Un racconto << Due amici si incontrarono dopo molti anni. Uno si era arricchito l'altro era rimasto povero. Per festeggiare l'evento il ricco invitò l'amico a pranzo. Erano contenti di essersi rivisti. All'improvviso, all'ultimo bicchiere il povero reclinò il capo sul tavolo, e si addormentò. Il ricco pensò "devo approfittare per recargli un dono. Dorme e non potrà rifiutarlo."Gli cucì un gioiello inestimabile nella manica della veste logora. Poi partì per tornare ai suoi affari. Il povero si destò. "Dove è andato? Lo incontrerò ancora?"Il gioeiello era leggero e il povero non si accorse di averlo con sè.Riprese il suo vagabondaggio in cerca di fortuna. E continuò a vivere negli stenti, continuando a ignorare quale ricchezza si celasse nell'abito.Un giorno i due amici si rivedero. Il ricco era sbalordito: "Ma come hai ancora le tue vesti lacere e potresti vivere nel lusso?" Il povero era inbetitito. Di cosa stava parlando? Allora il ricco bruscamente gli trappò la manica e ne uscì il gioiello inestimabile."Ora capisco" disse il povero che per l'emozione cominciò a piangere. >>Questa storia della tradizione buddhista ci svela che la scintilla della perfezione (la natura "buddhica", per gli addetti ai lavori) si trova dentro di noi. Non dobbiamo cercarla all'esterno. Purtroppo lo ignoriamo, come il povero del racconto. L'illusione ci addormenta e siamo incapaci di godere delle nostre ricchezze.Il povero e il ricco sono la stessa persona. Il primo però sa dell'esistenza del tesoro e può aiutare l'altro a scoprirlo. L'unico ostacolo sulla via della felicità è dimenticarsi che la percorriamo. Sta a noi recitare la parte del ricco o del povero, optando per la consapevolezza o l'errore.La conquista della perfezione è in realtà un recupero. Ce lo mostra una metafora. Il sole può essere oscurato dalle nubi, ma non per questo ha smarrito la sua luce.Che esista un tesoro nascosto pochi riescono a crederlo, e se ne distaccano sempre di più. Tutte le creature possono diventare Buddha, proprio perchè lo sono già. Diversamente nessuno sarebbe in grado di destarsi.La scoperta della perfezione può renderci felici. Essa giunge con la formazione di una nuova consapevolezza, che non teme di confrontarsi con la propria integrità. Tratto da: "La pagoda magica e al tri racconti per trovare la felicità dentro di sè" di leonardo Vittorio Arena
Il tesoro nascosto - Come scoprire l'interiorità
Un racconto << Due amici si incontrarono dopo molti anni. Uno si era arricchito l'altro era rimasto povero. Per festeggiare l'evento il ricco invitò l'amico a pranzo. Erano contenti di essersi rivisti. All'improvviso, all'ultimo bicchiere il povero reclinò il capo sul tavolo, e si addormentò. Il ricco pensò "devo approfittare per recargli un dono. Dorme e non potrà rifiutarlo."Gli cucì un gioiello inestimabile nella manica della veste logora. Poi partì per tornare ai suoi affari. Il povero si destò. "Dove è andato? Lo incontrerò ancora?"Il gioeiello era leggero e il povero non si accorse di averlo con sè.Riprese il suo vagabondaggio in cerca di fortuna. E continuò a vivere negli stenti, continuando a ignorare quale ricchezza si celasse nell'abito.Un giorno i due amici si rivedero. Il ricco era sbalordito: "Ma come hai ancora le tue vesti lacere e potresti vivere nel lusso?" Il povero era inbetitito. Di cosa stava parlando? Allora il ricco bruscamente gli trappò la manica e ne uscì il gioiello inestimabile."Ora capisco" disse il povero che per l'emozione cominciò a piangere. >>Questa storia della tradizione buddhista ci svela che la scintilla della perfezione (la natura "buddhica", per gli addetti ai lavori) si trova dentro di noi. Non dobbiamo cercarla all'esterno. Purtroppo lo ignoriamo, come il povero del racconto. L'illusione ci addormenta e siamo incapaci di godere delle nostre ricchezze.Il povero e il ricco sono la stessa persona. Il primo però sa dell'esistenza del tesoro e può aiutare l'altro a scoprirlo. L'unico ostacolo sulla via della felicità è dimenticarsi che la percorriamo. Sta a noi recitare la parte del ricco o del povero, optando per la consapevolezza o l'errore.La conquista della perfezione è in realtà un recupero. Ce lo mostra una metafora. Il sole può essere oscurato dalle nubi, ma non per questo ha smarrito la sua luce.Che esista un tesoro nascosto pochi riescono a crederlo, e se ne distaccano sempre di più. Tutte le creature possono diventare Buddha, proprio perchè lo sono già. Diversamente nessuno sarebbe in grado di destarsi.La scoperta della perfezione può renderci felici. Essa giunge con la formazione di una nuova consapevolezza, che non teme di confrontarsi con la propria integrità. Tratto da: "La pagoda magica e al tri racconti per trovare la felicità dentro di sè" di leonardo Vittorio Arena