Anna FRANK, dal suo “Diario”«Con nostro grande dolore e con grande indignazione abbiamo appreso che l’atteggiamento di molta gente di fronte a noialtri ebrei è molto cambiato. Abbiamo udito che l’antisemitismo è penetrato in ambienti dove prima non ci si pensava nemmeno. La causa di questo antisemitismo è comprensibile, talvolta è perfino umana, ma non è giusta. È triste, è molto triste che per l'ennesima volta si confermi il vecchio principio: “Se un cristiano compie una cattiva azione la responsabilità è soltanto sua; se un ebreo compie una cattiva azione, la colpa ricade su tutti gli ebrei”»
Oggi 27 gennaio 2008 giornata nazionale della memoriaLa scritta in alto è un termine ebraico che tradotto vuol dire Shoah ovvero distruzione e sterminio, l'umiliazione che un popolo ha subito per un decennio, e che purtroppo subisce ancora, per la follia di un solo uomo .
Chi era quest'uomo? Un umile imbianchino che, salito al potere, ha perpetrato quelli che sono stati definiti i peggiori orrori e crimini nei confronti dell'umanità anzi di una umanità quella del popolo prediletto di Dio: gli ebrei.Un uomo capace di muovere e condizionare la mente di molti altri, compresi molti italiani, nella follia collettiva della supremazia, del potere, dell'affermazione della razza pura, quella ariana. Non mi va di citarne il nome perchè preferisco dimenticarlo, ha già avuto troppa notorietà per i miei gusti.Ho cominciato citando un estratto del libro/diario di una bambina Annelies Marie Frank, nota al mondo come Anna Frank, che, a soli 13 anni, ha dovuto rinunciare alla vita per nascondersi, perchè era ebrea quasi fosse una vergogna, nel tentativo di salvarsi dalla barbarie di un solo uomo, un tentativo purtroppo spezzato il 4 agosto del 1944 quando, tradita da chi, come lei stessa dice, aveva ormai cambiato attegiamente nei confronti degli ebrei, venne deportata nel lager o campo di concentramento di Bergen Belsen, per morirvi nel marzo del 1945.Oggi in italia sui quotidiani e nei telegiornali si sprecheranno fiumi di parole perchè la gente ricordi. Perdonatemi se uso il termine si sprecheranno ma solo perchè in Italia, purtroppo, le cose importanti, di cui val la pena discuterne e parlarne, durano un giorno, gli si dedicano manifestazioni in piazza, trasmissioni giornalistiche. film, ma poi il giorno dopo l'attenzione viene inevitabilemte catalizzata da altro, magari da una partita di pallone.Invece, visto che l'intolleranza, l'antisemitismo, la violenza, l'odio ed il razzismo sono molto radicati nella cultura occidentale, un solo giorno non può e non deve bastare a rammentarci quanto possiamo diventari animali privi di ragione e sentimento.
Nedo FIANO, deportato e sopravvissuto ad Auschwitz con il numero A5405«Immagina che cosa vuol dire vivere in un campo dove si bruciavano 10 mila persone al giorno, col fetore di carne umana che ti perseguita giorno e notte. Immagina i prigionieri di Auschwitz, di Treblinka, di Mauthausen, uomini e donne che hanno assistito impotenti alla morte dei loro genitori, delle loro mogli, dei loro figli, dei loro parenti. Mi dirai: ma come si esce da quell’inferno? In quali condizioni? Semplice. Un uomo che è stato nel Lager non esce più dal campo. Un uomo è sempre là».Primo LEVI, da “I sommersi e i salvati”, da “Se questo è un uomo” e da “La tregua”«Il sistema concentrazionario aveva lo scopo primario di spezzare la capacità di resistenza degli avversari. Su questo punto le SS avevano le idee chiare, e sotto questo aspetto è da interpretare tutto il sinistro rituale, diverso da Lager a Lager, ma unico nella sostanza, che accompagnava l'ingresso; i calci e i pugni subito, spesso sul viso; l'orgia di ordini urlati con collera vera o simulata; la denudazione totale; la rasatura dei capelli; la vestizione con stracci»«Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità. Si comprenderà allora il duplice significato del termine “Campo di annientamento”, e sarà chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo»«Perché il Lager è una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si può sopravvivere, e perciò si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere, è importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l'impalcatura, la forma della civiltà. «Sentivamo che nulla mai più sarebbe potuto avvenire di cosi buono e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell’offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti. Poiché, ed è questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio popolo, nessuno mai ha potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell’offesa, che dilaga come un contagio. È stolto pensare che la giustizia umana la estingua. Essa è una inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l’anima dei sommersi, li spegne e li rende abietti; risale come infamia sugli oppressori, si perpetua come odio nei superstiti, e pullula in mille modi, contro la stessa volontà di tutti, come sete di vendetta, come cedimento morale, come negazione, come stanchezza, come rinuncia»Queste immagini e queste testimonianze le ho raccolte da internet, e al solo guardarle e leggerle sono rabbrividita, ma vi assicuro che ce ne sono molte altre ancora più crude.Perchè il genocidio non è stato solo il tentativo di sterminare un popolo ma di ucciderne la dignità, di spogliarlo di tutto anche dell'anima, di renderlo non schiavo ma inesistente.Gli ebrei, ma non solo loro, gli omosessuali, gli zingari, le persone disabili, gli storpi non erano difatto considerati più esseri umani, ma numeri, oggetti senza valore, cose delle quali si può fare a meno.Io, figlia del mio tempo, penso sempre che simili orrori non mi capiteranno mai, che non li ho provocati io, che io non sarei mai capace di fare del male al mio prossimo, che devo alzare il dito ed accusare chi ha permesso che ciò accadesse, che mi devo indignare e bla bla bla...In realtà, il mio anzi il nostro mondo, l'occidente, non è ancora pronto a confrontarsi con questa catastrofe, preferisce guardare avanti, dimenticare, ormai il genocidio appartiene al passato.Invece in questo tempo simili orrori accadono ancora, la follia è come un nemico alle porte pronta ad esplodere.E non si manifesta soltanto nelle grandi tragedie umanitarie a cui un popolo così evoluto non riesce a porre rimedio, Il Darfur, La fame nel mondo, La striscia di Gaza, Le prigioni lager in Cina e Turchia, Il Vietnam, La Camboglia, Il Ruandha, La base vergogna di Guantanamo, Le morti bianche per condizioni di lavoro al limite dello schiavismo mal protette e mal pagate, sfruttando la disperazione di altri esseri umani e mi scuso con ciò che nn ho citato.Il seme della follia vive in noi, se solo si pensa che siamo in grado di rendere quasi simile ad un reality la morte violenta di bambini, dove si fa a gara per comprare un biglietto in prima fila alle udienze in tribunale, dove ubriachi e tossici tolgono la vita ad altre persone e poi diventano quasi delle star, dove è facile invocare ed ottenere la momentanea infermità mentale per crimini come lo stupro, la pedofilia, la violenza domestica e gli omicidi.Dove una semplice partita di pallone può diventare un giorno di ordinaria follia.
Oggi in Italia noi cerchiamo di non dimenticare, ed è giusto ma non deve essere solo oggi.Già perchè c'è chi giura che l'olocausto è stata solo un'operazione pubblicitaria per proteggere gli ebrei e permettere loro di poter avere un posto nel mondo.Non permettiamo a simili personaggi di prevaricare come avvenne nel 1933, in nessun campo e per nessun motivo, non permettiamo che simili idee vengano diffuse e che fomentino ancora di più l'odio e la separazione.Vi lascio i link di alcuni siti che meglio di me ci aiutano a capire cosa fu e cosa potrebbe essere ancora l'olocausto
http://www.italya.net/shoa/shoa.htmhttp://www.lager.it/introduzione.htmlCe ne sono molti altri questi sono solo quelli che hanno colpito di più la mia attenzione, anzi vi invito a segnalarmene altri e non solo a me.Certo sembra strano vedere simili immagini in un blog come il mio, ma se in Tv noto con dispiacere che il popolo degli studenti universitari, i cosiddetti colti italiani, alla parola Shoah fanno scena muta oppure le attribuiscono i significati più assurdi, credo che nel rispetto e nella tolleranza di tutti anche la mia piccola libertà di parola sia non dico giusta ma accettabile, soprattutto perchè cerca di ricordare e fare in modo che anche gli altri ricordino, ma soprattutto imparino quello che per 50 è stato negato e sepolto nelle memorie dei Governi, ma non nella memoria di chi è sopravvissuto.Lascio ancora ad Anna Frank la parola per farvi capire che anche nel dolore e nella disperazione c'è chi non perde mai la fiducia e la fede e non rinuncia mai alla speranza.
Anna FRANK, dal suo “Diario”«Nonostante tutto, continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità».