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pioggia


..La pioggia sul parabrezza aveva svegliato Giuseppe Pani a metà di un sogno. Non era un bel sogno e non si sentì abbastanza coraggioso da ricordarlo, non appena alcune gocce cominciarono a ferirgli il volto dal finestrino aperto. Si sentì smarrito sotto quei pini tra la sabbia e i monti di chissà quale spiaggia.Ascoltò il fruscio degli alberi, attese segnali di gabbiani in volo e tutto ciò che si deve ascoltare in casi come questi: il rumore della risacca, le voci dei bagnanti sorpresi dall'acquazzone, le risate di adolescenti tra i cespugli e su tutto il pestare sordo del fuggifuggi a piedi nudi, sulla rena. Madri apprensive chiamavano a gran voce figli troppo temerari, troppo distanti, troppo a lungo in acqua, troppo testardi.Il paradiso dei surfisti che prendevano il vento carico di pioggia nelle lucide e variopinte ali di pipistrello. La coltre sabbiosa si maculava, perdeva il suo candore, la morbidezza si trasformava in crosta lunare, carsica. E il profumo crebbe, a dismisura. L'odore salso e l'aroma dei pini. Ma anche tutti gli odori che porta il vento, li spazzola dappertutto e li butta in mare..marcello foisferro recente...
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