"Sono 1.500 i pirati che operano lungo le coste somale e in particolare nei villaggi di Eel-Janaale, Hobyo e Harardheere". E' quanto rivela Abdulkadir Mohamed Afweyne, che media tra i pirati somali e le compagnie di navigazione che pagano il riscatto per ottenere la liberazione delle loro navi. In un'intervista al sito 'Somalia Report', il mediatore critica la decisione di estendere la missione anti-pirateria dell'Ue davanti alle coste somale perché "non è con la forza che si risolverà il problema dei pirati. Per trovare una soluzione è necessario discutere. Noi siamo già stati vittima della pesca illegale lungo le nostre coste e abbiamo il diritto di difendere i nostri interessi".Afweyne spiega che "esistono diversi gruppi di pirati in questo momento che operano in modo diverso. Di recente abbiamo deciso di ridurre gli attacchi alle navi davanti alle coste somale. Prima di diventare pirati eravamo pescatori, ma le nostre imbarcazioni venivano distrutte dalle grandi navi che pescavano illegalmente nelle nostre acque e la pirateria è stata la nostra risposta".Per questo chiede l'avvio di una trattativa con l'Unione europea, pur ammettendo che "ci sono ora altri gruppi di pirati che non la pensano così. Si sono allontanati dalla nostra idea originaria e ora svolgono un altro tipo di pirateria. Mi riferisco a quelli che si trovano nella provincia di Mudug". Al momento i pirati somali hanno in ostaggio in tutto "60 persone e almeno quattro navi solo nella baia di Haradheere. Sono in corso le trattative per la loro liberazione e noi trattiamo bene gli ostaggi e diamo loro cibo e acqua". A proposito del loro rapporto con gli estremisti islamici Shabab ammette: "Abbiamo con loro rapporti puramente economici. Paghiamo loro una tassa per le navi e gli equipaggi che teniamo in ostaggio".
Somalia, mediatore rivela: ''Sono 1.500 i pirati attivi lungo le coste del Puntland''
"Sono 1.500 i pirati che operano lungo le coste somale e in particolare nei villaggi di Eel-Janaale, Hobyo e Harardheere". E' quanto rivela Abdulkadir Mohamed Afweyne, che media tra i pirati somali e le compagnie di navigazione che pagano il riscatto per ottenere la liberazione delle loro navi. In un'intervista al sito 'Somalia Report', il mediatore critica la decisione di estendere la missione anti-pirateria dell'Ue davanti alle coste somale perché "non è con la forza che si risolverà il problema dei pirati. Per trovare una soluzione è necessario discutere. Noi siamo già stati vittima della pesca illegale lungo le nostre coste e abbiamo il diritto di difendere i nostri interessi".Afweyne spiega che "esistono diversi gruppi di pirati in questo momento che operano in modo diverso. Di recente abbiamo deciso di ridurre gli attacchi alle navi davanti alle coste somale. Prima di diventare pirati eravamo pescatori, ma le nostre imbarcazioni venivano distrutte dalle grandi navi che pescavano illegalmente nelle nostre acque e la pirateria è stata la nostra risposta".Per questo chiede l'avvio di una trattativa con l'Unione europea, pur ammettendo che "ci sono ora altri gruppi di pirati che non la pensano così. Si sono allontanati dalla nostra idea originaria e ora svolgono un altro tipo di pirateria. Mi riferisco a quelli che si trovano nella provincia di Mudug". Al momento i pirati somali hanno in ostaggio in tutto "60 persone e almeno quattro navi solo nella baia di Haradheere. Sono in corso le trattative per la loro liberazione e noi trattiamo bene gli ostaggi e diamo loro cibo e acqua". A proposito del loro rapporto con gli estremisti islamici Shabab ammette: "Abbiamo con loro rapporti puramente economici. Paghiamo loro una tassa per le navi e gli equipaggi che teniamo in ostaggio".