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Post N° 775


NIRVANACon la discesa non di rado comincia ad aprirsi un vuoto dentro di me – una perduta utopia – che non può essere colmato nemmeno dalla consapevolezza del successo. Sulla vetta stessa spesso ho esperito un altro vuoto, un vuoto liberatorio che prendeva tutto il mio essere. Nel mio libro Due e un ottomila ho descritto così questo stato:  «Eravamo seduti sulla vetta, al centro di un infinito spazio vuoto. Giù in fondo le valli erano velate da un vapore lattiginoso. L’orizzonte intorno cresceva come il senso di vuoto dentro di me e i miei respiri profondi si condensavano in immagini spontanee entro una pura sfera di visioni. Preso da un’indescrivibile sensazione di serena indifferenza mi risvegliai da quello stato di armonia, da quella specie di nirvana». Fui colto dallo stesso stato d’animo nel giardino di sassi di Kyoto, un’opera d’arte giapponese che consta di una superficie grande come un campo da tennis coperta di sabbia a solchi e alcune grosse pietre ed è concepito come luogo di meditazione. Forse sulle alte vette ero troppo esausto per rendermi conto di questa pace interiore, di quest’essere immerso nell’universo..Reinhold Messner, Il limite della vita...