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Giraffe


Mia nonna. She sleep in beauty, she cry like a feathertra le ferraglie corrose e rumoroseterribile come un esercito in marciasi calpestano  rose, avanzi di desiderioe corpi.Bella come non bellauna a sovvertire gli occhi.Tormentose le sue mani stanchefabbricavano bellezza e misterod’un cielo profondo d’anima.Su di lei mi chino bacio la memoria, ricordo la sua tenerezza.Graziosamente, dentro e su di luisi posanomani di sangue e lacrime gioiose.She sleep in beauty, she cry like a feather.B.C.Spesso, la poesia si presenta come un impetuoso torrente che porta il peso della pietà, dell’orrore e del rimpianto. Le poesie che hanno la loro sede nel cuore sono troppo oneste per essere interpretate come un tentativo di giustificazione. Possono essere un mezzo per esorcizzare, ma certamente sono un tributo d’amore. Mia nonna fabbricava per noi giraffe di pezza; erano riempite di tutti gli scarti di taglio che raccoglieva tutto l’anno. A settembre iniziava la lavorazione di almeno dieci giraffe, ognuna con diversi colori e caratteristiche. Erano gli unici regali che faceva per Natale. Lei non era mai stata in Africa e nemmeno volle mai andare in uno zoo per vedere animali esotici fra le gabbie. Lei si innamorò delle giraffe sin da bambina. Più volte l’ho aiutata a riempire le sue giraffe, ma senza successo. Lei era attenta ad ogni minuscola rilevanza del tessuto e la mia imperizia non andava bene. Così osservavo le sue mani e ascoltavo le sue canzoni.Dietro mia insistenza, mi raccontò delle sue giraffe: vedi, mio caro, quando costruisco giraffe, mi immagino di entrare nei pensieri di Dio. Mi sarebbe piaciuto saper costruire un immenso planetario, con tutti i pianeti e le stelle intorno, ma visto l’impossibilità, ho scelto una creatura bella ed elegante, pensando al senso di bellezza e anche umoristico di Dio nel creare una tale diversità e quantità di creature, compreso noi uomini. E la giraffa è l’animale che più è vicino a tuo nonno, col suo bel collo lungo e l’eleganza della figura. Quando lo incontrai per la prima volta, il suo modo di camminare oscillante mi ricordava le giraffe. Così pensai che Dio in ogni uomo ha messo un po’ della sua fantasia nel ritrarre una piccola porzione di tutto ciò che si trova in natura. E’ stato molto democratico nel considerare tutto, come se avesse voluto imporre un marchio di fabbrica celeste, ma anche un cortocircuito mentale per gli orgogliosi. Io ascoltavo e cercavo di fare collegamenti. Ad ogni persona che conoscevo ero in grado di trovare un nesso di somiglianza con la creazione che ci circonda; anche con gli alberi, le piccolissime e grandi creature che animano il mare, i cieli, la terra.  Per mia nonna, Darwin e la sua teoria (ci teneva a sottolineare che si trattava pur sempre di una teoria) era una maniera semplicistica, anche se geniale,  per spiegare un atto troppo complesso per l’intelligenza e la conoscenza umana. Mi disse: se faccio esaminare il mio decotto di erbe ad un chimico, egli mi dirà la composizione chimico-analitica dei suoi componenti ed uno scienziato più sopraffino farà l’analisi di quanti tempo è trascorso affinché dal seme delle erbe si possa arrivare al decotto pronto per essere bevuto.L’incognita era e rimane il tempo; cioè questo sconosciuto. Abbiamo l’intelligenza razionale per dare un nome e una misura al tempo relativo delle cose, ma quello di Dio che crea in un giorno o in mille secoli, ci è totalmente sconosciuto. Così è per il seme: quando è arrivato a noi? Quando i suoi atomi hanno deciso di diventare pianta, animale, roccia, acqua, vento, sole, astri? Quando vado a visitare la sua tomba, porto sempre con me una sua giraffa; la lascio in piedi con il muso rivolto alla piccola croce che sormonta il suo tumulo. Immagino sempre il suo sorriso e il suo distaccato umorismo per le grandi imprese degli uomini. Era ancora in vita quando l’uomo sbarco sulla luna. Mi telefonò subito dopo aver appreso la notizia: hai saputo dello sbarco sulla luna? Sì le risposi. E lei: "sappi che io andrò ancora più lontano…e non mi prenderanno con le loro ferraglie". Forse, qui era il suo subconscio ebraico che parlava. Lo raccontai a mio padre che si lasciò a dire: "speriamo che non sbagli strada, altrimenti ci perdiamo anche noi". Anche piccola H. ha la sua giraffa. Lei ama dire ai suoi visitatori: l’ha fatto la mia antenata bisnonna, mostrando un orgoglio e una fierezza come quando si detiene un capolavoro unico.Piccola H. sa pure che in quel lavoro di mani paziente vi sono pensieri alti; ma, sopra ogni cosa, il senso dell’amore per tutto ciò che anima il nostro esserci nel mondo. Perché si disse, guardando la creazione: è tutto molto buono.Blue.chips     Quanto al giocattolo che compriamo per la felicità (o infelicità) dei nostri amati pargoletti potrebbe essere utile conoscere come si fabbricano.La ricerca è stata organizzata da 25 organizzazioni di consumatori riunite nella Icrt (International consumer research & testing) e svolta intervistando in otto mesi centinaia di operaie di sei fabbriche concessionarie. Risultato: "In nessuna delle aziende analizzate i salari permettono di vivere decentemente tutto l'anno; le protezioni contro il calore, il rumore, le sostanze tossiche e gli incidenti sono sistematicamente trascurate; nessuna delle marche esaminate può quindi vantarsi di garantire condizioni di lavoro soddisfacenti nelle fabbriche che producono per essa".  Qui di seguito un breve elenco delle multinazionali del giocattolo, cominciando dalla meno peggio: 1) Lego, Danimarca, numero quattro mondiale del giocattolo. Solo il 10 per cento dei suoi prodotti sono fatti in Cina. Tra le aziende esaminate è l'unica che concede un congedo di maternità. Inoltre garantisce un giorno e mezzo di riposo settimanale e la libertà di dare le dimissioni senza pagare penali. In periodi di alta produzione le ore straordinarie raggiungono le 55 al mese. Trasparenza: sembra fare sforzi per rispettare le regole e accetta che la verifica del suo codice di condotta sia fatta da fonti indipendenti. 2) Mattel, California, numero uno mondiale. Prodotto principale: bambola Barbie. 120mila persone lavorano per lei in Cina. Propone i contratti di lavoro più stabili del settore, uno-due anni, contro i tre mesi medi dei concorrenti. Il giorno di riposo settimanale è rispettato. Le operaie che si dimettono perdono 20 giorni di salario. Orari: 10-12 ore in alta stagione, con straordinari che arrivano a 112 ore al mese. Accetta una verifica indipendente del codice di condotta, ma ordina alle operaie di rispondere con prudenza alle inchieste esterne.  3) Bandai, Giappone, numero tre mondiale. Prodotti principali: Tamagochi e Power Rangers. A pari merito con Mattel. Metà della produzione è in Cina (45mila persone). In alta stagione il giorno di riposo da settimanale diventa mensile e gli straordinari arrivano a 123 ore al mese. Il salario si paga con un mese di ritardo. Trasparenza: le operaie non conoscono il codice di condotta, l'azienda detta le risposte da dare ai controllori esterni. 4) Mga Entertainment, California. Prodotto principale: bambola Bratz. Tutte le Bratz sono fatte in Cina. Il giorno di riposo settimanale è rispettato. I contratti sono corti e gli orari demenziali: in alta stagione le giornate sono di 10-13 ore, più 149 ore straordinarie mensili obbligatorie. È la meno trasparente delle sei aziende: non ha un codice di condotta. È così che la Banda Bassotti di Burbank, California, si aggiudica la maglia nera mondiale nello sfruttamento del lavoro femminile cinese. 5) Hasbro, Stati Uniti, numero due mondiale. Prodotto: Action Man. Il dipendente che si dimette perde l'ultimo mese di stipendio e la cauzione che ha dovuto depositare all'assunzione (5 euro, al cambio); 157 ore di straordinari mensili in alta stagione. L'azienda detta ai dipendenti le risposte da dare ai controllori indipendenti. 6) Disney, Stati Uniti, California. Prodotto: personaggi in pelouches. Durata del contratto: un anno. Chi si dimette perde un mese di stipendio. In alta stagione il giorno di riposo settimanale non è rispettato e gli straordinari arrivano al record di 214 ore mensili. In caso di controlli indipendenti l'azienda detta le risposte ai dipendenti e ha due bollettini-paga, uno per la fabbrica, uno per i controlli. Il Guangdong, dove si trovano le sei fabbriche esaminate, è la provincia industriale intorno a Shenzhen. Oltre ai giocattoli si producono qui due terzi delle scarpe e la metà dei telefonini, degli orologi e delle macchine fotografiche del mondo. Da giugno a ottobre in quattromila fabbriche si producono tre quarti dei giocattoli di tutto l'anno. Stipendio, al cambio ufficiale: 70-150 euro al mese.