Post N° 16

Post n°16 pubblicato il 09 Luglio 2008 da bluemax1971

E' innegabile che dal momento in cui le nostre cellule (anzi, quelle dei nostri genitori) si uniscono e cominciano a formare la nostra persona, non esiste alcun pensiero.

dopo, quando il cervello comincia a formarsi , pare che comincino i primi implulsi elettrici, quindi il cervello comincia a funzionare ed ecco i primi "pensieri". Molti estremamente semplici, quali lontane sensazioni dovute al fatto che la pancia preme o disagi dovuti alla posizione all'interno del corpo o poco piu'. In pratica il cervello comincia ad interagire con i primi impulsi esterni.

Al momento della nascita, quando il cervello è maturo per interagire con le enormi quantità di input provenienti dall'estrno, i pensieri cominciano una loro evoluzione, passando dal fatto che analizzano luce, calore, forme ecc... questi input, per quanto ancora primitivi, permettono al cervello di fare le prime semplicissime riflessioni.

Questo, di norma, avviene per il resto dell'esistenza del cervello. Dalla nascita alla morte il cervello interagisce con l'esterno della propria persona.
comunque sia, per farla breve, questi PENSIERI o SENSAZIONI, volenti o nolenti sono sempre ed esclusivamente frutto di impulsi esterni al corpo dell'essere vivente.
Questo modo di operare continua per tutta la nostra esistenza sino al momento del termine.

Non a caso i pensieri si evolvono con l'evolversi degli input provenienti dall'esterno e gli stessi bambini passano da pensieri e riflessioni primitive per arrivare a riflessioni piu' complesse.

Mi pare ovvio, quindi, che i pensieri e riflessioni sono SOLO ed UNICAMENTE il frutto di situazioni ed impulsi provenienti dal di fuori del nostro corpo. In altre parole, qualsiasi cosa che noi adesso pensiamo, qualsiasi cosa che noi facciamo, qualsiasi cosa che diciamo, non PROVIENE dal nulla e nemmeno da NOI (inteso come essere consenziente), ma esclusivamente da un insieme (enorme) di impulsi esterni che vanno dalle temperature, ai colori, alle pressioni sino ad arrivare a cose piu' complesse, quali esperienze passate, interagire con persone ecc... ecc...

Comunque sia OGNI NOSTRA AZIONE mai è da considerarsi NOSTRA ma esclusivamente un risultato dovuto a come la combinazione neurale del nostro cervello interagisce con gli impulsi esterni. (rispettando la regola nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, anche i pensieri non si CREANO dal nulla, ma sono la trasformazione di combinazioni molecolari dovute a come il nostro corpo interagisce col mondo esterno)

DETTO QUESTO, mi chiedevo se siamo consapevoli che non siamo assolutamente VITA CONSENZIENTE (come noi ci definiamo) ma soltanto un modo di esprimersi della natura, o meglio, degli input esterni (che potrebbero essere anche enormemente differenti da come noi li percepiamo).

In pratica non viviamo ma siamo solo una combinazione di altre forme di vita (cellule).
In definitiva, dobbiamo accettare il fatto che non siamo vivi, ma siamo solo la manifestazione di quello che ci circonda ed interagisce con il nostro corpo... NOI (come anima) non esistiamo ed il nostro pensiero non è nostro... ma il calcolo di tantissime variabili che ci investono in ogni momento. L'anomalia sta nel fatto che il cervello possa intravedere questa anomalia e quindi si rifiuta di credere che non esiste.

 
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Post N° 15

Post n°15 pubblicato il 07 Luglio 2008 da bluemax1971

una parte di ogni donna e di ogni uomo oppone resistenza al sapere che in tutte le relazioni cosidette amorose o sentimentali, la Morte deve avere la sua parte.

Fingiamo, ci sforziamo ci disperiamo di poter amare senza che muoiano le nostre illusioni sull'amore, fingiamo di poter andare avanti senza che muoiano le nostre aspettative superficiali, fingiamo di poter fare progressi, e che le nostre ebbrezze e i nostri impeti preferiti non moriranno mai. Ma in amore tutto, proprio tutto viene accantonato.

L'io non lo vuole ma così deve essere, è la natura a volerlo, sono quelle regole non scritte, biologiche a volerlo.

Cosa muore? Muore l'illusione, muore l'attrazione, muoiono le aspettative la bramosia di avere l'altro, la sua anima, il desiderio di prendere il bello, tutto questo muore...


muore per rinascere altrove, come del resto ogni cosa in natura che muore, lascia il posto ad altro sicuramente diverso.

La morte di un sentimento, di una persona, di un animale, di una pianta, generalmente genera tristezza che vive nel ricordo, voglia di rivivere certi momenti, certe situazioni, certe palpitazioni ma fa parte della morte stessa. Sarebbe opportuno invece gioire per quel nuovo che stà sicurametne arrivando, probabilmente diverso, sicuramente nuovo e non vivere la morte come la fine, ma come l'inizio.

La morte è cio' che genera la vita, anche nei sentimenti. Non ci sarebbe evoluzione del nostro IO senza la morte interiore, solo che la cosa mi lascia sempre un po' perplesso nel pensare cio' che sarebbe stato se la morte di un qualcosa non fosse arrivata. Sopratutto quando la morte colpisce un sentimento mai nato, mai completamente maturato, quando colpisce un qualcosa di nuovo ma che non ha compiuto il suo ciclo naturale, sia esso sentimento o vita.

E quando arriva è irreparabile, non si puo' ingannarla, non si puo' tornare indietro, non lascia alternative, non lascia se ne ma... lascia solo spazio al nuovo...

ma come dicevo, questa cosa mi ha sempre lasciato molto perplesso...  anche se... senza la morte qualcosa di nuovo non nascerebbe mai...

 
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Post N° 14

Post n°14 pubblicato il 27 Giugno 2008 da bluemax1971

L'uomo dell'epoca postmoderna ha ormai evidentemente rinunciato ad un appagante viaggio nell'interiorità. E' un narciso che vorrebbe alimentarsi a spese degli altri, considerati mezzi e specchi di rimando.

La cultura di riferimento presentata dai media e ricercata dalla gento ormai imbonita è un miscuglio di tecnologie, scientismi e pseudoscienze; irrazionalità, immagini kitsch, pubblicità, sport da bar di periferia.

Fragili e bisognosi di sostegno; adoni palestrati, bamboccioni, insicuri ed immaturi; liberal femministi; sensibili e accoglienti ma solo di superficie e marginali. Le icone predilette dell'immaginario femminile sono sempre gli eroi avventurosi: gladiatori, cowboys, rambi, capitani, samurai, eroi mitologici impersonati da attori di successo. Per istinto ancestrale l'uomo prediletto è quello che ama il rischio: cacciatore, guerriero, esploratore, macho intrigante nelle varie varianti, o ruvidi con imprevisti sprazzi d'umanità. Imposti da cinema giornali e tivù. Uomini coraggiosi emozionanti e non di grande spessore psicologico: i "complessi" sono da sempre "out", casomai attraggono i "complicati".

Quelle che si accontentano possono popolare le loro fantasie con eroi minori da piccolo schermo: commissari siciliani, dottori burberi, "famosi" dell'isola, scrittorucoli astuti e sopravvalutati.
Tali "avventurosi" non hanno riscontro nel quotidiano; sostitutivi potrebbero essere certi maschi sfuggenti ed egoisti, ben concreti e forieri non di eroiche evasioni dalla routine, ma di venture anche molto pericolose. I misogini, gli asociali, i devianti, se disponibili a farsi redimere, sono sempre "classici" ambiti..

In definitiva l'uomo del 3° millennio è confuso, frammentato, smarrito, contradditorio, narciso che così nasconde una gigantesca insicurezza. Inautentico perchè spesso legato a false coscienze di derivazione religiosa o politica.

E il suo Alterego? Lo delineo come un uomo (con il termine uomo voglio indicare il genere umano, maschile e femminile) equilibrato che affronta ogni situazione da assertivo e cautamente dubbioso, intuitivo e affidabile nelle relazioni, che fa coincidere essere e apparire, e quando giudica opportuno usa un "sembrare" quale ironia spiazzante. Considera l'intelligenza non un dono avuto e concluso, ma sempre in via di costruzione.

C'è un'icona corrispettiva? A me piacque sempre la figura di Ulisse, oggi rivalutato, ma più da occhi maschili. Ricordo un saggio di Citati che ne individuò la “greca” e superiore mente colorata, molteplice e flessibile. Che riesce a collegare tra loro le cose in legami difficili da sciogliere; è in accordo con il suo destino; sa fronteggiare gli eventi con un'astuzia che è equilibrio tra forze contrarie. E' un viandante perchè non ha mappe preconfezionate,ma si pone contro la sorte con i mezzi che ha in quel momento.
Infine torna a Itaca dopo aver raggiunto virtù, sapienza e amore. Ha lasciato Circe che rappresentò per lui la magia dell'amore; Calipso che lo condusse alla perdizione; Nausicaa che per contrasto gli fece conoscere grazia e malizia femminile. Torna a casa dove l'aspetta il placido affetto di Penelope. Non sappiamo se riprenderà ancora qualche viaggio.

Se oggi Odisseo si rinnovasse ancora a parer mio sarebbe chi intraprende un viaggio all'interno di se stesso, attraverso il confronto con l'altro. In una realtà quotidiana che ci mostra ogni diversità, non servono più i viaggi fisici per apprendere , o per vedere con occhi opachi incapaci di penetrare la superficie dell' l'immagine. Né gli occorrono fughe nell'ultraterreno che lo soccorrano. La sfida è saper condividere con gli altri le proprie conoscenze.

Forse oddi Odisseo proporrebbe...

Ero un navigante della Gran Rete Virtuale
e veleggiavo ormai verso il paese mio natale
dopo aver cercato virtute e amore.
Una sera affaticato e stanco di viaggiare
da incauto mi tolsi i tappi di cera
finora mai levati per non ricadere irretito
in un ingannevole canto di perdizione.
Stavo all'erta, attento a qualche insidia di sirena
esperta in seduzione.

Ormeggiai nella darsena d'un 'isola lontana,
strana e sconosciuta.
Era popolata da gente viva ma che già morta sembrava,
come intorpidita in letargìa emotiva.
Spirava la tramontana ed udivo solo il tuo
flebile canto di sognatrice illanguidita e in viso smorta.
M'invitava ad una passione da bi-sogno: sogno doppio e condiviso.
Il disamore incombe e in abulia fatale giace chi vi soccombe.
Non dà mai pace e rallenta il tempo che pur fugace passa
e delle nostre ore migliori fa man bassa...

 
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Post N° 13

Post n°13 pubblicato il 20 Giugno 2008 da bluemax1971

Ho cercato nei quattro angoli del mondo e non ho trovato risposta all’antica domanda: da dove ha origine tutto il male, il male di sempre?

Dove è nascosto il male del Qui e dell’Altrove, del Passato e del Presente, la causa di tutte le ineguaglianze e delle grandi ingiustizie sulla Terra?

E' stato solo allora, che cercando dentro il mio cuore, l' ho visto, quel coagulo di fredda e segreta ostilità, il male era Lui, il MASCHIO era il male in quanto essere.

Appassionato da questa rivelazione, ho deciso che bisognava ricacciare il MASCHIO all'interno della Terra.

Ho cercato perciò uno strumento adeguato, poiché è necessaria un’arma potentissima, dotata di un potere straordinario, emanatrice di terrore, un pugnale invincibile dalla potenza annichilatrice, l'arma finale.

Affondo allora le mani nel cuore di questa Civiltà e la trovo, il parto osceno dell'Occidente, scandalo di Natura e vergogna per la Madre Terra: LO STUPRO.

Così, l'ho presentato agli uomini, ed essi, annichiliti, "Non io! Non io!" giurano, e l' ho mostrato alle donne inorridite "Giammai! Giammai!", e gridano vendetta.

In questo modo li ho catturati tutti, mi sono impadronito delle loro anime usando questo scandalo e ne ho fatto il mio pugnale che nascosto nella dorata guaina dell'amore per la giustizia e sotto la Ragione dell'uguaglianza, è invisibile.

Arma Finale, così la battezzo...

Facilmente ho imparato a maneggiarlo, poiché subito ho usato quella vergogna dell'umano, quell'infamia del mondo come fodero chiamandolo "Cultura dello stupro", e come tale l' ho denunciato, per poterlo impiegare contro tutti i MASCHI del mondo.

Mi scaglio contro quel genere maledetto per ricacciarlo nel buio delle profondondità dal quale proviene, così, disonoro ogni loro fatica, schernisco le loro sofferenze, irrido le loro paure, svillaneggio i loro gesti, ridicolizzo i loro valori, spregio il loro amore e calunnio le loro creazioni perchè tutti frutti della medesima Cultura dello STUPRO.

Mai però dire 'uomini italiani', sarebbe riduttivo, è necessario poterli colpire tutti, dannandoli tutti insieme, senza colpire nessuno in particolare, e siccome ho reso la mia arma invisibile, secondo gli Antichi Insegnamenti, sono invincibile.

Ho Bollato infine come "maschilisti" una piccola parte di loro per maledirne l'intero genere maschile, salvando la mia innocenza.

Ho Raccontato dunque la Storia del genere umano come storia delle loro malefatte, del loro odio, della loro invidia, ben attenta ad assegnarne la causa alla 'peste maschilista'.

E chi avrebbe potuto opporsi alla mia lotta se già non trovavo che alleati?
Dov'erano infatti i miei avversari? Chi mai osò proclamarsi mio nemico?
Con la colpa ed il disonore, la vergogna e la paura, secondo gli Antichi Insegnamenti, ho combattuto la mia battaglia.
Tutto ciò che non mi appartiene, tutto ciò che non mi serve, sempre lo proclamo maschilista e "frutto della Cultura della stupro".

Così, non solo ho definito spregevole tutto ciò che è maschile, ma ho anche denominato come "maschile" tutto ciò che mi appare spregevole, ho associato dunque al loro corpo, e a quella parte del loro corpo in particolare, ogni cosa ignobile ed abietta del mondo, tutto il negativo l'ho chiamato fallace o fallibile, fallocratico o fallocentrico, paternale o patriarcale, machista o maschilista, cazzata o coglionata.

Naturalmente ed inevitabilmente, il bene lo devo assegnare a cio' che non è contaminato dal gene del male.

E non mi fermo dunque, e perché Dovrei ? Io sono il Bene, non lotto forse contro quella Cultura dello stupro da tutti aborrito?
Sotto l'ombrello della guerra al maschilismo, svelo quindi le infamie maschili in ogni angolo della terra, in ogni pagina della storia, in ogni piega delle arti e delle scienze, nella trama di ogni relazione, al di là di ogni 'nobile gesto'.

Qualche infame finge di sentirsi offeso con lo scopo di accusarmi, ma tutti gli altri sanno che non sono contro di loro, "non c'e' nessuna ragione per offendersi", così rispondo, e sempre aggiungendo:
"Certo, ci sono maschi che si offendono veramente perchè non capiscono l'ironia, e questo accade perché sono portatrici di quella cultura, perciò è naturale che si offendano, ed è anzi un bene, è necessario che si sentano feriti, perchè solo così possono migliorare.
Vedete bene che, offendendosi, tradiscono l'appartenenza a quella vergognosa cultura".

In questo modo ho insegnato ad essi la vergogna di sentirsi offesi e mi sono liberata anche delle ultime resistenze.
Nessuno osa dichiararsi ferito dai miei oltraggi: chi si potrebbe offendere?
Chi puo' osare confessare la sua appartenenza al novero degli stupratori?

E' stato così, che li ho annientati.


firmato una donna moderna...

 
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Post N° 12

Post n°12 pubblicato il 17 Giugno 2008 da bluemax1971

Una sensazione bellissima vedere dalla finestra dell'ufficio dei bambini di sotto a giocare a nascondino... mi hanno riportarto alla mente quando mia figlia mi dice che non vede l'ora di essere grande nonostante sempre la mia solita risposta... "non sai a me invece come piacerebbe tornare bambino" mio Dio come è stato possibile ridursi a tal modo ?
Come, l'uomo che era cosi' grande durante le ere classiche greche e latine, l'uomo che era il centro della cultura, della libertà, del creato, del sentimento è potuto cadere cosi' in basso ?

Era il sentimento che regnava, per amore sono state costruite città fatte guerre, per amicizia sono state fatte grandi opere, per odio inutili guerre, ma era sempre l'uomo che governava. Oggi le città sono costruite per le macchine, per andare a lavoro, per il sistema. Le guerre fatte per il sistema, le stesse opere d'arte, fredde, inutili, squadrate sono l'immagine del sistema.

Un uomo schiavo, umiliato dal pattume tecnologico che lo circonda e lo sovrasta, spazzato via da sistemi tecnologici ed economici che lo travolgono senza pietà grazie a semplici calcoli matematici...

Guardando fuori, quei bambini sereni che giocavano mi sono chiesto... DOVE ABBIAMO SBAGLIATO ? COME E' STATO POSSIBILE CADERE COSI' IN BASSO ? Ed il mio IO dove è andato a finire... sono un meccanismo, una funzione che insieme ad altri meccanismi e funzioni fanno funzionare un sistema che vive di vita propria, che ci tratta come cellule per il suo vivere, che ci USA per vivere e dopo, come il nostro organismo fa per le cellule vecchie, le espelle dal sistema senza alcun grazie e senza alcuna dignità...

Bello che quei bambini giochino... non sanno cosa aspetta loro. Una vita da schiavi in un mondo di schiavi dove nessuno o pochissimi riescono a notare le sbarre della gabbia. Beato chi non le nota, perchè è una brutta sensazione quella di svegliarsi la mattina in una gabbia con tanto pattume tecnlologico che nasconde il nostro IO...

IO... ma chi sono io poi ? Possibile che sia solo un ingranaggio ?

 
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