ECONOMIA IN PILLOLE

da Affaritaliani -artivolo di Luca Spoldi


Eurocrisi/ Credit Suisse: per salvare l’euro servono ricapitalizzazioni, acquisti di bond e liquidità illimitataLunedí 19.09.2011 12:09Euro che torna  a scendere, con gli operatori che segnalano come le scommesse aperte contro la divisa unica (ossia il saldo netto di posizioni “corte” sulla valuta) siano tornate ai massimi da oltre un anno dopo che Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno ridotto le rispettive previsioni  sull’andamento dei cambi da qui a un mese. Una cautela che gli operatori giustificano ampiamente visto che per quanto riguarda la crisi del debito greco al di là delle promesse dei politici non si scorgono ancora soluzioni, mentre il mercato si è convinto da tempo che Atene riuscirà a pagare solo in parte il proprio debito e dunque una ristrutturazione dello stesso è di fatto inevitabile indipendentemente da quanti aiuti potranno essere forniti per guadagnare tempo e attenuare l’impatto negativo di un default sui bilanci delle banche europee.Per salvare la valuta unica, scrivono oggi gli analisti di Credit Suisse (istituto elvetico stamane sotto i riflettori anche per la transazione da 150 milioni di euro con la quale ha preferito chiudere un contenzioso col fisco tedesco), tre passi sono ormai necessari: la ricapitalizzazione delle banche europee, il  proseguimento degli acquisti di titoli di stato italiani e di altri periferici europei a rischio contagio da parte della Banca centrale europea in cambio di un ritorno ad un rigore fiscale, la fornitura di liquidità illimitata da parte della stessa Bce alle banche dietro presentazione di collaterali.Osservazioni condivise peraltro da molte case d’investimento, tanto più che al di là delle smentite ufficiali la necessità di procedere a ricapitalizzazioni che possano poi far “superare” col minimo trauma possibile un default greco è apparsa evidente non solo dopo le dichiarazioni in tal senso del direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ma soprattutto di Josef Hackermann, numero uno di Deutsche Bank, che qualche giorno fa ha candidamente ammesso che se dovessero contabilizzare i titoli greci al loro valore di mercato attuale tutte le banche del vecchio continente si troverebbero in difficoltà e le più deboli potrebbero fallire.Quello che resta da capire è di quanti mezzi necessitino le banche: secondo gli esperti svizzeri non meno di 35 miliardi di euro anche se l’economia europea non tornasse in recessione (come invece rischia di fare), con  la possibilità di far fronte a questa necessità anche con la consueta attività di svalutazione e accantonamenti se una ristrutturazione del debito greco non avvenisse prima del 2013. Se invece il default (o comunque la ristrutturazione più o meno concordata coi creditori) avverrà prima per le banche greche vi sarebbe il rischio di fallimenti, con ripercussioni anche sulle banche francesi e tedesche, le più esposte tra quelle europee verso la Grecia.Quanto agli acquisti di bond italiani e spagnoli da parte della Bce non vi sarebbero formalmente dei limiti a tale strategia, dato che la Bce potrebbe sempre stampare nuova moneta per finanziare ulteriori acquisti. Naturalmente, sottolineano gli esperti, non è pensabile che la Bce voglia venirsi a trovare in tale situazione, ma su base giornaliera la sua potenza di fuoco è pressoché illimitata, il che rende il suo operato assolutamente più decisivo di eventuali aiuti da parte delle banche centrali di paesi emergenti come la Cina. Una misura di quanto il mercato si fiderà o meno del supporto della Bce (che, ricordano altri operatori, resta comunque una misura temporanea e non risolutiva delle cause della crisi stessa, ndr) è data dall’andamento dei Cds (Credit default swap, il costo per assicurarsi contro l’ipotesi di un fallimento dell’emittente, ndr), in questi giorni per la verità ancora molto volatili.Infine il recente annuncio dato dalla Bce assieme alle maggiori banche centrali occidentali della disponibilità a fornire liquidità (in dollari) da qui a fine anno per un ammontare illimitato alle banche europee che ne facessero richiesta, dietro presentazione di collaterali, appare un ulteriore passo nella giusta direzione. Quasi a dire che la soluzione alla crisi resta lontana, ma gli strumenti per ridurne il più possibile l’impatto e “spalmarlo” su un più esteso arco temporale sono il modo migliore con cui le banche centrali, a partire dalla Bce, possono fare la propria parte nell’attesa che i governi europei facciano la propria, trovando il modo di far ripartire l’economia del vecchio continente.Luca Spoldi