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119° anniversario della strage dei fasci Siciliani
Oggi ricorre il triste anniversario della strage dei "fasci siciliani", contadini inermi massacrati dai bersaglieri del regio esercito savoiardo. La Sicilia oggi è ancora in agitazione grazie al movimento dei forconi, ciò dimostra che la giustizia italiana nel sud non esiste ancora e forse non esisterà mai! Ma la censura di stato esiste ancora!!! Ma ritorniamo ai fatti: i Fasci siciliani (detti anche Fasci Siciliani dei Lavoratori) furono un movimento di massa di ispirazione democratica e socialista, sviluppatosi in Sicilia dal 1891 al 1893, fra proletariato urbano, braccianti agricoli, minatori ed operai. Sull'esempio dei fasci operai nati nell'Italia centro-settentrionale, il movimento fu un tentativo di riscatto delle classi meno abbienti e, inizialmente, era formato dal proletariato urbano, a cui si aggiunsero braccianti agricoli, "zolfatai" (minatori), lavoratori della marineria ed operai. Essi protestavano sia contro la proprietà terriera siciliana, sia contro lo Stato che appoggiava apertamente la classe benestante. La società siciliana era all'epoca parecchio arretrata, il feudalesimo, sebbene abolito (dagli stessi aristocratici illuminati) agli inizi del XIX secolo, aveva condizionato la distribuzione delle terre e quindi delle ricchezze. L'unità d'Italia d'altro canto, non aveva portato i benefici sociali sperati ed il malcontento covava fra i ceti più umili. Il movimento chiedeva fondamentalmente delle riforme, soprattutto fiscali ed una più radicale nell'ambito agrario, che permettesse una revisione dei patti agrari (abolizione delle gabelle) e la redistribuzione delle terre. I Fasci furono ufficialmente fondati il 1 maggio del 1891, a Catania ad opera Giuseppe de Felice Giuffrida. Il movimento era però nato in maniera spontanea già alcuni anni prima a Messina. A questo fece seguito il Fascio di Palermo (29 giugno 1892) guidato da Rosario Garibaldi Bosco e la costituzione del Partito dei Lavoratori Italiani (agosto 1892). A questi due fasci se ne aggiunsero altri e, già alla fine del 1892, il movimento si era diffuso in tutto il resto dell'isola con sedi in ogni capoluogo, tranne Caltanissetta. Il 20 gennaio 1893, a Caltavuturo (PA), 500 contadini, di ritorno dall'occupazione simbolica di alcune terre del demanio, vennero dispersi da soldati e carabinieri armati di fucile, e tredici manifestanti caddero vittime. A seguito di tale massacro furono organizzate numerose manifestazioni di solidarietà sia da parte dei Fasci, che sul piano nazionale, ed aumentò l'esasperazione dello scontro sociale.Il 21 e 22 maggio 1893 si tenne il congresso di Palermo cui parteciparono 500 delegati di quasi 90 Fasci e circoli socialisti. Venne eletto il Comitato Centrale, composto da nove membri: Giacomo Montalto per la provincia di Trapani, Nicola Petrina per la provincia di Messina, Giuseppe De Felice Giuffrida per la provincia di Catania, Luigi Leone per la provincia di Siracusa, Antonio Licata per la provincia di Girgenti, Agostino Lo Piano Pomar per la provincia di Caltanissetta, Rosario Garibaldi Bosco, Nicola Barbato e Bernardino Verro per la provincia di Palermo L'apice del movimento fu raggiunto nell'autunno del 1893, quando il movimento organizzò scioperi in tutta l'isola e tentò un'effimera insurrezione. La società siciliana fu sconvolta, ovunque si ebbero violenti scontri sociali, ed il movimento dettò le proprie condizioni alla proprietà terriera per il rinnovo dei contratti. In questo contesto, il presidente del consiglio Francesco Crispi, siciliano di origini, nel tentativo di ristabilire l'ordine e ascoltando solo le istanze dei possidenti, adottò la linea dura con un intervento militare. Il movimento fu sciolto nel 1894 e i capi vennero arrestati dal Commissario Regio Roberto Morra di Lavriano. Il 30 maggio il tribunale militare di Palermo condannò Giuseppe de Felice Giuffrida a 18 anni di carcere, Rosario Bosco, Nicola Barbato e Bernardino Verro a 12 anni di carcere quali capi e responsabili dei Fasci siciliani. L'on. de Felice fu difeso in sede giudiziaria dall' avvocato siciliano G.B. Impallomeni. Nel 1895, con un atto di amnistia, venne concessa la clemenza a tutti i condannati in seguito ai fatti dei Fasci siciliani. Si concludeva così, in modo violento, il primo vero tentativo di emancipazione delle classi più umili, organizzato contro i proprietari fondiari. In ogni caso aveva vinto la mafia infatti i maggiori interessi della mafia sono l'accumulo del capitale (mafia imprenditrice, urbana), il controllo della forza-lavoro (si ricordi la figura del gabelloto, vero e proprio intermediario mafioso tra proprietario terriero e bracciante) e il dominio sul territorio (per mezzo del sistema delle estorsioni). In questa prima fase il soggetto protagonista dell'antimafia è quindi il movimento politico-sindacale: i Fasci siciliani vengono considerati "il primo esempio di lotta organizzata contro la mafia". La loro lotta si configura come tentativo di riforma dei rapporti di lavoro: è quindi chiaro come sin dall'inizio essi siano un fenomeno poco gradito ad agrari e mafiosi (i grossi criminali sono tra l'altro esclusi dalla partecipazione ai Fasci). A causa (e a riprova) di ciò, il loro operato viene stroncato per l'azione congiunta di mafia e istituzioni. Il Fascio si compone di operai d'ogni arte e mestiere, di ambo i sessi e d'ogni età, purché provino di vivere col frutto del proprio lavoro e alla dipendenza dei padroni capitalisti,ecc.
Si concludeva così, in modo violento, il primo vero tentativo di emancipazione delle classi più umili, organizzato contro i proprietari fondiari. In ogni caso aveva vinto la mafia infatti i maggiori interessi della mafia sono l'accumulo del capitale (mafia imprenditrice, urbana), il controllo della forza-lavoro (si ricordi la figura del gabelloto, vero e proprio intermediario mafioso tra proprietario terriero e bracciante) e il dominio sul territorio (per mezzo del sistema delle estorsioni). In questa prima fase il soggetto protagonista dell'antimafia è quindi il movimento politico-sindacale: i Fasci siciliani vengono considerati "il primo esempio di lotta organizzata contro la mafia". La loro lotta si configura come tentativo di riforma dei rapporti di lavoro: è quindi chiaro come sin dall'inizio essi siano un fenomeno poco gradito ad agrari e mafiosi (i grossi criminali sono tra l'altro esclusi dalla partecipazione ai Fasci). A causa (e a riprova) di ciò, il loro operato viene stroncato per l'azione congiunta di mafia e istituzioni. Il Fascio si compone di operai d'ogni arte e mestiere, di ambo i sessi e d'ogni età, purché provino di vivere col frutto del proprio lavoro e alla dipendenza dei padroni capitalisti,ecc.
I contadini siciliani si accorsero ben presto delle idee rivoluzionarie di Crispi. che da morto di fame divenne riccone. In un mese (Dopo l'entrata di Garibaldi a Marsala) comprò un palazzo in via Maqueda a Palermo dirimpetto ai " Crociferi", sotto nome di un certo Moggio, suo cugino. I savoia hanno pagato con l'esilio parte di quella invasione e per le stragi perpretate in Italia e nel mondo, poi sono stati fatti rientrare, oggi l'ultimo di quella casta, guadagna milioni di euro nella rete pubblica, la Rai. Se fosse veramente un uomo, il sig. Emanuele Filiberto dovrebbe raccontare agli italiani cosa successe in Italia nel 1860 e dintorni, le stragi perpretate dai suoi avi e chiedere scusa a tutti gli italiani, da nord a Sud. Invece fa il ballerino non sapendo ballare, fa il cantante non sapendo cantare. A San Remo avrebbe anche vinto il festival se dei ragazzi del Partito del Sud non lo avessero contestato fino alla morte, compresi gli orchestrali. La canzone era stata copiata. Era una patacca, come lo è la storia raccontataci da 150 anni!!
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Inviato da: diletta.castelli
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