Libreria LdPV

RACCONTATI DAGLI ALUNNI DELLA SCUOLA PRIMARIA


 FATTI LEGGENDARI DI ODERZO   (dal testo da loro prodotto durante l’anno scolastico 2002-2003: Oderzo, guida al mio paese.) IL MAZZARIOL E ATTILA Il Mazzariol era un folletto, piccolo piccolo, che viveva nei boschi, dentro le grave del Piave. Egli amava molto la sua terra e la difendeva da coloro che la mettevano in pericolo. Nell’anno 452 i contadini, che lavoravano le campagne, scorsero all’orizzonte delle sagome nere: erano gli Unni guidati da Attila che venivano a conquistare Opitergium. Il Mazzariol, venutolo a sapere, pensò di fermare i barbari usando tutti i suoi poteri. Mentre gli Unni dormivano nei loro accampamenti, senza farsi vedere, fece molti dei suoi scherzi: rovesciò i pentoloni della minestra, soffiò sul fuoco par incendiare  le pelli con cui i soldati si coprivano, tirò loro i capelli e impiastricciò le barbe con il vischio. Per finire, legò le code e i crini dei cavalli ed aspettò, sogghignando, il mattino seguente. Gli Unni, dopo la  notte tormentata, si prepararono per attaccare Oderzo, ma, montando in sella ai cavalli, si accorsero dell’ennesimo scherzo. Tagliarono le code agli animali per partire all’attacco, ma non sapevano che mai si deve tagliare ciò che il Mazzariol unisce, così i cavalli cominciarono a sbandare qua e là, storditi e senza forza. Non riuscendo a spiegarsi l’accaduto, gli Unni scapparono, lasciando Attila solo e umiliato. Opitergium, secondo questa leggenda, fu salvata dal Mazzariol. Da allora il Mazzariol è amato e rispettato in tutti i paesi della Sinistra Piave. Si dice che nelle notti di luna piegalo si possa ancora vedere a bordo di una zattera lungo il fiume. Egli passa dicendo a chi incontra: ”Salve, io sono il Mazzariol che sconfisse Attila, il flagello di Dio”. IL MITICO POZZO D’ORO C’è una leggenda ad Oderzo che narra del mitico pozzo d’oro. Nel V°sec.d.C. le terre opitergine non erano né sicure, né tranquille a causa delle continue invasioni barbariche. In seguito, nel 542 d.C. giunsero in Italia, attraverso le Alpi Giulie, Gli Unni guidati da Attila soprannominato “flagello di Dio”. Gli Unni sconfissero e distrussero diverse città: Aquileia, Concordia ed Altino. Quando giunsero alle porte di Oderzo, gli Opitergini resistettero all’assedio per quindici giorni. In seguito riferirono ad Attila che avrebbero aperto le porte della città se avesse cessato l’assalto. La sera prima si riunirono nella Piazza Maggiore, per decidere dove deporre i loro tesori con lo scopo di nasconderli al nemico e poi abbandonare la città. I loro oggetti preziosi ed i tesori dei templi furono raccolti in un “calderone” e calati in un pozzo. Alcuni anziani, considerati più saggi, furono incaricati di questo compito. Essendosi attardati nell’operazione, vennero uccisi dai barbari, che erano entrati nella città, trovandola abbandonata. Nessuno è mai riuscito a ritrovare il tesoro. Potrebbe essere stato sottratto dai barbari o forse essere rimasto nascosto in fondo al pozzo, dove gli anziani opitergini lo avevano deposto, prima di essere trucidati. Fino a non molti anni fa, quando veniva venduto  un terreno nell’opitergino, sul contratto di compravendita c’era la clausola: “SALVO IURE PUTEI” (cioè: “fatto salvo il diritto del pozzo”) con cui il venditore si assicurava il diritto sul tesoro, se, per caso, fosse stato ritrovato. In realtà si pensa che questa clausola volesse  assicurare al venditore, il diritto di attingere l’acqua nel pozzo situato nel fondo venduto.