oggi mi annoio

Piano, piano, senza fretta


L’aria entrava dalla finestra in maniera gentile. Non vedeva le lunghe tende bianche che si muovevano, ma ne percepiva il movimento. Vedeva il dolce ondeggiare del tessuto con gli occhi della mente.Stava distesa sul grande letto a baldacchino. Le lenzuola di lino fresche di bucato, avevano il suo profumo; era strano come potesse essersi insinuato tra la trama del tessuto. Sarebbe riuscita a sentire se qualcun altro le avesse usate.Il sole stava sorgendo, e la luce era ancora soffusa; quel chiarore che si riesce a distinguere a occhi chiusi, ma che ancora non è così forte da infastidire. Si svegliava presto, ma non avrebbe mai rinunciato al lento risveglio del suo corpo indolenzito.. le piaceva così, farlo piano, piano, senza fretta.La sua mente tornò indietro.. a quando qualcuno le diceva quelle parole. Succedeva spesso che si svegliasse con una carezza gentile, con quel qualcuno che iniziava a toccare la sua pelle, lei se ne stava immobile e assaporava ogni attimo di quel tocco.Quella mano lieve, aveva la capacità di farla vibrare. Le dita gentili, si fermavano sui capelli, prendevano una ciocca e ci giocavano. Capelli di seta, ripeteva sempre. Scendevano lungo il collo, seguendo la linea sporgente della clavicola; talvolta avvertiva labbra morbide che si posavano sulla spalla, mentre la mano continuava a scivolare lungo il suo fianco nudo. Poi un leggero movimento dietro di se, le faceva capire di un cambio di posizione, lo strusciare della pelle sulle lenzuola, il lento scivolare verso il basso.E poi cambiava tutto.Le mani erano una cosa in più; ora c’erano labbra calde che elargivano baci lievi alle sue caviglie, scendendo verso i piedi. L’alito caldo le faceva il solletico, ma in realtà non aveva mai capito quale fosse il confine tra solletico e piacere. Lui amava i suoi piedi. Toccava un dito alla volta, amava guardare le unghie perfettamente laccate di un rosso acceso. Partiva proprio da li, il piacere.. quando con la lingua seguiva il contorno perfetto delle dita ossute, per poi succhiarle con movimenti lenti. La sua lingua non tralasciava niente. Tocchi leggeri che scivolavano sulla saliva che lui sapientemente lasciava.Sospiro..Profondo respiro che partiva da una sensazione di desiderio. D’irresistibile desiderio a dare tutta se stessa. E in realtà era quello che accadeva. Lei amava stare al gioco; sapeva che il suo uomo adorava iniziare ad amarla in questa maniera, e per quanto lei, all’inizio, lo avesse trovato un po’ strano, ora lo viveva con estrema eccitatazione. I piedi erano solo l’inizio. Quello che lo faceva impazzire, era soffermarsi in un punto per lunghi istanti; appena sopra il ginocchio, dove finisce la protuberanza ossea e inizia la parte interna della coscia, quella più morbida. Prima erano le sue dita a sfiorare, poi la sua lingua, infine la sua bocca. Sempre li..fermo li.. Arrivava il momento in cui il corpo provava quasi fastidio a quella lenta tortura; i muscoli si irrigidivano, i nervi si tendevano..e la schiena iniziava ad arcuarsi..e tutto questo si trasformava in piacere. Un po’ più su. Si spostava lungo la coscia, senza staccare mai la bocca, senza lasciare un millimetro di quella pelle priva del suo tocco.Le sembrava quasi di rivivere le stesse sensazioni, anche se il suo corpo è drasticamente cambiato, anche se la sua pelle non è più soda come prima. non ora, non disturbarmi ,realtà, fammi ricordare ancora quei momenti..Era li. Il suo soffio leggero, si divertiva a spostare i riccioli di peli. Mica come ora, pensò ridendo, che si levano tutto. Era solo il suo respiro caldo che toccava la sua pelle. La testa appoggiata sulla sua pancia piatta, le mani che continuavano a sottolineare la linea delle sue lunghe gambe, il suo alito a scaldare un punto che già emanava calore da se. Piano, piano, senza fretta.A lei sembrava il tempo non passasse mai; ma sapeva anche che la ricompensa per il saper aspettare, l’avrebbe ripagata. Ogni tanto avvertiva la punta della sua lingua; forse. O forse era il suo grande desiderio che spingeva la sua mente a immaginare. Il tocco delle dita però, quello lo sentiva bene, la pressione era aumentata.. Anche lui desiderava la stessa cosa. Mosse appena il bacino; le gambe si aprirono un po’, il torace si riempì d’aria. Le sue dita scivolarono nel punto più intimo. Con impeccabile precisione, iniziò a scostare i peli, quasi li stesse pettinando. Lei rimaneva immobile, anche se i muscoli erano tesi. Poi successe quello che lei aveva desiderato fin dalla sua prima carezza; la testa si alzò dal suo bacino, e la sua bocca prese possesso di lei. Piano, piano, senza fretta.