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LA FRANCIA IMPAZZITA SI SCAGLIA CONTRO IL PAPA

Post n°191 pubblicato il 22 Marzo 2009 da Il.Don.Camillo

Assistiamo allibiti a discorsi senza senso, a prese di posizione ideologiche, a squallidi attacchi contro il Papa. Il fuoco viene da tutte le parti, come al solito, ma spesso sfiora il ridicolo, tentando di dimostrare che, questa volta, il Papa ha preso una cantonata, e si è lasciato indietro pure i suoi seguaci.

In Francia, patria dell’ateismo, in cui più di duecentomila esseri umani vengono uccisi ogni anno grazie all’aborto, la ministro per i Diritti Umani si dice “sbalordita” per le parole del Pontefice sui preservativi. Insomma, l’assassinio di duecentomila bambini non le interessa, anzi ci si da’ da fare per promuoverlo con la kill pill RU486, ma le parole del Papa proprio non le può mandare giù. Come si permettere di parlare, quel Benedetto XVI? Chi gli ha dato il permesso?

Sempre in Francia, luogo in cui più o meno tutti si stanno dedicando all’attacco al capo della Chiesa Cattolica, la stampa diffonde ridicoli sondaggi in cui si dice che la “popolarità” del Papa in quella terra è in forte calo. Come se il successore di Pietro dovesse fondare il suo Magistero infallibile sulla popolarità in questo o in quel Paese… Questi sondaggi parlano dell’opinione pubblica in generale, ma non solo: dopo le parole del Papa sui preservativi pronunciate in Africa, questi sondaggi registrano che il 43% dei cattolici francesi vorrebbe che Benedetto XVI lasciasse il soglio pontificio. E questo sondaggio non si può che prenderlo sul ridere. Come può essere cattolico un uomo che è contro il Papa? È un controsenso, è ridicolo. Ogni cattolico è figlio del Papa, e solamente se pazzo potrebbe pretendere un allontanamento di quest’ultimo dalla guida della Chiesa Cattolica. E l’opinione dei pazzi, sinceramente, non ha molta importanza…

Continuando con il paese d’Oltralpe, sempre per quanto riguarda il governo, si attacca il Papa mostrando le sue parole come l’”opposto della tolleranza e della comprensione”. Vi chiediamo allora, cari francesi, cosa intendete per tolleranza e comprensione. Forse il lanciare preservativi sulla cattedrale di Notre-Dame, come è stato fatto questa mattina? Oppure il manifestare con cartelli recanti scritte del tipo: “Benedetto XVI assassino” (sempre davanti a Notre-Dame)?
Spiegateci, carissimi, spiegateci.
Ora coloro che difendo un inesistente diritto all’aborto ci accusano di essere assassini! È pazzesco.
Con soprannaturale filiazione, i nostri cuori sono vicini a quelli del Santo Padre, bersaglio preferito della squallida “opinione pubblica”.

Forse dovrebbero essere accusati di assassinio coloro che, come l’Onu, promuovono campagne di sterilizzazione delle donne o pianificazioni familiari che eliminino i figli per mezzo della morte per triturazione e aspirazione (leggi: aborto).

Omnes cum Petro.

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Commenti al Post:
insorgente
insorgente il 24/03/09 alle 22:13 via WEB
Se permetti aggiungo che i francesi, nel "dibattito" sulle parole del Papa dedicate alla prevenzione dell’AIDS in Africa, hanno omesso l’evidenza scientifica.
Nel 2003 l’Organizzazione Mondiale della Sanità stimava in 42.000.000 le persone che vivevano con HIV o AIDS.
Le modalità di intervento preventivo finora più praticate consistevano in massicce campagne di diffusione dei preservativi o condom, senza che venissero adeguatamente affrontate le questioni etiche sottese alla trasmissione sessuale della malattia.
Anche in Italia, fino a pochi anni fa, le reti televisive proponevano insistentemente spot pubblicitari sul collegamento fra uso del condom e prevenzione dell’AIDS, con lo slogan “Se la conosci la eviti”.
Ma qualcosa sta cambiando nel “mito” del preservativo.
Il titolo di un libro pubblicato nel dicembre 2003 da Edward Green, ricercatore del Center for Population and Development Studies di Harvard, suona appunto Rethinking AIDS Prevention: Learning from Successes in Developing Countries (Ripensare la prevenzione dell’AIDS: la lezione dei successi nei paesi in via di sviluppo).
Lo stesso autore, in un lavoro di equipe estremamente qualificato dal punto di vista scientifico ed epidemiologico, ha presentato nel gennaio 2004 uno studio presso il Medical Institute for Sexual Health a Washington D.C. che attesta come la distribuzione a tappeto dei preservativi nel continente africano, in particolare nell’Africa sub-sahariana che risulta la più colpita dal male, non abbia sortito gli effetti sperati
(http://www.newsmax.com/archives/ic/2004/1/16/13230.shtml ).
Anzi, i dati raccolti in paesi come Kenya e Botswana indicano che ad un incremento nella vendita di preservativi si accompagna un aumento di contagi, dal momento che una maggiore promiscuità produce, statisticamente, un aumento del rischio di infezione.
Afferma infatti Green: “il grado di diffusione dei preservativi si è rivelato non determinante”.
Lo studio citato, dal titolo ABC. Un approccio alla pandemia dell’AIDS, cita come esempio di validità della metodologia AB (Abstinence e Be faithful) il caso dell’Uganda, dove il governo, promuovendo appunto l’astinenza e la fedeltà, ha indotto una drastica diminuzione di comportamenti a rischio: i rapporti sessuali occasionali sono infatti calati del 65%, laddove l’esclusivo ricorso alla metodologia C (Condom) ha prodotto effetti contrari, come era prevedibile.
Risultati?
- la preva­lenza dell’Hiv è passata dal 15% del 1992 al 5% del 2004.
- una riduzione della prevalenza HIV del 75% nel gruppo di età tra i 15 e i 19 anni, del 60% tra i 20 e i 24 e del 54% nel complesso.
L’approccio comportamentale all’epidemia è stato sostenuto sin dall’inizio dal presidente Ugandese Yoveri Museveni che nel 1992 al congresso Mondiale sull’ AIDS a Firenze affermò: “In paesi come i nostri, dove una madre spesso deve camminare per 40 km per ottenere un’aspirina per il figlio malato o 10 km per raggiungere l’acqua, la questione pratica di garantire una costante disponibilità di preservativi o il loro uso corretto non potrà mai essere risolta. Io credo che la miglior risposta alla minaccia dell’AIDS consista nel riaffermare pubblicamente e chiaramente il rispetto che ogni persona deve al suo prossimo. Dobbiamo educare i giovani alle virtù dell’ astinenza, dell’ autocontrollo e del sacrificio che richiede innanzitutto il rispetto per gli altri”.
Lo stesso presidente ugandese Yoweri Museveni più recentemente attaccò la distribuzione di preservativi ai bambini delle scuole elementari descrivendola pericolosa e disastrosa. “Non bisogna insegnare ai bambini come usare i preservativi. Aprirò una guerra sui venditori di condom. Invece di salvare vite umane promuovono la promiscuità tra i giovani. La promiscuità è la maggiore causa di diffusione dell’HIV/AIDS. I bambini a scuola dovrebbero essere educati alla ricerca di un partner per una relazione stabile per tutta la vita”.
Ed il costo dei programmi avviati per favorire la modifica degli stili di vi­ta è stato di 23 centesimi di dollaro a testa.
La falsa sicurezza generata dal preservativo si fonda sull’ignoranza delle sue reali capacità preventive.
Anche quando usato correttamente e nel 100% dei casi – cosa che accade piuttosto di rado – il condom ha un’efficacia dell’80% circa, pertanto ben due persone su dieci contraggono l’infezione pur avendo avuto rapporti “protetti”.
Le dimensioni del virus dell’HIV, infatti, sono 500 volte inferiori a quelle degli spermatozoi, e possono dunque penetrare più facilmente attraverso la parete del dispositivo (G. J. Woodall, The use of the condor to protect against the transmission of Hiv in prison, “Medicina e Morale”, 1999/6, pp. 1073-1074).
A presto.
 
 
Il.Don.Camillo
Il.Don.Camillo il 25/03/09 alle 20:41 via WEB
Carissimo, senza dubbio i dati che porti sono importantissimi. Ci si ostina con i preservativi, quando, leggiamo, la fedeltà nei confronti della persona amata porta molti più frutti. Grazie. Un saluto, don Camillo
 
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