presso il collezionismo italiano e internazionale, destinato a suscitare un dibattito critico di ampie coordinate. Ne è conferma il destino critico dei fratelli Induno, addirittura sviliti questi ultimi quali emblemi di una vera degenerazione, proprio mentre piovono comunque le committenze ad entrambi da parte della più illustre nobiltà lombarda. Non è un caso che nella dibattuta questione sull’aggiudicazione del primato ad uno dei due Induno, resti in maggioranza chi antepone Domenico al fratello Gerolamo, più incline quest’ultimo ai compromessi di un mercato dell’arte sempre più sensibile al quadro in costume di un Fortuny o di un Meissonier.L’Ottocento in costume: Non restringibili al campo del revival antichizzante, di gusto romano o neopompeiano, le messinscene in costume rispondenti al gusto fortunyano si orientano frequentemente verso il repertorio medioevale e rinascimentale, dando origine a tutta una categoria di paggi, fornaretti e menestrelli che da Giovanni Boldini a Giovanni Battista Quadrone si animano di nuove movenze e di sontuosi colori. In Toscana il caso di Francesco Vinea è quello che meglio illustra la diffusione del modello Meissonier e Fortuny, basti pensare all’opera Prima del duello (1875 ca.) conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.Il neosettecentismo: Oltre all’esotismo è il gusto neosettecentista ad accompagnare in Italia la diffusione dello stile fortunyano, basti pensare a Mosè Bianchi che nel 1866 sarà in grado di verificare nel corso di un soggiorno parigino quell’inclinazione per la pittura in costume alla maniera di Meissonier. La presenza di Fortuny a Parigi proprio nel 1866 gli consentirà di progredire in fatto di virtuosismi pittorici nel reparto delle tematiche neosettecentesche almeno fino agli anni Ottanta. Tra gli Italiani di Parigi saranno ancora una volta Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini a coniugare i fasti neosettecenteschi in virtù di una sapienza cromatica e di una verità di atmosfera che sfugge ad ogni manierismo accademico.La vita contemporanea: Sempre più spesso evenienze mondane e parate ritrattistiche vengono affidate nella seconda metà del XIX secolo a quegli artifici pittorici che Mariano Fortuny aveva saputo imporre quali ingredienti di un’arte alla moda: assoli di nobildonne, vedute di ippodromi, ribalte teatrali, interni ovattati diventano palcoscenici per rari e pregiati arredamenti oltre che per sieste regali: da Giovanni Boldini a Giuseppe De Nittis, da Giacomo Favretto a Edoardo Tofano, da Carlo Pittara a Riccardo Pellegrini, l’attualità dei ricevimenti mondani e la modernità dell’icona femminile affascinano con artifici rinnovati.La mostra proporrà una molteplicità di tematiche dando conto di profondi cambiamenti etici e culturali della società italiana risorgimentale. Sarà dunque un percorso espositivo del tutto inedito, godibile dal grande pubblico anche in rapporto alla ricorrenza dei 150 anni dall’Unità d’Italia.Informazioni:Palazzo Roverella Tel. 0425 460093; www.palazzoroverella.com info@palazzoroverella.comCoordinamento Generale: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo - Area Comunicazione e Relazioni EsterneUfficio Stampa: STUDIO ESSECI - Sergio Campagnolo, Tel. 049 663499; www.studioesseci.netinfo@studioesseci.net
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L’Ottocento elegante di Valeria Tomasi Ventaglio n. 42 - Gennaio 2011AMBIENTE-TURISMO-CULTURAC’è attesa per la nuova importante mostra che dal 29 gennaio al 12 giugno 2011 interesserà le sale del Palazzo Roverella: un nuovo grande evento espositivo, dedicato all’Ottocento elegante e folcloristico. Un’occasione di sicuro richiamo, che porterà Rovigo all’attenzione nazionale.La mostra, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Comune di Rovigo, e Accademia dei Concordi, riprende il filone classico nella programmazione espositiva del Palazzo, cioè quello della pittura in Italia a cavallo tra gli ultimi due secoli. Curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli, essa si concentra sul trentennio 1860-1890, un periodo di grandi speranze, euforia e fiducia, per certi versi accesi dall’unificazione del Regno d’Italia, che trovarono particolare vitalità anche nella storia dell’arte.Un’ondata di colore invade la pittura italiana di quel periodo, dando vita a scene in costume, soggetti orientalisti e ambientazioni neosettecentesche nel segno di un gusto internazionale che attraversa l’Europa. È un Ottocento elegante di balli e ricevimenti, di salotti à la page e corse, ma anche un Ottocento vivace di feste popolari, carnevali, e balli mascherati, animato da incontri tra le fronde, travestimenti e idilli, per non parlare di sogni popolati da carnose odalische o conturbanti profumi d’Oriente.In questo contesto, in quanto a colore e sensualità, ambientazioni esotiche e cromie accese, sicuramente lo spagnolo Mariano Fortuny rappresenta una sorta di profeta, trasponendo sulla tela la gioiosità e giocosità della vita, il colore e il calore della sua terra e facendo della pittura lo specchio variopinto di queste sensazioni. Ecco allora che, nell’orbita dello spagnolo Fortuny, ma anche di Jean-Louis-Ernest Meissonier, nel secondo Ottocento si avvia una nuova stagione artistica anche per la pittura italiana, caratterizzata da preziosismi pittorici e curiosità tematiche che si diffondono come gusto ed hanno un vero e proprio exploit a partire dall’Esposizione Universale di Parigi del 1867. Esotismo e gusto neosettecentista si possono trovare tra esponenti italiani quali Giacomo Favretto - uno dei più fulgidi protagonisti della pittura veneta dell’Ottocento -, Giuseppe De Nittis con la sua produzione di scene di genere in costume, Giovanni Boldini che elegge il parco di Versailles quale palcoscenico privilegiato per i suoi idilli galanti in costume. Questi artisti e molti altri si potranno ammirare nella mostra rodigina, che sarà articolata in otto sezioni.Italia-Parigi tra Meissonier e Fortuny: A partire da Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini tutta una serie di scene galanti e interni di genere inonda le esposizioni parigine sulla scia di quel gusto calligrafico da una parte, e dall’altra di uno sfrenato cromatismo che personalità alla moda quali Meissonier e Fortuny avevano imposto come cifra trionfale.La scuola meridionale sulle orme di Fortuny: L’arrivo di Fortuny a Portici nel 1874 contribuiva a enfatizzare l’immediatezza narrativa e la rapidità cromatica della maniera napoletana, al punto che molti napoletani recatisi a Parigi assimilarono le mode di Meissonier e Fortuny, in primis Edoardo Dalbono. Il fortunysmo a Roma: Gli anni Settanta dell’Ottocento vedono comunque Roma impugnare lo scettro del fortunysmo a partire dall’orbita dell’Accademia di Spagna fino a italiani quali Achille Vertunni che ne trarranno spunto per una produzione paesaggistica di ambientazione orientalista. Il cosiddetto “impero del bianco”, denominazione efficace adottata per uno stile, quello napoletano, che privilegia gli effetti luminosi, vede tra i protagonisti il romano Pio Joris.Ma è soprattutto il caso Michetti a segnare il trionfo di un filone di ispirazione idillica, fortemente connotato di virtuosismi pittorici, come documenta la condanna nel 1877 della sua Processione del Corpus Domini ad opera di Adriano Cecioni proprio sulla base della taccia fortunyana: «non può esser mai un artista quello che approva l’arte dei seguaci di Fortuny, cioè Michetti e compagni, perché in questi pittori tutto è fatto per l’occhio, sola e unica preoccupazione di quella pittura».Esotismi e Revival: Travestimenti esotici e messinscene di gusto storicistico, tipiche delle mode fortunyane trapassano in molti protagonisti della pittura dell’Ottocento Italiano, dal napoletano Domenico Morelli al lombardo Mosè Bianchi all’emiliano Giovanni Muzzioli, con dovizia di dettagli scenografici e preziosismi cromatici. I dettagli del genere: Dal Veneto al meridione, senza dimenticare il caso Lombardia, con i fratelli Induno, dilaga la propensione per un folklore interpretato alla luce di un dettato stilistico internazionale: mercati, vedute urbane, botteghe di antiquari, consentono di gustare in un registro di quotidianità più popolaresca e briosa quelle innovazioni stilistiche dettate dalle mode spagnole. Si tratta di un genere amatissimo presso il collezionismo italiano e internazionale, destinato a suscitare un dibattito critico di ampie coordinate. Ne è conferma il destino critico dei fratelli Induno, addirittura sviliti questi ultimi quali emblemi di una vera degenerazione, proprio mentre piovono comunque le committenze ad entrambi da parte della più illustre nobiltà lombarda. Non è un caso che nella dibattuta questione sull’aggiudicazione del primato ad uno dei due Induno, resti in maggioranza chi antepone Domenico al fratello Gerolamo, più incline quest’ultimo ai compromessi di un mercato dell’arte sempre più sensibile al quadro in costume di un Fortuny o di un Meissonier.L’Ottocento in costume: Non restringibili al campo del revival antichizzante, di gusto romano o neopompeiano, le messinscene in costume rispondenti al gusto fortunyano si orientano frequentemente verso il repertorio medioevale e rinascimentale, dando origine a tutta una categoria di paggi, fornaretti e menestrelli che da Giovanni Boldini a Giovanni Battista Quadrone si animano di nuove movenze e di sontuosi colori. In Toscana il caso di Francesco Vinea è quello che meglio illustra la diffusione del modello Meissonier e Fortuny, basti pensare all’opera Prima del duello (1875 ca.) conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.Il neosettecentismo: Oltre all’esotismo è il gusto neosettecentista ad accompagnare in Italia la diffusione dello stile fortunyano, basti pensare a Mosè Bianchi che nel 1866 sarà in grado di verificare nel corso di un soggiorno parigino quell’inclinazione per la pittura in costume alla maniera di Meissonier. La presenza di Fortuny a Parigi proprio nel 1866 gli consentirà di progredire in fatto di virtuosismi pittorici nel reparto delle tematiche neosettecentesche almeno fino agli anni Ottanta. Tra gli Italiani di Parigi saranno ancora una volta Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini a coniugare i fasti neosettecenteschi in virtù di una sapienza cromatica e di una verità di atmosfera che sfugge ad ogni manierismo accademico.La vita contemporanea: Sempre più spesso evenienze mondane e parate ritrattistiche vengono affidate nella seconda metà del XIX secolo a quegli artifici pittorici che Mariano Fortuny aveva saputo imporre quali ingredienti di un’arte alla moda: assoli di nobildonne, vedute di ippodromi, ribalte teatrali, interni ovattati diventano palcoscenici per rari e pregiati arredamenti oltre che per sieste regali: da Giovanni Boldini a Giuseppe De Nittis, da Giacomo Favretto a Edoardo Tofano, da Carlo Pittara a Riccardo Pellegrini, l’attualità dei ricevimenti mondani e la modernità dell’icona femminile affascinano con artifici rinnovati.La mostra proporrà una molteplicità di tematiche dando conto di profondi cambiamenti etici e culturali della società italiana risorgimentale. Sarà dunque un percorso espositivo del tutto inedito, godibile dal grande pubblico anche in rapporto alla ricorrenza dei 150 anni dall’Unità d’Italia.Informazioni:Palazzo Roverella Tel. 0425 460093; www.palazzoroverella.com info@palazzoroverella.comCoordinamento Generale: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo - Area Comunicazione e Relazioni EsterneUfficio Stampa: STUDIO ESSECI - Sergio Campagnolo, Tel. 049 663499; www.studioesseci.netinfo@studioesseci.net