Ho letto anche io “Tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia.
Comperato per due ragioni : 1) C'erano i saldi da Carrefour e poi 2) occasione buona per sapere il significato di tutte quelle scritte sui ponti dell'autostrada (Geppino io e te tre metri sopra il cielo... Puzzetta io e te tre metri sopra il cielo... Pasqualina io e te tre metri sopra il cielo... chitevviecchio e te tre metri sopra il cielo... )Alla fine tormentone adolescenziale un pò scontato magone e lacrimoni finali ..Hum…mi fosse capitato fra le mani quando avevo 16 anni lo avrei eletto “il mio libro”. Ma haimè non ho più sedici anni (e da un bel po’) e nonostante le pagine sia andate via in modo alquanto piacevole non l'ho trovato una “bibbia generazionale”. Ma non è di questo che volevo parlare. Volevo in questo post riportare parole del autore, Federico Moccia, che dalle pagine del Messaggero dichiara: “La famiglia a volte non si rende conto di quanto sia importante per questi giovani. Sono fragili, ribelli, insicuri, determinati, fondamentalmente confusi in questa realtà che troppo spesso si rinnega da sola e a volte senza vergognarsene. Mi dispiace, molte persone hanno giudicato il romanzo che ho scritto Tre metri sopra il cielo come un libro per giovanissimi. Io credo invece che sia un libro per tutti ma soprattutto per gli adulti, o almeno per quelle famiglie che a volte dimen-ticano l'importanza e la difficoltà di essere giovani. Non ricordano più come loro stessi erano da giovani, di cosa si ha bisogno in quella età, cosa manca veramente per avere il coraggio di mordere la vita. E di andare avanti, con ottimismo e speranza. Oggi più che mai i giovani credono nella potenzialità dell'amicizia, di quei rapporti che hanno trovato a scuola o all'università. Non dialogano invece molto a casa e purtroppo non considerano un cammino spirituale. Avverto, se pur nascosta, una loro fragilità. Mi hanno scritto, me lo hanno confessato. Loro hanno trovato nel romanzo che ho scritto molto più di quello che purtroppo non trovano nella realtà. Ma un sorriso dettato da una ragione cartacea credo valga ben poco. Forse il governo italiano dovrebbe ripartire proprio considerando per prima cosa il suo futuro. E cioè i giovani”