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Post N° 609


L’APERTURA DEL TERZO OCCHIOIl lama che aveva lo strumento si voltò a guardare gli altri e disse: "Tutto è pronto? Incominciamo subito, il sole è appena tramontato". Mi premette lo strumento contro il centro della fronte e ne fece ruotare l'impugnatura. Per un attimo ebbi la sensazione che mi stesse pungendo con spine. Sembrava che il tempo si fosse fermato.Non sentii alcun dolore particolare mentre lo strumento penetrava nella pelle, ma vi fu una piccola scossa quando toccò la superficie dell'osso. Il lama intensificò la pressione facendo oscillare un poco lo strumento, in modo che i denti penetrassero nell'osso frontale. Il dolore non era affatto lancinante; si trattava semplicemente di un senso di pressione e di una sofferenza sorda. [...] Di colpo si udì un lieve crac e lo strumento penetrò l'osso. All'istante il suo movimento venne fermato dall'attentissimo chirurgo. Egli tenne ben fermo il manico dello strumento mentre il lama Mingyar Dondup gli passava una durissima e pulitissima scheggia di legno, esposta al fuoco e all'azione di certe erbe per renderla resistente come l'acciaio. Questa scheggia venne inserita nella "U" dello strumento e fatta scivolare nel foro praticatomi nel cranio.Con precauzione infinita, l'operatore spinse la scheggia sempre e sempre più avanti. Di colpo, provai una sensazione pungente e solleticante, in apparenza alla radice del naso. La sensazione cessò e io divenni conscio di profumi sottili che non riuscii a riconoscere. Ad un tratto ecco un lampo accecante, e in quell'attimo il lama Mingyar Dondup disse: "Basta!".Per un momento il dolore fu intenso, come una fiamma bianca, lacerante. Diminuì, si spense, e fu sostituito da spirali colorate e da globuli di fumo incandescente. Lo strumento metallico venne rimosso con precauzione. La scheggia di legno rimase; sarebbe rimasta nel mio cranio per due o tre settimane e fino a quando non l’avessero estratta, io dovevo restare in quella piccola stanza quasi immersa nelle tenebre. […] Il lama Mingyar Dondup si voltò verso di me e disse: “Ora sei uno di noi, Lobsang. Per il resto dei tuoi giorni, vedrai gli uomini quali realmente sono e non quali fingono di essere”.Era una strana esperienza vedere quegli uomini avviluppati, apparentemente, da fiamme d’oro. Solo in seguito potei rendermi conto del fatto che le loro aure psichiche – o aloni – erano dorate a causa della pura vita che conducevano, mentre quelle della maggior parte delle atre persone avevano un aspetto assai diverso..T.Lobsang Rampa, Il terzo occhio..