Il 2010 è stato l'anno dei pirati.Oggi le cifre ufficiali fornite dall'International maritime bureau di Londra lo confermano: lo scorso anno sono stati rapiti 1881 marittimi e sequestrate 53 navi, delle quali ben 49 nelle acque al largo della Somalia che rimane il nodo più difficile da sciogliere.Nelle mani dei jin somali ci sono tuttora ben 31 navi e 716 membri di equipaggi di varie nazionalità. «Il numero di ostaggi e di navi assaltate è il più alto mai toccato», ha sottolineato Mukundan Pottengal, direttore del Bureau spiegando che i numeri sono «in continuo aumento specialmente nel mare territoriale di alcuni paesi. Nelle acque internazionali i pirati assaltano pescherecci e piccoli mercantili trasformandoli in altrettante navi pirata in modo da potersi avvicinare alle potenziali prede senza destare alcun sospetto». Questo problema si avverte specialmente nell'oceano Indiano. Qui i pirati si sono spinti a Sud, fino al canale di Mozambico, e a Est, fino a 72 gradi di longitudine.Non c'è modo di fermarli perché il pattugliamento in uno scenario così vasto è impossibile. Lo sforzo operativo delle marine internazionali - tra cui quella italiana - ha invece sortito i suoi effetti nel golfo di Aden, dove gli attacchi si sono dimezzati passando da 117 nel 2009 a 53 nel 2010.«L'unico modo - continua Pottengal - per fermare il fenomeno in Somalia è quello che i governi e le Nazioni Unite facciano uno sforzo comune per riportare la legalità e ricostituire istituzioni stabili all'interno del territorio somalo».Il direttore del Bureau conferma quanto abbiamo scritto più volte, ovvero che la guerra ai pirati deve essere combattuta a terra, dove ha origine.Si muove in tal senso anche l'Associazione degli armatori della Danimarca che intende organizzare, a fine gennaio a Copenhagen, una riunione internazionale sulla pirateria, in collaborazione con la Camera internazionale della navigazione.Esprimendo «frustrazione» di fronte «alla lentezza della Comunità internazionale nel tentativo di sradicare questo grave problema», la Camera internazionale della navigazione ritiene necessario «affrontare la pirateria nell'oceano Indiano, che ha raggiunto un livello inaccettabile».«Questo non è soltanto un problema marittimo che possiamo risolvere da soli, ma anche e soprattutto un problema geopolitico di sicurezza che richiede l'aiuto degli Stati, poiché la pirateria al largo della Somalia è diventata un'industria», ha detto il suo vicepresidente Jan Fritz Hansen.In generale nel 2010 ci sono stati nel mondo 445 attacchi dei pirati (10% in più rispetto al 2009), che hanno causato almeno otto morti.Oltre alla Somalia, gli altri paesi che hanno visto all'opera i nuovi bucanieri - sebbene il numero sia inferiore rispetto agli anni precedenti - sono Indonesia con 30 navi attaccate, Bangladesh (20) e Nigeria (13).Bisogna però segnalare che nelle acque nigeriane, grazie anche alla diffusa situazione di instabilità nel paese, nell'ultimo mese c'è stata una escalation di abbordaggi, soprattutto nelle acque di fronte al porto di Lagos.A farne le spese anche due navi battenti bandiera italiana. La prima è la «Valle di Cordoba» della compagnia di navigazione Montanari, sequestrata la vigilia del Natale scorso e tenuta in ostaggio per 72 ore da diciotto pirati armati di kalashnikov, che sono poi riusciti a rubare ben 5 mila tonnellate di benzina, caricandole indisturbati su una bettolina, e a prendere il largo.L'altra è la petroliera «Dominia» protagonista di un sequestro lampo avvenuto l'11 gennaio scorso fortunatamente senza alcuna vittima.
Il 2010 anno dei pirati
Il 2010 è stato l'anno dei pirati.Oggi le cifre ufficiali fornite dall'International maritime bureau di Londra lo confermano: lo scorso anno sono stati rapiti 1881 marittimi e sequestrate 53 navi, delle quali ben 49 nelle acque al largo della Somalia che rimane il nodo più difficile da sciogliere.Nelle mani dei jin somali ci sono tuttora ben 31 navi e 716 membri di equipaggi di varie nazionalità. «Il numero di ostaggi e di navi assaltate è il più alto mai toccato», ha sottolineato Mukundan Pottengal, direttore del Bureau spiegando che i numeri sono «in continuo aumento specialmente nel mare territoriale di alcuni paesi. Nelle acque internazionali i pirati assaltano pescherecci e piccoli mercantili trasformandoli in altrettante navi pirata in modo da potersi avvicinare alle potenziali prede senza destare alcun sospetto». Questo problema si avverte specialmente nell'oceano Indiano. Qui i pirati si sono spinti a Sud, fino al canale di Mozambico, e a Est, fino a 72 gradi di longitudine.Non c'è modo di fermarli perché il pattugliamento in uno scenario così vasto è impossibile. Lo sforzo operativo delle marine internazionali - tra cui quella italiana - ha invece sortito i suoi effetti nel golfo di Aden, dove gli attacchi si sono dimezzati passando da 117 nel 2009 a 53 nel 2010.«L'unico modo - continua Pottengal - per fermare il fenomeno in Somalia è quello che i governi e le Nazioni Unite facciano uno sforzo comune per riportare la legalità e ricostituire istituzioni stabili all'interno del territorio somalo».Il direttore del Bureau conferma quanto abbiamo scritto più volte, ovvero che la guerra ai pirati deve essere combattuta a terra, dove ha origine.Si muove in tal senso anche l'Associazione degli armatori della Danimarca che intende organizzare, a fine gennaio a Copenhagen, una riunione internazionale sulla pirateria, in collaborazione con la Camera internazionale della navigazione.Esprimendo «frustrazione» di fronte «alla lentezza della Comunità internazionale nel tentativo di sradicare questo grave problema», la Camera internazionale della navigazione ritiene necessario «affrontare la pirateria nell'oceano Indiano, che ha raggiunto un livello inaccettabile».«Questo non è soltanto un problema marittimo che possiamo risolvere da soli, ma anche e soprattutto un problema geopolitico di sicurezza che richiede l'aiuto degli Stati, poiché la pirateria al largo della Somalia è diventata un'industria», ha detto il suo vicepresidente Jan Fritz Hansen.In generale nel 2010 ci sono stati nel mondo 445 attacchi dei pirati (10% in più rispetto al 2009), che hanno causato almeno otto morti.Oltre alla Somalia, gli altri paesi che hanno visto all'opera i nuovi bucanieri - sebbene il numero sia inferiore rispetto agli anni precedenti - sono Indonesia con 30 navi attaccate, Bangladesh (20) e Nigeria (13).Bisogna però segnalare che nelle acque nigeriane, grazie anche alla diffusa situazione di instabilità nel paese, nell'ultimo mese c'è stata una escalation di abbordaggi, soprattutto nelle acque di fronte al porto di Lagos.A farne le spese anche due navi battenti bandiera italiana. La prima è la «Valle di Cordoba» della compagnia di navigazione Montanari, sequestrata la vigilia del Natale scorso e tenuta in ostaggio per 72 ore da diciotto pirati armati di kalashnikov, che sono poi riusciti a rubare ben 5 mila tonnellate di benzina, caricandole indisturbati su una bettolina, e a prendere il largo.L'altra è la petroliera «Dominia» protagonista di un sequestro lampo avvenuto l'11 gennaio scorso fortunatamente senza alcuna vittima.