Alla mia nonnina.Ieri è stato il nono anniversario della morte della mia nonnina. Ed è per questo che son voluta rimanere in silenzio. Cosa potevo scrivere se non grazie. Grazie di aver messo al mondo mio padre. Grazie per averlo reso così dolce e allo stesso tempo così forte. Grazie al tuo spirito combattivo sei riuscita a crescere 3 figli maschi da sola, durante la guerra, quando gli uomini combattevano lontani per anni e te fragile, di nobile discendenza non adatta al lavoro ti sei rimboccata le maniche e hai fatto quello che Sembra ieri. Sembra ieri l'aver assaporato una delle prime vere sofferenze nella vita di una ragazza e cioè la perdita di una persona cara.... Il ricordo è sempre vivo dentro di me e ogni anno che passa si aggiunge un piccolo strato di gratidutine verso quelle origini, verso quelle terre bagnate dal mare e quei colli lavorati dal duro lavoro delle persone e baciati dal sole. Mi sento parte integrante di quelle terre, il mio carattere il mio essere è fonte di quelle origini. Lo sento ogni volta che vengo nelle Marche Nobili. Lo sento ogni volta che respirò quella fresca brezza mista tra mare e terra. Voglio ricordarla così come era con il suo modo dolce e particolare del suo dialetto. E infatti il dialetto Urbinate-Pesarese è dialetto ormai Romagnolo, abbandonato quell'accento delle Marche centrali e di Ascoli che simpaticamente dai Marchigiani stessi vengono chiamate le Marche Sporche.AmarcordChi non conosce questa parola.... e chi non conosce il suo significato? Fellini, Federico Fellini, fra i tanti meriti che hanno segnato il suo passaggio nella storia del cinema italiano, ne ha uno che a mio giudizio li supera tutti. Mi riferisco al fatto di aver dato a uno dei suoi film il titolo "Amarcord". Amarcord è una parola del dialetto romagnolo, che significa semplicemente "mi ricordo". Fellini non è andato ad arrovellarsi per cercare soggetti per i suoi film, salvo qualche eccezione egli ha semplicemente raccontato il suo mondo. Ed il mondo di ognuno è pieno di cose, intendo di momenti, di atmosfere, di personaggi, di incomprensibili intrighi di cui si può essere soltanto spettatori o comparse. O talvolta persino protagonisti. è tutto un raccontare sensazioni e fatti di ordinaria vita paesana vissuti da ordinari personaggi. Gente normalissima, o stranissima, poveri e matti che si muovono in un tessuto umano cui siamo talmente abituati da non farci caso.Noi tutti attendiamo sempre il sensazionale; il normale, il quotidiano ci sfuggono. Non ci rendiamo conto che proprio nel quotidiano c'è la vita di ognuno. E nella vita di ognuno ci sono infinite cose da raccontare. Quelle nostre, personali, di cui sappiamo tutto nei dettagli e quelle altrui, costruite nella nostra mente da voci, immagini, deduzioni. Cose sentite dire, cose intraviste, cose supposte. Amarcord. Invecchiando, questa specie di grosso baule si è andato riempiendo sempre più, e sempre più io sono portato ad aprirlo e a frugarci dentro. Dio! quante cose. C'è una similitudine che mi accade di fare spesso. La polvere. Pensate alla polvere, non quella clamorosa delle ventate estive nelle strade di terra battuta, al passaggio magari di un autocarro, ma quella subdola della case, anche delle più accuratamente pulite. Quella che non si vede se non quando dopo giorni e giorni che non si è passato lo straccio, una lama di sole non la illumina di striscio. E allora ci si sorprende. Non ci siamo accorti come si sia depositata. Come gli strati delle rocce sedimentarie, fatte di pazienti e millenari giacimenti di microscopiche particelle di materia eterogenea. In milioni di anni se ne riempie un mare, si innalza una montagna o se ne distrugge un'altra, per un'ala di vento che eterna vi passa sopra come una carezza. Ecco dove cadiamo in errore, in quel nostro non guardare, non accorgerci dei singoli granelli. Quando ne prendiamo consapevolezza, sono già uno strato o un mucchio. Amarcord trae la sua esistenza da questo polverume della memoria, sedimentato negli anni, sia pur brevi, della nostra vita, ma tuttavia sufficienti a lasciarci il segno di mille e mille passaggi, di mille visi, di mille voci, di mille gesti, di mille profumi, di mille colori, di mille tramonti, di mille sguardi, di mille incontri degli occhi, di mille offese date e ricevute, di mille doni, di mille pianti e di mille risate, di mille strette di mano, di mille carezze, di mille notti insonni, di mille strade percorse, di mille paure, di mille inutili angosce, di mille speranze frustrate, di mille attese perdute. E tutto ancora moltiplicato per mille. Amarcord! E ognuno ha il proprio film da rivedere, da raccontare a se stesso. I ricordi si riordinano, si intricano, si disgiungono e si riordinano in altre sequenze, come fa il montatore dei film alla moviola, che congiungendo spezzoni di pellicola girati in tempi e luoghi diversi, frammenti di dialogo apparentemente sconnessi, può, se ci sa fare, costruire non uno, ma due, tre film diversi. Tenetevi sempre caro quel baule. C'è dentro tutta la vita, che si può riassumere in quella sola parola. Incollatecela sopra come un'etichetta: "Amarcord". (Un ringraziamento a F. B per le sue parole meravigliosamente perfette e impossibili da replicare)