Quest’anno Ugo Suman, festeggiato dagli amici più cari, ha compiuto ottant’anni. Una vita intensa e complicata la sua, ma vissuta con la semplicità e la saggezza dei nostri antenati. Nato a Conselve, vive a Padova dal 1952. Della laurea in agraria conseguita a Bologna non ne ha fatto uso, ma la città felsinea gli è servita per lanciarlo nel mondo del giornalismo. Ha lavorato per la ditta americana “Norton”, che costruiva utensili per il taglio del vetro e di materiali resistenti, con la carica di funzionario controllore per il Triveneto e l’Emilia Romagna. È Cavaliere al Merito della repubblica. La vocazione che l’ha reso tuttavia sempre più personaggio è stata quella del comunicatore, del giornalista. Ha iniziato a collaborare nel 1949 con il giornale diocesano “La Difesa del Popolo”, quindi con “Il Corriere della Sera”, “Il Gazzettino”, l’”Avvenire d’Italia”. Ha conosciuto e anche familiarizzato con nomi d’eccellenza come Biagi, Montanelli, don Fuschini, Torelli, Tombari. Bologna insomma gli ha aperto gli orizzonti e, parola sua, il mondo della comunicazione gli ha insegnato più della scuola. Infatti tra “fuorisacco” e telefonate di servizio è nata in lui quella malattia della scrittura, della parola radiofonica e televisiva, in lingua e in dialetto, in prosa e in poesia, che non l’avrebbe più abbandonato. Ha pubblicato infatti 1500 sonetti, numerose raccolte di poesie e racconti con diversi editori veneti. La rubrica “L’Orto de casa”, nel Gazzettino di Padova, che inizialmente doveva essere temporanea, è durata ben 35 anni, raccolte poi in vari libri a cura del giornale. Tombari diceva di lui che scriveva in dialetto come in lingua, e molti dei suoi racconti sono stati tradotti e pubblicati nella rivista tedesca “Ruhr – Storj” di Gelsenkirchen. Con il tempo è diventato famoso come fabulatore ed esperto della civiltà rurale e contadina, degli usi e costumi popolari. Numerosissime sono state le interviste di emittenti locali, regionali e nazionali. La Fondazione Cini di Venezia l’ha invitato per trattare di televisione e di dialetti come esperto di comunicazione ad un convegno regionale. Per conto della Regione Veneto ha partecipato alla composizione del manuale di “Grafia veneta unitaria”. Pur colpito da avversità famigliari, la vita di Suman è stata assai attiva come autore poliedrico: è poeta, narratore, storico delle tradizioni popolari, conversatore e affabulatore pubblico. Citare tutte le sue pubblicazioni, una quarantina, porterebbe via gran spazio: citeremo la prima, “El ga pensà”, Violato, 1958 e una delle ultime, “Arcobaleno sugli Euganei”, Tip. reg. veneta, 2006. La sua partecipazione a trasmissioni radiofoniche e televisive meriterebbe un capitolo a parte. All’apparire delle prime televisioni private, già nel 1976 conduceva la rubrica settimanale “El nostro mondo” per Radio Ricerca Realtà, durata fino al 1981. Ha poi preso parte a trasmissioni di Radio M. P. di Padova, alla prima televisione locale RTV, dal 1977 al 1982 con la settimanale “Davanti al fogolaro”, quindi “Vita de campagna”, “Pan de casada”. Per Telechiara, dal 1990 ai giorni nostri, “Incontro con Ugo Suman”, rubrica prima settimanale, poi giornaliera con notevoli ascolti. È stato invitato anche in RAI. Sono state 1500 le sue dirette televisive complessive.Crediamo di non sbagliare nel vedere Suman sulla scia dei grandi cultori del territorio veneto come Dino Coltro, veronese, scomparso purtroppo quest’estate, Mario Rigoni Stern per l’Altopiano di Asiago, Dino Buzzati e l’estroso Mauro Corona per il bellunese, Giuseppe Mazzotti per il trevigiano (e oltre), e di altri che sarebbe lungo citare. Suman è la memoria storica della terra padovana, con tutto il suo corollario di favole e leggende, come scrive, per esempio, nell’ultima pagina dell’ultima raccolta citata, <>.Trascrivere tutto quello che abbiamo sentito e saputo nel nostro incontro con questo personaggio è impossibile. La considerazione finale è che figure del suo calibro, schietti ed equilibrati nel contempo, (specie quando parlano di errori, stravaganze, debolezze degli uomini e delle istituzioni), sono una ricchezza inestimabile per la nostra terra, uno scrigno di memorie preziose e di esperienza, testimoni del tempo anche per le generazioni presenti e future. Lunga vita a Ugo.